Marracash - Fino a qui tutto bene

Scritto da Davide Dama, il 31 Luglio 2010

Corre l'anno 2008 quando il giovane milanese d'adozione Fabio Rizzo, in arte Marracash, riesce nell'impresa non facile di pubblicare un disco rap di alto profilo, underground come non si sentiva da parecchio. Marracash, l'album omonimo, conquista subito l'attenzione mediatica non solo per le ottime basi, frutto della fantasia di Deleterio, ma anche e soprattutto per i testi, per una volta fini, intelligenti, e zeppi di riferimenti crudi e reali a quella realtà di periferia tanto cara a chi la vive da dentro. Due anni dopo, Fabio ci riprova, e la caparezziana verità supposta Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista rivela ancora una volta tutto il suo valore in un album che si fa notare solo per il peggiore artwork della storia della musica.

Il fallimento epico del rapper siciliano parte dal titolo, che tutto sommato farebbe anche ben sperare: Fino a qui tutto bene sa di album impegnato, citazionistico, dato che, come dichiarato dallo stesso artista, vuole essere un concept basato sul leggendario film L'odio, made in Kassovitz. Manco a dirlo, una premessa tanto impegnativa finisce solo per schiacciare il disco sotto il suo stesso peso, vittima di troppa ambizione.

Tutto si apre con uno skit, Due anni prima, che altro non fa che narrare quanto la vita di Fabio sia cambiata grazie al successo del primo disco. Che sia proprio questa la causa di un album tanto antipatico, l'allontanamento da quella realtà di strada che fa rispecchiare i fan in un modello? Fatto sta che la differenza di sound si sente fin da subito, dalla seconda traccia, I ragazzi dello zoo del Berlin, talmente carica di droga, sesso e brutta vita nei locali notturni da riuscire nell'impresa di farsi ascoltare per intero solo a forza. Le cose vanno di male in peggio alla sola lettura del titolo della terza traccia, Rivincita, che vede la collaborazione di, udite udite, Giusy Ferreri. Fosse una barzelletta sarebbe da slogarsi la mascella dalle risate, ma è purtroppo tutto vero: la fantasia di Deleterio è completamente sparita, a favore di beat da discoteca su cui solo a tratti si salva il sempre talentuoso flow di Fabio.
Ancora niente è perduto, le tracce per ora sono solo tre. Ad affossare quasi definitivamente l'album ci pensano però le due canzoni successive, Mixare è bello e *roie, accomunate dal tema delle ragazze immagine tanto abili nel vendersi...allo stesso Marracash. E' a questo punto che l'ascoltatore comincia a farsi un'idea di cosa non va: Fabio sta facendo la fine di tanti altri rapper scoppiati dopo il primo disco, rimanendo vittima del personaggio cucitosi addosso. Le uniche note felici dell'album sono Stupido, che tutto sommato include una buona serie di rime vecchia scuola, e Parole chiave, un pezzo goffamente sperimentale riuscito a metà. Da questo punto in poi il disco perde ogni vaga connotazione di concept e diventa un tronfio tentativo di autocelebrazione: Continuavano a chiamarlo Marracash (il divo), la title track Fino a qui tutto bene, Cani pazzi e La parola che nessuno riesce a dire hanno il solo merito di condurre alla fine un album non solo senza mordente, ma che ha di fatto il grande demerito di tradire le aspettative di chi in Fabio vedeva un buon segno di rinascita dell'underground italiano.

Cosa si salva del lavoro di Marracash, quindi? A dirla tutta ben poco. Il talento per le liriche del giovane siciliano c'è ancora tutto, ma è offuscato da una fitta nube fatta di celebrità, potere, eccessiva autostima. Rivendicando la paternità di una realtà mondana che avrebbe fatto meglio a non appartenergli, Fabio riesce solo a produrre un disco fastidioso, esagerato, una macchietta. Chi in Marracash vedeva il riscatto della strada non può fare altro che abbandonarlo e pensare a musica vera, chi invece si aspettava pezzi da ballare in discoteca sui beat di un Deleterio irriconoscibile fa i salti di gioia. In sostanza, un mucchio di vuoto che la sufficienza non la vede manco dall'osservatorio di Greenwich.

Voto: 4

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...