Editors – The Back Room

Scritto da Evilkittie, il 13 Marzo 2010

Una piccola rosa nel deserto. Esattamente di questo si tratta: The Back Room è la piccola gemma di rara bellezza che ogni gruppo vorrebbe porre al suo esordio come biglietto da visita.

Si parla dell’album d’esordio degli inglesi Editors, gruppo versatile e creativo che si distacca decisamente dalla scena musicale delle isole Britanniche per volare oltre-oceano, prendendo a piene mani ispirazione dal mondo dell’alternative rock newyorkese: muse ispiratrici del gruppo sono, infatti, i capostipiti del genere, vale a dire Interpol e Strokes, non per nulla entrambe vincenti realtà sviluppatesi nella grande mela.

Il suono pulito e denaturato dei virtuosismi eccessivi di alcuni episodi prodotti dai principali ispiratori, assieme all’immediatezza dei riff e della carismatica voce di Tom Smith, fanno di questo loro lavoro d’esordio il vero masterpiece della band, il loro album di riferimento da cui partire per ogni eventuale ascolto di loro successivi lavori.
Due sono gli elementi chiave che permettono di capire ed apprezzare il disco: la classe ed il carisma del leader Tom Smith e la sofisticatezza delle melodie che, pur richiamando talvolta ad una eccessiva raffinatezza, non mancano mai di immediatezza e colpiscono esattamente dove devono colpire.

Il disco è un’opera “multicolore” dal punto di vista emozionale: garantisce momenti profondi e struggenti alternati alla giusta dose di spensieratezza che permea dalla musica e dalle liriche di stampo tipicamente indie. Lo stesso dicasi per il ritmo del disco: non un disco ritmicamente a sé stante o con pause estemporanee senza soluzione di continuità. Regna infatti un perfetto equilibrio fra gli episodi con maggior tiro del disco, che si concentrano in particolare nella coinvolgente prima parte e le tracce invece più lente che riescono nel compito di smorzare leggermente i toni per non rendere il disco eccessivamente lineare.

Tecnicamente il gruppo eccelle nella sezione ritmica, presentando nelle migliori tracce del disco melodie trascinanti e coinvolgenti, ricche di progressioni e condite dall’apporto canoro del vocalist: il suo timbro vocale, basso e, per così dire, “scuro”, è decisamente originale e potrebbe anche non soddisfare tutti i palati, anche se è innegabile il come le tracce siano cucite proprio attorno alla sua carismatica voce. Ciò si può apprezzare specialmente nei “picchi” qualitativi del disco, vale a dire il combo di apertura Lights-Munich, tracce entrambe caratterizzate da passaggi eclettici e decisamente coinvolgenti, e che corrispondono anche agli episodi più spinti del disco assieme alla splendida Fingers In The Factories, brano di metà album dove a farla da padrone sono i frenetici cambi di tempo assieme ad una valida prova di capacità compositiva.
Altre tracce degne di menzione sono la ballad Bullets, costruita attorno ad un semplice giro di basso e dal chorus particolare e la lenta Fall, dove affiora preponderante la vena malinconica del gruppo, proponendo anche qui in risalto il cupo suono del basso scandito dal freddo ritmo di batteria, quasi a voler imitare una marcia funebre, senza parlare delle scure tonalità vocali anche qui raggiunte dal singer, che perfettamente si sposano qui come altrove nelle atmosfere del disco.
Altra perla degna di nota è Blood, che segue alle due tracce di apertura, imitandone il tiro ma aggiungendo punti alla melodia, rendendo così questa traccia una fra le più gradevoli e la più completa tecnicamente dell’intero lavoro.

Traendo le conclusioni, The Back Room è sicuramente il miglior disco con cui avvicinarsi a questa band, ed in mia opinione, è anche uno dei loro dischi più riusciti dal punto di vista della facilità d’ascolto e dell’immediatezza, senza mai scendere nella banalità.

Voto: 8.5

Munich: http://www.youtube.com/watch?v=5xRVm-JX5Rk
Blood: http://www.youtube.com/watch?v=cmbINADzbpc

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...