Tim "Ripper" Owens - Play My Game

Scritto da Thanatos, il 07 Luglio 2010

Diciamocelo subito, Tim "Ripper" Owens suscita subito simpatia. Si, perchè al contrario di altre rockstar perfette e fortunate lui è un po' uno "sfigato", un "eterno secondo".

Nel suo curriculum vanta dischi di ottima fattura registrati con band come Iced Earth, Yngwie Malmsteen e perfino le leggende dell'heavy metal Judas Priest....ma allora quale è il problema?
Tim è purtroppo sempre stato il sostituto di qualcun altro (di Matt Barlow negli Iced Earth e addirittura del sempiterno Rob Halford nei Priest) ed ha sempre avuto questa etichetta di "cantante che sostituisce quello bravo e amato da tutti" e infatti molto spesso i fan non sono stati teneri con lui nonostante le indiscutibili doti di cui dispone (piccolo inciso, vedendo le prestazioni odierne di Halford forse sarebbe stato meglio per i Priest tenersi il ben più giovane e carico Ripper).
Ma questa piccola introduzione serve per condurci al vero oggetto di questa recensione (se così la si vuole chiamare) ovvero il primo album da solista del buon vecchio "Squartatore": PLAY MY GAME.

Concedendosi una piccola "pausa" dalla sua attuale band personale (i Beyond Fear), Ripper ci propone un dischetto di qualità, come raramente se ne vedono di recente.
Se dovessi sintetizzarlo con due parole esse sarebbero: HEAVY METAL. Puro. Diretto. Cantato e suonato da dio visto anche l'impressionante numero di ospiti di lusso (Bob Kulick, Simon Wright, James LoMenzo ecc.ecc.).
La prima traccia è Starting Over, pezzo che ci fa capire immediatamente con chi abbiamo a che fare: impossibile non rimanere affascinati dalla linea vocale delle strofe che esplodono in un ritornello dirompente.
Si prosegue con Believe che alza leggermente il livello di cattiveria negli arrangiamenti e nel ritmo ma senza snaturare la verve melodica ma mai banale del caro buon vecchio Owens.
The Cover Up è una vera bordata di energia e potenza metallica dove l'influenza dei Judas Priest emerge prepotentemente, in certi acuti sembra di sentire il Rob Halford dei tempi migliori
Pick Yourself Up presenta uno splendido lavoro nelle armonizzazioni vocali nel ritornello che sanno impreziosire un pezzo in cui mi sembra di cogliere, fra le righe una frecciatina agli Iced Earth, gruppo che scaricò Ripper senza tanti complimenti per riunirsi allo storico frontman Matt Barlow.
Vera dichiarazione d'identità è la seguente It is Me, pezzo da headbanging selvaggio e con un chorus urlato e rabbioso da capogiro!!!
Altra frecciatina (stavolta parecchio più esplicita) agli Iced Earth arriva nella canzone No Good Goodbyes che decisamente non sfigurerebbe nella discografia dei Priest.
Voci di bambini felici, poi esplosioni, urla, pianti, spari....non poteva che esserci niente di meglio rispetto a questa drammatica testimonianza audio per introdurci The World is Blind a mio avviso la canzone migliore dell'album con un testo che fa riflettere su quanto il mondo sia avviato verso l'autodistruzione.
To Live Again è una power ballad introspettiva e molto personale in cui Tim esorcizza tutti i fantasmi delle passate delusioni personali e professionali ma donandoci al contempo un importante monito..."It's time to live again"
Rispetto alla precedente The Light sembra scolpita nel granito, riff duri come roccia, voci urlate ma manca purtroppo quella melodia vincente che ti si pianta in testa e purtroppo questo pezzo si guadagna il ruolo di filler di turno.
Ed eccoci alla title track, un capolavoro a mio avviso anche se so che a molti potrebbe non piacere. Play my game si sente che è stata scritta probabilmente come sfogo verso il mondo intero: dura, rabbiosa, mai ho udito un ripper così brutale (con tanto di scream iniziale) e subito si parte con un lungo assolo di chitarra. La linea vocale è bassa, roca, puro distillato di odio al 100% e il ritornello, con rallentamenti quasi Sabbathiani viene accompagnato da una voce ancor piu artefatta e "bestiale". Il finale poi è una cacofonia di voci urlanti al limite dell'estremo, vera testimonianza che nel "suo gioco" Owens rimane il migliore, qualsiasi cosa faccia!
Il finale è al fulmicotone con Death Race e The Shadows Are Alive: la prima è una canzone veloce, metal fino al midollo sorretta da un ritornello epocale che ti ritrovi a urlare dopo appena cinque secondi mentre la seconda è la traccia più oscura dell'album, un intro di pioggia e campane con un lugubre arpeggio ci introducono in una storia dalle tinte horror egregiamente narrataci dalla voce di Tim Owens, con la prima parte lenta, claustrofobica, con una chitarra quasi timida nel mostrarsi per poi esplodere nella seconda parte dove il buon Ripper ci regala acuti al limite dell'umano e scream che non sfigurerebbero in un misconosciuto album black metal norvegese di inizio anni '90 dimostrando ancora, come se ce ne fosse ancora bisogno, l'enorme duttilità della sua voce.

Concludo ribadendo che un disco come questo ha bisogno di più ascolti "attenti" per essere apprezzato nella sua totalità ma che poi può dare tante tante soddisfazione vista l'indiscussa classe dei musicisti coinvolti.
Qualcuno lo troverà difficile. sarà per il modo di cantare particolare e molto personale dello "Squartatore Metallico", lento, cadenzato, atto a mettere appieno in mostra le doti vocali del singer in questione.
Consigliato agli amanti dell'heavy metal puro, senza fronzoli, diretto e potente.

Voto: 9/10

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