Calvin Harris - Ready For The Weekend

Scritto da Evilkittie, il 14 Novembre 2009

ImmagineEcco qua un disco che troverete decisamente e sicuramente "contro-corrente".
Ready For The Weekend è il secondo scintillante album di Calvin Harris, follow-up del già fortunato esordio "I Created Disco".

Chi è Calvin Harris? E' un giovanissimo produttore scozzese di musica elettronica, che non ha dovuto impiegare molto tempo per farsi un "nome" all'interno di questo ambiente, girando di locale in locale, promuovendo i suoi demo e con la grande fortuna di essere stato tour-supporter dei Groove Armada, duo capostipite di un genere e famoso in tutto il mondo. Calvin Harris è un artista dalle molteplici sfaccettature, e la sua personalità si rispecchia specularmente sulle sue creazioni musicali: influenze electro-funk anni '80, contaminazioni brit-pop e glam, rari passaggi di indie-rock, a formare una soluzione omogenea straordinariamente adatta alla club-culture odierna e non solo.

Come nel caso del suo esordio, Ready For The Weekend contiene alcuni floorkillers adatti esclusivamente all'ambiente dei locali notturni, vista la marcata componente dance presente in molte delle sue produzioni e grazie all'enorme quantità di remix prodotti per i suoi singoli.
E' esattamente ciò che troverete nei tre "picchi" dell'album, ed il termine -picchi- è inteso come tracce che molto probabilmente, da qui fino al prossimo anno inoltrato, saranno letteralmente consumate dai DJ di tutta Europa.

Le tre tracce in questione sono, in order of appearance, You Used To Hold Me, I'm Not Alone e Flashback.
La prima è una malata infusione di effetti elettronici e drum-machine trascinanti che ricordano un po' le produzioni dei Bloodhound Gang o dei "nostrani" Planet Funk. La seconda è contraddistinta dal profondo (e pergiunta direi immotivato) contrasto fra la dolce e lenta parte iniziale, che viene improvvisamente interrotta dal gelido suono dei pad e dal muro di drum machine che ne seguirà. La terza, è senza mezzi termini una esplosiva traccia electro-house, munita di tutti gli accessori del caso: beat a 128 bpm, la giusta dose di ripetitività-orecchiabilità-ballabilità, e che vede alla voce una collaborazione fra Calvin ed una vocoderizzata e ri-editata voce bianca.
Ma l'album non è solo luci stroboscopiche. E' anche orgasmi al sintetizzatore, e qui sta la vera forza del disco. L'ombra dei Daft Punk si fa lunghissima su una cospicua parte del disco, a partire dall'opener The Rain: introduzione a base di saxofono e piano elettrico, per poi passare in un battito d'ali all'acido delirio tecnologico, fatto di voci modificate in chiave, repentini cambi di tempo, sommatorie di analogico e digitale.
Lo stesso dicasi per il funk di Ready For The Weekend, dove compaiono nuovamente le voci femminili anche se questa volta nere nel chorus, e che mette in luce tutta la tendenza di Calvin a propendere verso sonorità tipicamente retrò, esasperando al limite la ricerca di soluzioni originali.
Tendenze che si confermano nella successiva Stars Come Out, dove l'ombra del french-touch è oramai diventata un faro nella notte, in una traccia che si potrebbe definire divertente, spensierata, come buona parte del resto del disco in effetti, impreziosita dall'assurdo cambio di tempo fra strofa e motivo centrale, e dal basso strumentale messo in risalto.
La quinta traccia Blue tira fuori dal cilindro pure qualche soluzione tipica Depeche Mode degli esordi, in una chiave però chiaramente più moderna, vista l'aggressiva base decisamente radio-friendly e la linea vocale accattivante.
Worst Day è la "pecora nera" del disco, e forse una delle tracce meno "estreme": nonostante l'onnipresente incombenza delle percussioni elettroniche, fa una sua timida comparsa una chitarra acustica, che accompagna tutto il brano senza mai risultare fuori luogo, brano che sul finale si concede pure un intermezzo hip-hop.
Limits è una delle migliori tracce del disco: un brano decisamente completo, minimalmente semplice nella sua struttura, in cui Calvin Harris mostra in parte la sua valida voce naturale priva di distorsioni, in un crescendo di pad, tastiere e beat robotizzati. Sul finale del disco sopraggiunge la perla: utilizzata anche nella nota pubblicità della Coca Cola, Yeah Yeah Yeah, La La La, è il trionfo del digitale sull'analogico: una folle sequenza iterata di percussioni, voci smorzate e synth funk che non appesantisce ma che addirittura spiazza e fa quasi sorridere. Trascinante, ed assolutamente originale. Successivamente a Dance Wiv Me, l'album chiude improvvisamente con l'outro deep di 5iliconeater, fatto di solo piano digitalizzato ed ancora una volta le tastiere, vere protagoniste dell'album, ad aggiungere in tutte le tracce quel qualcosa in più, e quindi anche in questa traccia di chiusura.

Robotico ed esaltante, non privo di qualche difetto, partendo da qualche rara scontatezza qua e là, giustificabile col fatto che questo album sarà una sorgente inesauribile di remix e revisitazioni.
Nonostante tutto, non escludo che a qualcuno possa pure piacere.

Voto:8/9

 

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