Marilyn Manson – Antichrist Superstar

Scritto da Giulio Bernardini, il 31 Luglio 2010

Tutto si è detto, si dice, e forse ancora per un po’ si dirà dell’uomo che compare come l’autore di questo disco. Un deviatore di coscienze, un fomentatore di odio e di idee alquanto sinistre, occulte, malsane e follemente… Attraenti?

Per quale ragione al mondo ci si dovrebbe spingere ad ascoltare Marilyn Manson? La curiosità potrebbe essere una di queste. La noia e la piattezza di certa musica, e perché no pure della nostra vita, anche. La tentazione, e soprattutto il modo, di provare ad esaminare questo disco per un neofita sono gli stessi che avrebbe un neo laureato in medicina che affronta la sua prima autopsia della carriera sul cadavere di un essere umano senza vita, senza che nessuno gli dica da dove cominciare. Magari da solo, nell’obitorio, magari in una umida notte di temporali novembrini, in modo tale che il cervello sia liberissimo di fantasticare sui più atroci pensieri. Forse prima proverebbe una strana miscela di disgusto e timore. Poi l'uomo verrebbe sopraffatto proprio dalla curiosità. In futuro magari lì troverà il suo piccolo angolo di perversione per sfuggire alla quotidianeità. Forse è questo l’approccio giusto a questo disco.

Cercando di focalizzare con freddezza e distacco l’attenzione sul personaggio, non si può certo negare che il signor Manson sia uno dei più furbi e scaltri personaggi artistici dei nostri tempi. Per molto tempo (ora ha smesso ndr), non ha fatto altro che servirci su un piatto d’argento tutto il “contrario” di ciò che la società, nel senso più largo del termine, cerca morbosamente di insegnarci, senza entrare necessariamente nell'agognato tema della religione. Di fatto quello della fede Cristiana, e della teatrale violenza qui compiuta su di essa, è per Manson solo un aspetto del tutto secondario. E’ solo la superficie, non l’interno. E’ solo un mezzo, fra gli altri, di arrivare a qualcosa di molto più terreno, e perché no, ampiamente condivisibile. Smontando la maschera e la figura del reverendo più famoso del rock moderno, troviamo in realtà un essere umano che, attraverso la sua opera, lancia un messaggio ben preciso al mondo di oggi: un mondo agli occhi di Manson malato, perverso, sbagliato, al contrario. Il concetto dietro questo disco, che è la summa di tutta la discografia, è esattamente questo. Poi che i mezzi con cui questo concetto viene lasciato filtrare possano essere almeno discutibili, può anche starci ad un primissimo giudizio. Ma sono solo temi secondari, che diventano principali solo per chi si ostina a ragionare nel modo con cui la società che Manson critica ci insegna: per pregiudizio, preconcetto. Se si cade in questo gioco, che lo stesso protagonista ci istiga a prendere in considerazione, tutto ciò che si sarà in grado di capire da questo lavoro e dai suoi altri, è che è l'opera di un pazzo deviato che vuole solo far parlare di se'. C'è sotto qualcosa di più.

Antichrist Superstar è un concept-album, dal carattere vagamente autobiografico. Nei suoi episodi si narrano le vicende di un individuo, del quale non è specificata né l’identità né il sesso ne null’altro, che subisce una devastante metamorfosi interiore e forse anche esteriore, in un contesto di ribellione al sistema mediatico moderno globalizzato. Tutto ciò che si può trarre dalla descrizione materiale del “protagonista”, sono i nomignoli che Manson ha deciso di dargli: The Worm nella prima parte del disco e The Disentegrator nella seconda parte. I due nomi corrispondono a due precise fasi della vita della persona, che passa dallo stato di verme costretto a subire violenze e soprusi dal mondo che lo circonda, anche per via della sua inettitudine, fino al momento in cui potrà scatenare il suo grido di rabbia e libertà contro tutto e tutti sottoforma di Disintegrator, che guarda caso…. E’ una famosa rockstar. Da ciò, deriva il sospetto di un’opera autobiografica.

Le danze sono aperte dall’opener Irresponsible Hate Anthem, che dopo un breve intermezzo sfodera una potenza anarchica dal sapore quasi punk, un muro di disperazione e frustrazione che esplode tutto nelle drammatiche urla senza soluzione di continuità da parte di Manson. La vena industrial si manifesta con molta più significativa incidenza nella successiva The Beautiful People, una delle tracce più conosciute dell’intera opera. Si tratta di una sorta di marcia dal sapore quasi militare, o forse è meglio dire “militante”, in cui i versatili vocalizzi taglienti di Manson vengono accompagnati da un ensemble terrorizzante di suoni accuratamente selezionati: in rilievo gli organetti striduli in sottofondo, pizzicati e il tanto preciso quanto massacrante tiro delle drum machine. E’ questo uno degli episodi più “easy” del disco: sebbene sia infatti all'apparenza uno dei più aggressivi, è forse l’unico in cui si può distinguere con certezza una certa linearità nella forma canzone. La successiva Dried Up, Tied And Dead fa venire a galla il marchio di fabbrica NIN del disco, pescando a piene mani, almeno per quanto riguarda le atmosfere e le sonorità, nel pozzo di sapere musicale di Trent Reznor, il quale non per nulla è produttore di questo disco e degli altri due successivi della cosiddetta “trilogia incendiaria” di Manson. Il motivo centrale è volutamente ridondante, quasi straziante, mentre tutto ciò che circonda il resto del brano è un’ elettronica agonia di synth e beat dai quali non si riesce a trarne una ritmica definita.

La successiva Tourniquet è una sorta di ballata malinconica in registro grunge, dove il giro di basso viene messo in risalto, assieme ad un’altra grande prova di Manson che violenta e distorce senza pause le sue corde vocali, costringendole ad una sorta di stonatura paranoica dalla quale traspare uno strano senso di nausea crescente. Con la successiva Little Horn torna a farsi lunghissima l’ombra di Reznor e della sua sottile forma di perversione, in un altro brano dagli spunti musicalmente industrial, e liricamente cruenti: “The world spreads its legs for another star, world shows its face for another scar. Dead will dance for what is left, the worms will wait with baited breath”.

Il disco procede inarrestabile con una costante dose di disturbata assuefazione con la successiva Cryptorchid, per metà interpretata da Manson nel solito registro a cui ci ha abituati fin qui, per poi cambiare improvvisamente marcia, lasciando spazio ad una sola voce vocoderizzata accompagnata da un organetto di sottofondo. Nella successiva Deformography si torna verso qualcosa di più definito, dove il gruppo ed il suo leader danno il meglio specialmente nelle strofe, in cui il basso elettronico e le onnipresenti drum machine aggiungono il solito tocco di contorno malato al brano. A seguito dell’acida Wormboy, si entra nella parte davvero cruciale del disco, il gran finale che comprende la potentissima Mister Superstar, un’ennesimo poker di provocazione tirato per i capelli da un'altra spianata di violenza sonora, la devastante, sia sul piano emotivo che tecnico, Angel With The Scabbed Wings, la rock’n rolleggiante title track, condita da un muro invalicabile di chitarre digitalizzate, e l’affascinante The Reflecting God, uno dei picchi qualitativi del disco sotto ogni punto di vista. Il lavoro volge al termine senza lasciare spazio a banalità o riempitivi: The Man That You Fear è l'unica ballata del disco, regalandoci sprazzi di un Manson interprete quasi sensuale, immagine che progressivamente si disfa nella straziante chiusura, offrendo comunque un po' di tregua a chi ha tentato strenuamente di ascoltare questo delirio (e leggere questa recensione) tutti d'un fiato.

Provocare, provocare, provocare. Questa è la missione perfettamente riuscita. Ciò che colpisce di più, a parte la brutalità di certi passaggi specialmente per quanto riguarda i testi espliciti, è l'efferatezza con cui le due menti dietro tutto ciò hanno saputo orchestrare il "delitto perfetto", scegliendo in maniera quasi diabolica il giusto mood, contesto e background per confezionare il disco di Marilyn Manson per eccellenza, partendo dalla scelta intrinseca dei suoni, in larghissima parte in digitale, "sporcati" e distorti, e finendo con le turbate liriche decantate dal reverendo. Di fatto conoscere quest'opera non significa solamente averne delineato un concetto di massima, che già può risultare difficile dato che occorre superare la cortina di ferro rappresentata dall'idea anti-Cristiana che sembra qui trapelare. Per coglierne l'essenza, bisogna andare oltre la forma che propone Manson con il suo look e i suoi apparentemente deliranti testi: del resto qui sta il gioco che il reverendo propone alla nostra candida e pulita società. Misurarci con la vera realtà, e i lati più oscuri di essa mostrati in questo lavoro, può essere un'esperienza disturbante ma.. Didattica.

Voto: 9

 

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