Dead By Sunrise - Crawl Back In [Singolo]

Scritto da Evilkittie, il 22 Agosto 2009

Le logiche di mercato senza scrupoli hanno sotterrato da oramai oltre un decennio un termine, diventato poi una dottrina, che è rimasto in auge per una quindicina d’anni, per poi improvvisamente essere risucchiato dalla morte del suo principale prosecutore e discepolo, un certo Kurt Kobain che forse qualcuno ricorda distrattamente per lo sguardo spento, i capelli arruffati, e la voce secondo alcuni, terribilmente fastidiosa, per altri poetica una tacca sopra le rime del Leopardi.
Comunque, per chi ancora non ci fosse arrivato, la parola, ed il nome della dottrina, era GRUNGE.

Oggi, abbiamo finalmente tra le mani un primo assaggio di ciò che sarà l’attesissimo album di debutto dei Dead By Sunrise, Out Of Ashes. Crawl Back In è il titolo di questo assaggio. Ma cosa c’entra il preambolo sul grunge, con ciò che stiamo ascoltando oggi? Ad un primo assaggio, il nulla più totale. Ma andando un po’ in profondità, cogliendo la sfumatura, non fermandosi al primo distratto ascolto in head-bangin’, si può individuare un nesso. Un nesso che, con l’abitudine, diventa un’evidenza.
A cominciare dal ritmo serrato, incalzante e ripetitivo delle percussioni sul pezzo; passando per la voce graffiata, sofferta, strappata di Bennington, giungendo poi al suono delle chitarre: poche elementari note per un riff volutamente semplice quanto volutamente azzeccato. Il senso di rifiuto, di negazione, di rivolta psicologica che il pezzo intero esala da ogni singola battuta. Tutto questo ha un po’ di ciò che fu il grunge. Non troppo, ma abbastanza per individuare l’arteria maestra del progetto ed analizzarne il sangue che vi pulsa dentro, anche se siamo solo alle prime battute di ciò che sarà l’intero album.

Come già accennato, maiuscola è la prestazione del lead-singer: Chester si strappa le vesti di dosso pur di non sembrare il leader dei Linkin Park in questo suo progetto, cercando di apparire e di cantare come qualcun altro, in un contesto completamente diverso. Facendo un paio di paragoni, è come mettere la Madonna (non la Santa donna) della prima ora al posto di Dave Gahan nei Depeche Mode. Madonna è pop quanto lo sono i Depeche Mode, ma nessuno si azzarderebbe mai a dire che sono la stessa cosa. Linkin Park e Dead By Sunrise, sono lontani almeno un paio di galassie, le stesse che separano la signora Ciccone dal terzetto inglese. Eppure Bennington aderisce ed assorbe le vorticose sonorità hard rock del gruppo come la carta Scottex fa con le superfici bagnate. Si impregna di benzina come uno straccio e si lascia ardere fra le fiamme come una bottiglia molotov, e soprattutto, non tentenna un secondo. Mai una nota fuori posto, una convinzione ed una personalità che da un po’ non si vedevano in lui. Originale. Pieno di sé.

E’ come se si palpasse attraverso questo primo singolo, un senso di liberazione per lui: può scrivere ciò che vuole, può cantare come vuole, senza dover lasciare spazio a nessun altro e non dover render conto a nessuno. D’altra parte, il resto dei DBS esegue come un piccolo esercito pur non mancando della stessa grinta e personalità. Ci mancherebbe che non fosse così: ascoltare i consigli, o meglio, eseguire gli ordini, di chi fino ad ora ha guidato furbescamente un gruppo da milioni e milioni di dischi, è un obbligo al quale non ci si può sottrarre se si vuole provare a far dollari.
E tutto questo in Crawl Back In funziona come una macchina da guerra. Un pezzo hard-rock senza troppe perdite di tempo, un Panzer lanciato nella pianura che non ha paura di niente. Il gruppo non perde terreno nemmeno nelle strofe, che potevano anche rischiare di essere il punto debole se vogliamo, a differenza del tema principale, che in un singolo ideato da Mr. Linkin Park non può essere altro che vincente. Ma ciò che è più sconcertante, ed a mio avviso maledettamente positivo, è che non c’è la minima ombra dei Linkin Park stessi, di ciò che suonano e più in generale, di ciò che sono. Nemmeno un alito. Qui sta il miracolo vero e proprio di Bennington: il suo vestire una pelle che all’inizio può sembrare non sua.. E che invece, dopo qualche secondo, ci si rende conto che lo veste perfettamente. E gli piace.
Mi aspettavo qualcosa in meno. E invece mi è giunto, per ora, molto di più.

Voto: 8.5

(aspettando l’album).

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