Rage Against The Machine - Rage Against the Machine

Scritto da Mattia Schiavone, il 31 Luglio 2010

Nu Metal. Korn, Deftones, Linkin Park, Limp Bizkit e una lunga serie di band che dalla seconda metà degli anni 90 fino al 2005 hanno tirato avanti con la stessa formula. Ma l’origine di tutto ciò risale precisamente al 1992. In un America che ha tradito gli ideali democratici, in cui la concentrazione di potere si è fatta sempre più oligarchica e il malessere colpisce chiunque senza distinzione di classe sociale o di razza, a Los Angeles, patria del rap, i potenti latrati dell’hardcore-punk e la denuncia riscontrabile nei testi rap, si fondono in un unico urlo disperato: ecco i Rage Against The Machine.

I quattro possono già vantare un curriculum di tutto rispetto: Tom Morello, ex chitarrista dei Lock Up, ha una madre attivista nel movimento Parents For Rock And Rap, un padre membro delle delegazione kenyota all’Onu e un prozio, primo Presidente dello Stato africano. Egli stesso si laurea ad Harvard ma rimane folgorato dalla rivoluzione musicale.
Zack De la Rocha, con un padre attivista nell’area di Los Angeles decide di darsi all’hardcore con gli Inside Out. Grazie anche al background culturale del batterista Brad Wilk, i RATM si differenziano immediatamente dalle altre emergenti band dell’epoca: i testi ragionati, maturi e intelligenti volgono ad una violenta denuncia del sistema capitalistico, che ha tradito gli ideali democratici e produce solamente malessere e ingiustizia. E’ un progetto musicale politico, ma non propagandistico. La rabbia e la delusione si manifestano maggiormente nella terra del rap, confutazione vivente del sogno americano e si trasformano in un’espressione musicale violenta e incazzosa che trova nel rap la sua giustificazione di contesto.

De La Rocha vede il sistema come macchina (Rage Against The Machine si traduce in Rabbia Contro La Macchina) , che sfrutta il sangue e il sudore degli oppressi a vantaggio di pochi privilegiati. Egli si definisce comunque un non-comunista e cerca di esprimere un pensiero libero perché nessun sistema politico è riuscito finora a migliorare la condizione dell’uomo. I RATM vogliono quindi riscattare quella parte dell’America che ciclope da fuori, in realtà vista dall’interno è una belva ferita. La formula migliore per esprimere questi sentimenti è il linguaggio diretto e crudo del rap, affiancato ai latrati della chitarra hardcore-punk. I quattro citano tra le loro influenze Clash, Public Enemy, Led Zeppelin e Minor Threat. A differenza di molte band che vedono il Crossover come una sorta di divertimento e svago (Red Hot Chili Peppers, per fare un esempio), i RATM vedono nella musica la via per scuotere il mondo da un torpore dove si trova qualsiasi tipo di ingiustizia. Tutte queste certezze e sentimenti confluiscono nell’omonimo disco d’esordio, eletto dalla critica uno dei migliori album del 1992. Un disco sincero, rabbioso e feroce, di protesta che punta a scontrarsi pesantemente con la realtà e suona come l’urlo inferocito della belva ferita.

Bombtrack, opener track, introduce perfettamente alle tematiche dell’abum. Un giro di basso iniziale lascia spazio a un riff devastante su cui De La Rocha segue le regole del rap. La canzone esplode nel ritornello in cui viene urlato con una potenza martellante “Burn, burn, yes ya gonna burn!” (la copertina dell’album riproduce un bonzo sacrificale in fiamme). Killing In The Name è un susseguirsi di riff ululanti su cui si pongono le urla incazzose di De La Rocha (“Fuck you, I Won’t do what ya tell me!”). La terza traccia, Take The Power Back, esordisce con un robusto giro di basso che sfocia in una serie di riff e assoli a cui si sovrappongo i sussurri del cantante, fino ad arrivare all’ esplosione sonora finale.

Passando per Settle For Nothing, che si sviluppa su pesanti refrain, si arriva a Bullet In The Head. Nella prima parte della traccia il rap fa da padrone e de La Rocha viene accompagnato dal basso a cui si unisce la chitarra nell’esplosione finale. Know your Enemy, che può vantare la presenza del cantante dei Tool M.J. Keenan, è un crescendo di ruggiti che continua nello scontro di Wake Up. Nelle ultime tracce Fistful Of Steel, Township Rebellion e Freedom si possono notare le lotte vocali che vogliono portare alla ribellione e alla rivoluzione (“Fight the war, fuck the norm”). L’ultima traccia termina con urla quasi disumane, penetranti, che scombussolano le viscere dell’ascoltatore, invitandolo alla ribellione (“FREEDOM!”)

Nel libretto dell’album appare in chiari caratteri che non sono stati utilizzati campionamenti, tastiere o sintetizzatori: tutti i suoni convulsi sono ricavati dalla chitarra distorta di Tom Morello.
Il lavoro venne pesantemente criticato da coloro che accusarono il gruppo di ipocrisia, per aver firmato un contratto con la Epic dopo la denuncia contro la “macchina”. I quattro risposero che era necessario un minimo di compromesso per raggiungere più gente possibile.
Al di là di ogni critica di questo tipo, Rage Against The Machine rimane uno dei migliori album del periodo e l’album fondatore di un genere su cui moltissime band vivranno per almeno 15 anni.

Voto: 9

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