John Coltrane - A Love Supreme

Scritto da Giorgio Chiara, il 23 Luglio 2010

ImmagineSono molti i musicisti che nella ricerca introspettiva e spirituale cercano di tramutare in musica ciò che provano dentro, di comunicare il proprio stato d’animo. Ma in pochi sono riusciti a raggiungere risultati simili a quelli di John Coltrane, il sassofonista prematuramente scomparso all’età di 40 anni dilaniato da eroina e alcool, considerato dal sottoscritto uno dei più grandi geni della musica non solo jazz, ma della musica senza confini. Nel suo lavoro più famoso, A Love Supreme, la ricerca della purezza di se stesso e della propria musica raggiunge il suo apice; l’esplorazione per trovare “l’amore supremo” all’interno dell’uomo, ovvero Dio.

Tutto l’album è “…un inno verso quella entità primitiva che ha dato il via a tutto e da un senso alla vita terrestre”, come affermò Coltrane stesso poche settimane prima di morire. Questo concept filosofico, sintomo di una buona conoscenza del pensiero di un certo Aristotele, fa quasi a botte con la irrequieta musica proposta; pare il delirio di uno sciamano saggio e pazzo allo stesso tempo, che cerca cose che intuiva quando era ancora sano di mente.

Il sassofono di Coltrane intesse percorsi di terrena follia che trasportano in un viaggio attraverso se stessi, per scoprire il proprio Io allo scopo di raggiungere una perfetta sintesi tra spirito Dionisiaco e Apollineo; mentre i tre fuoriclasse che lo accompagnano sottolineano alla perfezione il percorso calcato dall’elemento solista. Il contrabbasso di Jimmy Garrison ritma con cura e dedizione, il pianista McCoy Tyner sviluppa accordi e dissonanze a regola di bebop salendo e riscendendo dal primo piano quando c’è bisogno mentre la virtuosa batteria di Elvin Jones assale l’ascoltatore con tempi e ritmi pressoché impossibili da seguire. Tutto questo dà vita ad un meraviglioso quadro di musica nella sua essenza più pura e coinvolgente. Una sorta di lunga preghiera dello sciamano John Coltrane che comincia con il lento incedere delle stesse quattro note di contrabbasso a cui si sostituisce il sassofono tenore e, infine, la voce dello stesso compositore per poi fare esplodere il tutto in un connubio ai limiti del rumorismo da big band.

Imponente nella sua complessità: un energico e stupefacente canto dello spirito, un’opera di indubbio fascino capace di farsi ascoltare con piacere anche dopo ripetuti ascolti. Le quattro tracce (Acknowledgement, Resolution, Pursuance e Psalm), che poi è una sola divisa in quattro parti, hanno un tono progressivo e mistico che si distorce, cerca di mostrare a tutti cosa voglia dire essere toccati da “un amore supremo”, fino a quietarsi nel finale raggiungendo apici di incredibile dolcezza. Non stupisce a questo punto che John Coltrane sia stato forse l’unico jazzista, insieme a Miles Davis, ad aver avuto anche un’ampia fetta di pubblico tra i rocker, soprattutto vicini all’ambito del progressive rock.
Grazie alla sua forma concettuale e fantasmagorica, pur nella complessità e nel suono radio unfriendly che caratterizza un sottogenere come il bebop, la sua musica è ascoltata anche al di fuori dagli appassionati del jazz; e questo è uno degli album a cui per primo ci si dovrebbe avvicinare se si vuole scoprire l’affascinante mondo di questo genere nato a New Orleans, per via della vicinanza (non voluta) a generi musicali diversi e più “giovani” e per la facile reperibilità del disco, ristampato in diversi formati molte volte.

A Love Supreme è uno di quegli album che mi precipiterei a salvare da un incendio domestico; il lascito di un grande artista, un album che si deve avere a tutti costi da amanti del jazz o se si è ai primi approcci con questo genere, ma anche consigliatissimo a tutti gli altri.

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