Far - At night we live

Scritto da Evilkittie, il 28 Giugno 2010

Lo strano, stranissimo caso di questi ultimi due anni, sta nel fenomeno delle "reunion" di gruppi che, verso la fine degli anni novanta, avevano pensato bene di sciogliersi, vuoi perchè non più capaci di stare al passo coi tempi, vuoi perchè di lì a qualche mese, molto, anzi, moltissimo nella musica sarebbe cambiato, con una decisiva svolta che per moltissime realtà, è stata un'autentica tagliola.

Fra questi mondi stravolti e riscritti, uno di quelli che più di ogni altro ha subito un deciso cambio di marcia è quello dell'Emo. Parlare di Emo oggi significa tutta una serie di cose, moltissime delle quali non hanno a che fare con la musica in generale. La stessa musica "taggata" (maledetti neologismi) sotto quest'etichetta, in realtà nulla ha a che fare con ciò che era davvero qualche anno fa EMO. Numerose realtà al tempo conosciutissime (un nome su tutti: Jimmy Eat World) sono finite nel dimenticatoio, schiacciate da ben più moderecce tendenze, che hanno contribuito pure a creare un certo clima di "faziosità" da stadio, e anche questo con la musica c'entra pochissimo.
Qualcosa che invece c'entra e non poco, è l'ultimo disco dei Far, band non proprio fertile di produzione discografica, dato anche il lungo periodo di inattività che li aveva fatti dimenticare a molti, senza contare che altrettanti non ne hanno mai sentito parlare. Anche per questo, "At Night We Live" è il disco del coraggioso rilancio sulla scena, da band pressochè esordiente ai più.

I Far del 2010 non propongono qualcosa di "attinente" a questo periodo del nuovo millennio, anzi: è come se il gruppo fosse rimasto ibernato dal 1998 (anno della loro ultima release) fino ad oggi, trovando quindi quello stesso sound fresco, anti-depressivo, da definirsi quasi "estivo" che tanto era in voga allora e dal quale moltissime band trassero spunto. Si ritrovano sparse nel disco alcune che definirei "citazioni" a quel punk-revival di metà-fine anni novanta, tipico sound di gruppi come The Ataris, Weezer, MxPx e gli stessi Jimmy Eat World. Ed è particolare di come questo sound, da anni oramai scomparso, risulti ancora oggi ad effetto, specie per chi in quegli anni ci è cresciuto, ha vissuto le prime delusioni, i primi amori, e quelle canzoni leggere, che oggi appaiono tanto banali all'occhio critico, al tempo erano l'unica cosa a cui appellarsi per sorridere.

Questi concetti si svilupperanno mano a mano che il disco viene ascoltato ed assimilato: di fatto le premesse non sono esattamente attinenti a quanto detto fin'ora. L'oper Defeaning è infatti un colpo ben assestato di mazza da baseball nei denti che non lascia proprio indifferenti. La traccia è scandita come sotto un teutonico bombardamento dall'invadente giro di basso-batteria, mentre nelle strofe un cantato quasi mansoniano aggiunge tono e tiro per esplodere nel potentissimo chorus.
La successiva If You Cared Enough ha un certo qual refrain di Deftones nelle prime battute, con quell'arpeggio stridente di chitarra che sarà il tema predominante del brano, assieme alla notevole carica emotiva in esso espressa, che si svilupperà man mano nel proseguio del brano. A questo punto, i toni e i contesti cambiano decisamente, mostrando un lato decisamente più indie-rock della produzione: When I Could See è qualcosa che pesca a piene mani ispirate dentro il repertorio di gruppi come Interpol ed Editors, specialmente per il ritmo altalenante e l'atmosfera malinconica e distaccata allo stesso tempo, spazzata via nel ruvidissimo finale.
Punto di forza di questo disco è sicuramente il potere di evocare un vasto range di emozioni: ed infatti, con la successiva Give Me A Reason, si entra proprio in ciò che era accennato in apertura. Un flusso di deja-vu e memorie passate entrano dalla porta principale, mentre il vocalist Jonah Matranga da davvero il meglio di se' in quanto ad emozionalità dietro il microfono, facendo risaltare al massimo una melodia sicuramente azzeccata e volutamente "revival" e nostalgica al punto giusto.
La successiva Dear Enemy è una "fredda" traccia, dalle influenze quasi stoner, che pecca un po' per la struttura iterata e il chorus non proprio ispirato come gli altri fino ad ora incontrati.
Segue a questa un veloce intermezzo punk di circa due minuti, quasi a spezzare in due metà il disco. Fa infatti da introduzione alla perla dell'intera opera, la title track At Nigh We Live: un'atmosfera onirica, sognante ed eterea fa da cornice a questa ballata ad alto tasso emotivo, dove a farla da padrone sono ancora una volta la fusione fra gli arpeggi di chitarra, l'ottima prova del vocalist Matranga e il meticoloso lavoro dietro le percussioni, che scandiscono come una danza quasi romantica il ritmo del pezzo.
La successiva Burns è un brano veloce ed aggressivo dal tipico brano emo-punk, con un cantato ibrido fra l'urlato e il pulito che ricorda a tratti quello dei Thrice. L'impronta punk-rock è testimoniata anche dalla relativamente breve durata dell'episodio, che comunque concentra nei suoi due minuti e mezzo circa un'altra notevole dose di scarica emozionale.
Better Surrender è un altro ottimo pezzo mid-tempo melodico al punto giusto, che mette ancora in risalto sul piano tecnico il freddo ritmato delle drum-machine.
La successiva Are You Sure è forse il brano più radiofonico del lotto, un vero potenziale singolo, fatto che comunque non sminuisce per nulla la traccia, che si avvale anzi dell'ennesima azzeccatissima linea melodica in build-up, esplode nel potentissimo chours centrale, sicuruamente uno dei momenti più belli del disco, nonchè uno dei più nostalgici dal punto di vista musicale per le ragioni già elencate.
L'album si avvia alla chiusura con"The Ghost That Kept On Haunting", un'altra ballata ben riuscita che mostra un lato più originale del gruppo, decisamente versatile e capace di mostrare numerose sfaccettature tutte molto ben curate. Si chiude definitivamente con la cover dei Genuwine, Pony, che è per altro il primo brano che i Far hanno prodotto dal momento della loro reunion.

Giungendo alle conclusioni, At Night We Live è un album davvero accessibile, dedicato a coloro che hanno avuto occasione di apprezzare questo lato della musica degli anni novanta e che oggi rivive, in una veste solo leggermente ritoccata, in questo riuscitissimo lavoro.

Voto: 8

 

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...