Maximum the Hormone - Buiikikaesu

Scritto da Davide Dama, il 16 Luglio 2010

Ah, il Giappone. Terra di cibi esotici, cultura finissima e culla di molta arte di qualità: un paese quasi perfetto. Chi però ha sempre associato la musica giapponese ad un certo tipo di composizioni strumentali o ambient, in tempi più recenti incarnate dai Mono, si ricreda in fretta, prima di continuare la lettura di quest'articolo: sotto la facciata di eleganza e finezza che contraddistingue la cultura giapponese c'è un background di follia e divertimento puro, meravigliosamente trasposto in musica da una band alternative metal a conduzione familiare: i Maximum the Hormone.

Non è per niente facile rendere a parole l'impatto che la comparsa sulla scena di questo gruppo ha sulla cultura musicale giapponese, mai stata abituata a suoni duri e distorti: i quattro, però, riescono a far digerire un genere tanto estraneo al sol levante con massicce dosi di autoironia, colorate macedonie di stili diversi ed energia a profusione: sarà anche per questo che il sound dei Maximum the Hormone non tarda a spopolare (tra gli addetti ai lavori) anche in Europa, dove il loro album più famoso è di certo Buiikikaesu, anno 2007.

La traccia di apertura di questo lavoro, che altro non è che un insieme delle loro tracce più famose e non pochi inediti, è il miglior biglietto da visita che i quattro possano scegliere: Buiikikaesu!!, title track, non solo parte sospinta dai lenti accordi della chitarra di Ryo per lasciare spazio a violente accelerazioni di basso, come da una band simile ci si può aspettare, ma si prende anche i lussi di inchiodare sul ritmo in più di un punto, avvicinandosi a sonorità parecchio soft, e di far cantare Nao, la batterista vocalist probabilmente più dotata dell'intera scena. Come a dire: buonasera, cominciamo con qualcosa di facile: stop and go, sound nu, scream, rap...sì, rap, perchè, anche se a dirlo sembra una bestemmia, i giapponesi si difendono molto bene in quanto a barre. E tutto in una traccia sola, la prima.
Manco a dirlo, Buiikikaesu!! è solo l'antipasto di quanto di ottimo si sente subito dopo. Zetsubou Billy trotterella per metà della sua durata su un sound alla Bullet for My Valentine, fino a quando, per la gioia dell'ascoltatore medio, dei devastanti accordi di chitarra ricordano ai Maximum the Hormone di non voler imitare nessuno, facendo spazio al marchio di fabbrica dei quattro, fatto di dolci agganci di Nao mescolati ai rap e scream di Ryo e Daisuke. E' con questa traccia, d'altronde, che i ragazzi di Tokyo raggiungono la popolarità mediatica in patria, data l'azzeccatissima scelta dei produttori di usarla come chiusura del famoso anime Death note, che farà da traghetto per la loro musica verso l'Europa.
La parte centrale dell'album altro non fa che continuare ottimamente il sound proposto nelle prime due eccellenti tracce: in sequenza Kuso breakin no breakin Lily, Louisiana Bob, Policeman benz, Black ¥ power G-men spy, Akagi (parte della colonna sonora dell'omonimo anime), Kyoukatsu e Bikini sports ponchin si rivelano essere tracce molto ben studiate e mai banali, proprio perchè il caratteristico e riuscitissimo miscuglio di hip hop, metal, dance, pop e rock continua a rinnovarsi sotto i colpi della creatività di Ryo man mano che i minuti passano.
A dare la sferzata decisiva ad un lavoro già ottimo, però, non tarda ad arrivare What's up people?!, che, una volta tanto, rinnega la classica sonorità dei quattro a favore di una traccia tirata, senza pause, dall'energia pura, sullo stile dei primi System of a Down. A fare da eco non tardano una serie di portentosi live (i Maximum the Hormone sono infatti tra i migliori stage artist in circolazione, vedere per credere) e la richiesta, ancora una volta, dei produttori di Death note di inserirla nella colonna sonora dell'anime, occasione di doppietta che i ragazzi non si fanno sfuggire.
Di musica da ascoltare, però, ce n'è ancora tanta, ed ecco che Buiikikaesu si chiude con tre veri e propri colpi di teatro, come ai giapponesi in genere piace tanto fare. Il primo, intitolato Chu chu lovely muni muni mura mura purin purin boron nurururerorero (avete letto bene), è a primo ascolto la traccia meno hardcore e più divertente dell'album, data sia la vicinanza al japan pop sia il tema trattato, che molti ritengono essere il mondo degli hentai. Una sommaria traduzione dal giapponese rivela però un possibile messaggio nascosto, riferito agli scandali sessuali del governo nipponico, possibilità tutt'altro che remota, dato l'interesse della band nel sociale: Shimi non lascia nemmeno il tempo di riflettere su quanto appena detto e ci ributta nel classico suono hardcore dei Maximum the Hormone amplificato al massimo, con una batteria lenta e battagliera ed un paio di riff di basso che nemmeno Wes. Ad affibbiarle ufficialmente il titolo di inno nazionale dei troll arrivano anche ottime prestazioni alla chitarra ed alla voce, fatte salve le incursioni di Nao, che per l'occasione gioca a fare la geysha su delle brevi melodie tradizionali giapponesi.
Un album del genere non può chiudersi in nessun altro modo se non con Koi no mega lover, che nell'anno di uscita è diventato l'equivalente nipponico di Fuori dal tunnel, un vero tormentone estivo, nonostante scream e power chords non siano usualmente tra le melodie da spiaggia. Se Buiikikaesu!! apriva l'album mostrando un ottimo biglietto da vista, questa lo chiude lasciando in bocca un ottimo riassunto di tutto lo stile dei Maximum the Hormone, alternando melodie sfacciatamente japan pop ad altre tradizionali del loro repertorio anni '90. E come se non bastasse, il video spopola tuttora su Youtube: sono soddisfazioni, sapete.

Quanto più stupisce di questi artisti è la straordinaria capacità di dare ad ogni pezzo una personalità propria, nonostante il miscuglio di cui abbiamo tanto parlato sia grossomodo sempre lo stesso: quanto più importa, però, è che i Maximum the Hormone sono tra i visi puliti del settore, artisti genuini che ancora hanno voglia di giocare e fare musica come quando avevano 15 anni, senza rinnegarsi mai, dote purtroppo rara nel mainstream. Insomma, Buiikikaesu è un album culto se siete affascinati dalla musica alternativa, ma da evitare come la peste se siete puristi, di qualunque genere. La scelta di perdervi la criniera di Ryo rimane comunque vostra.

Voto 9.

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