30 Seconds To Mars - This Is War

Scritto da Evilkittie, il 22 Dicembre 2009

30 Seconds To Mars - This Is War

Sci-fi. Science… Fiction? La domanda è lecita. Di fronte alla tanta sofisticatezza indiscriminata del mondo musicale iper-tecnologico di oggi, non è forse il caso di chiedersi se le cose buone di una volta, quelle genuine, create dalle mani dell’uomo in quelle notti sudate davanti ad uno spartito, un pianoforte o con le dita incespicate sulle corde di una chitarra, fossero più vere? Fossero… più buone?
Giornate passate a canticchiare melodie seguendo il flusso di coscienza, alla disperata ricerca di un’idea nuova, valida… Ben prima della nascita e della diffusione dei sintetizzatori, si ricercavano - e spesso e volentieri pure si trovavano - dagli strumenti veri e propri, suoni che in natura era difficile, se non impossibile, riuscire a scovare.

L’avvento delle tecnologie più avanzate ha portato ad una progressiva digitalizzazione di questo mondo, che è diventato sempre meno nelle mani dell’ uomo… E sempre più fra quelle dei circuiti integrati. Più precise, sì… Ma anche più fredde. I computer non provano emozioni. E volendo creare qualcosa partendo da un’emozione, il compito è molto arduo se questa emozione dev’essere tradotta in sequenze di 0 e 1…
Col passare degli anni e dei dischi, la componente elettronica nella musica rock è passata dall’essere una chicca, un tratto distintivo ma usato con moderazione all’essere una prerogativa, uno strumento necessario ed utile anche a nascondere alcune, per così dire, lacune compositive. Un riempitivo. Una censura.
In altre parole, abbiamo fra le mani una musica d’oggi, così ricca di effetti speciali che lasciano sbalorditi ma dove la recitazione vera e propria degli attori risulta, il più delle volte, un tantino scadente.
Ed è purtroppo il caso dei 30 Seconds To Mars che, con questo nuovo This Is War, segnano il loro primo vero e fragoroso passo falso della loro carriera. Il senso di vuoto, di empietà, che si avverte districarsi negli organi uditivi fra l’incredibile pila di sequenze di beat, cori, atmosfere da decollo per la quarta dimensione, ha quasi dell’unico nel suo genere.
I 30 Seconds To Mars hanno sempre avuto, sin dal loro album d’esordio, la tendenza a sfogare le proprie fantasie acustiche sfociando spesso nell’esasperazione dell’uso di pad, tastiere, e quant’altro.. Ma tutto ciò, era in perfetta armonia con il tema sognante, dolce, caramellato di ciò che erano le loro splendide ballate sul filo della lacrima, e con le crude ed instabili atmosfere da guerre stellari dei loro brani più aggressivi. Un meccanismo geniale, che non inventava nulla di nuovo ma che nella sua semplicità, estraeva dal vero e proprio nulla un’emozione. Quell’armonia fra tecnologia e sentimento, è proprio ciò che manca in This Is War.

In questo album, tutto ciò che era presente nei dischi precedenti, è stato portato all’esasperazione. Con l’ultimo album si aveva leggermente vacillato ma la godibilità estrema delle melodie e il carisma del gruppo avevano salvato il giudizio neppure in extremis, grazie alla presenza di diversi episodi validi e idee tutto sommato nuove per il gruppo. Ma questa volta, non sarà quel paio di tracce orecchiabili destinate a diventare singoli di grido a far scampare il gruppo dal giudizio pesantemente negativo su questo album, che si apre con la trionfale intro Escape, che lascia preludere all’ascoltatore chissà quali magnificenze, per poi farlo pesantemente ricredere con la seconda traccia, Night Of The Hunter, il primo grande colpo a vuoto del disco. Un terribile disordine, assolutamente fuori luogo gli intermezzi in lingua francese, e una sensazione di “tanto rumore per nulla” che inizia ad insinuarsi nelle prospettive delle tracce che verranno.
Forse le idee alla base, melodicamente parlando, non erano state pensate neppure male. Ma il modo con cui sono state poi concretizzate, lascia molto a desiderare. E questo sarà il leit-motif negativo del disco.
L’album prosegue con l’anticipato singolo Kings And Queens, un brano tutto sommato valido che non regge però il confronto con i passati singoli del gruppo, e la title track This Is War: altra introduzione priva di senso ed ampiamente evitabile che apre alla traccia migliore del disco: finalmente Jahred Leto cerca di metterci un po’ più del suo e fra pause ed accelerazioni vertiginose la macchina sembra volersi riaccendersi di nuovo, funzionando a dovere nel mostrare di essere ancora in grado di realizzare qualcosa di concreto.
Tralasciando però l’incombente presenza di inutili dilungazioni ed aggiunte, come i vari cori o le percussioni fuori tempo. Dopo il trascurabile -e ampiamente evitabile- intermezzo di 100 suns, è il momento del reale punto interrogativo del disco: la collaborazione con Kanye West in Hurricane. Il freddo beat hip-hop incontra, o forse è meglio dire si scontra, con la patina stellare di tutta la prima metà del disco, facendo numerose vittime ed altrettanti feriti. Il risultato è un brano terribilmente monotono, spropositatamente lungo, caratterizzato da una prima metà pure godibile ed una seconda parte dove invece la scontatezza e la banalità prendono purtroppo il sopravvento. L’ennesima estenuante introduzione per un altro brano che ha poco o nulla da raccontare: Closer To The Edge inizia davvero a simpatizzare fin troppo per le sponde emo-pop di questi giorni senza peraltro riuscire ad estrapolare una melodia sufficientemente accattivante, nonostante il tiro del pezzo.
Lo stesso avviene nella seguente Call To Arms, dove le melodie e le soluzioni adottate strizzano l’occhio agli oramai vicini di banco My Chemical Romance dai quali qui il gruppo prende ampiamente spunto: ancora una volta coretti di bambini, pause e ripartenze che purtroppo non riescono a scaldare gli animi come nemmeno la voce di Leto che in ogni modo cerca di farsi più coinvolgente senza mai decollare davvero procedendo allo stesso modo del brano. Una struttura dei brani fino ad ora troppo ed inutilmente complessa, per ciò che hanno da raccontarvi all’interno i 30 Seconds To Mars.
Troppi fronzoli, troppi effetti speciali, appunto. Un fumo negli occhi che però non è sufficientemente efficace nel nascondere la nuda verità sull’essenziale prodotto del gruppo.
La noia inizia a prendere seriamente il sopravvento con la successiva Search And Destroy, che appare un po’ come un riassunto degli elementi negativi fino ad ora proposti nell’album quando improvvisamente una luce illumina il tunnel a giorno: in corrispondenza della decima traccia – che s’intitola Alibi ma oramai poco importa – i 30 Seconds To Mars ritrovano improvvisamente sé stessi, scrollandosi di dosso la patina sonnolenta di effetti elettronici sul piano strumentale, mentre Leto si esprime finalmente con un minimo di spolvero in più (o forse, di orgoglio in più?) in occasione di una lentissima ballata a base di pianoforte e finale al limite del toccante; si avverte l’emozionalità tipica dei primi due lavori, ciò che è mancato per tutto il disco. This Is War si chiude poi con due tracce senza dignità, senza infamia e senza lode, esattamente com’era iniziato.

Una profonda delusione, quindi, che lascia pochissimo spazio ad eventuali note positive che, anche se fossero presenti ed in qualche caso sporadico lo sono, sono assolutamente sovrastate dalle enormi lacune, sotto ogni piano, di questo nuovo album dei 30 Seconds To Mars.

Nè carne, nè pesce. Solo un mucchio di nulla.

Voto: 4/5

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