Slash - Slash

Scritto da Shinobi, il 07 Luglio 2010

Il Tanto atteso disco solista del grande rocker anglo-americano è finalmente uscito.
Slash c'è l’ha fatta, ha surclassato in tutto e per tutto l'ex-compagno Axl Rose e i "suoi" Guns N' Roses, che senza la formazione storica hanno perso tutto il loro appeal, con il loro "Chinese Democracy" che non è all’altezza dei veri Guns. Ma basta parlare, passiamo subito alla recensione.

La opener track è 'Ghost', che si apre con un orecchiabile riff di chitarra da parte del guitar-hero che accompagna nella parte iniziale la voce del primo ospite del disco, Ian Astbury, per poi evolversi in un pezzo rock coi fiocchi. Subito dopo il disco ci regala la prima perla, 'Crucify The Dead', impreziosita dalla voce del grande Ozzy Osbourne che dona un atmosfera cupa alla canzone, e dai solo di Slash.
Leggere il nome del vocalist successivo, per molti fan del capellone, può essere un colpo al cuore. Ma basta un ascolto per capire che la voce di Fergie è perfettamente adatta al rock n’ roll, come ammesso dallo stesso Slash. Dona infatti al pezzo 'Beautiful Dangerous' quella sfacciataggine e quell'irriverenza, che ne fanno un pezzo originalissimo del panorama rock, impreziosito da un ennesimo solo di Slash.
Successivamente 'Back From Cali', uno dei capolavori di questo album, grazie soprattutto alla prestazione canora di Myles Kennedy, preso in prestito da Slash ai suoi Alter Bridge, che lo accompagnerà poi anche nel tour. La voce di Myles si adatta perfettamente al brano, mostrando l'ecletticità di Slash nello scrivere brani. Ma quest’ultimo non si trascura, dando ancora quel suono graffiante alla sua chitarra.
Siamo già alla quinta traccia, quando dopo una breve apertura di chitarra acustica-seguita dalla chitarra elettrica, troviamo la voce graffiante al punto giusto di Chris Cornell ad accompagnare il pezzo 'Promise' che ha uno dei soli più belli dell’album, ovviamente targato Saul Hudson.
Subito dopo un giro di chitarra acustica apre 'By The Sword', cantata da Andrew Stockdale dei Wolfmother, donandogli un atmosfera che possiamo definire "campagnola", subito dopo trasformato in un hard rock puro, addolcito successivamente per dare sfogo al solo di Slash.
Come un fulmine a ciel sereno, dopo la lenta 'Gotten' (con un vocalist non all’altezza, a mio parere, ossia Adam Levine) arriva la prorompente e puramente heavy metal 'Doctor Alibi' cantata da quel Lemmy Kilmister tanto caro ai fan dei Motorhead. Quest’ultimo riesce a donare alla canzone una grande incisività. Se fino ad ora l’album è stato impreziosito da cantanti di prima fascia, come Ozzy e Lemmy, arriva il momento dove Slash, insieme all’ ex-compagno nei GNR Duff McKagan e all’ex-Nirvana Dave Grohl , mostra tutta la sua bravura nel maneggiare la sua Gibson Les Paul, nella strumentale 'Watch This Dave' seguita da 'I Hold On' con un altro ospite discusso, Kid Rock, che trascorre comunque 'dolcemente'.
Slash ripercorre la strada Heavy tracciata con Lemmy, e lo fa insieme a M. Shadows degli Avenged Sevenfold, con 'Nothing To Say', ancora una volta impreziosita sia da Slash, sia da Shadows.
Se 'Back From Cali' è un capolavoro, 'Starlight', 12ª traccia cantata ancora da Myles Kennedy, non è da meno, con una prestazione superlativa alla chitarra del riccioluto Guitar-Hero, che trova il suo apice nell’ assolo.
L’album si avvia alla conclusione con 'Saint Is A Sinner Too', cantata dall’indie rocker Rocco DeLuca, dai toni cupi e malinconici, ma non prima dell’ultima fantastica canzone, 'We’re All Gonna Die', con un ospite quale l’iguana Iggy Pop, una traccia dallo stile puramente rock, degna di chiudere uno splendido album.

In conclusione quest’album mescola certezze come Ozzy Osbourne o Lemmy Kilmister, a delle Scommesse come Fergie, Levine e Kid Rock, ottenendo, quasi sempre, ottimi e soddisfacenti risultati artistici, facendone un album mai noioso e fine a se stesso, ma vario artisticamente, come si aspettava da un grande musicista qual è il riccioluto Saul Hudson.

Voto: 9/10

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...