Julien-K - Death to Analog

Scritto da Evilkittie, il 10 Marzo 2009

Diciamo subito che Death To Analog non è esattamente l’album che ci si aspetterebbe in questa fetta di storia di musica a stelle e strisce: nonostante l’onda anomala di vecchi e nuovi gruppi pseudo post-hardcore abbia iniziato a calare di intensità, ciò che si riscontra ancora dando un’occhiata alle nuove uscite è ancora una, seppur parziale, egemonia caratterizzata dalle sopracitate produzioni che da tempo stanno saturando il mercato discografico di questa fetta di mondo musicale.
Per questa, e diverse altre ragioni, Death To Analog potrebbe apparire come una sorta di mosca bianca: di ciò che oggi spopola tra teen-ager e non, si trovano fortunatamente al suo interno ben pochi elementi. E’ un lavoro sinceramente coraggioso e variegato: bisogna riconoscere che la carne al fuoco messa dentro questo disco è davvero tanta, e molte sono le influenze e le citazioni gratuite inserite.

Death To Analog è un’attivissimo vulcano che cola genuini rifiuti tossico-techno-elettronici per quasi un’ora, e che trova così ben pochi simili nella storia recente. Attenzione però a non fraintendere la rarità di qualcosa, con la sua effettiva qualità. L’alto tasso di sperimentazione come spesso accade porta a risultati altalenanti, ma comunque nel complesso accettabili: le sonorità nei migliori episodi del disco hanno un certo retrogusto synth-pop anni ‘80, condito da graffianti chitarre campionate, loops elettronici nella maggior parte dei casi azzeccati e filtri vocali che ricordano molto quelli usati per Dave Gahan nei Depeche Mode della seconda ora (quelli di Violator per intenderci, quelli di Personal Jesus ed Enjoy The Silence per intenderci ancor meglio): i brani più tirati del disco, quali Technical Difficulties e la title track Death To Analog, raccolgono per certi versi l’abc dell’industrial, ripercorrendo un po’ le orme di Marilyn Manson nel suo Mechanical Animals.
Il ritmo del disco è tenuto molto alto dall’uso, che dire smodato è dire poco, di drum machine e pad, e da una forma canzone strutturata in modo incalzante e frenetico: evidentemente tutto frutto di mesi e mesi passati dietro al sintetizzatore.
Il disco concede all’ascoltatore alcune, per così dire, pause. E’ proprio negli episodi che tendono ad escludere la sterile violenza di alcune tracce, come la già citata opener, che il gruppo trova la migliore espressione della propria arte: dove i livelli di battiti per minuto si abbassano, il gruppo accende la lampadina della creatività e tira fuori dal cilindro sonorità azzeccate che vanno sicuramente in contrasto con le Mansoniane memorie che colorano parte del disco.

Sicuramente l’autentica perla è la seconda traccia, Someday Soon, traccia che, a livello di ritmo e di filtri vocali, è quella che più si avvicina alle atmosfere glam anni’80 già citate, con una base electro-rock quasi ballabile davvero ben riuscita. E’ il brano che a livello di melodia lascia un po’ di più il segno rispetto agli altri del lotto: un potenziale singolo, insomma.
Altra traccia valida è Forever, una lenta (per i canoni del disco, s’intende) ballata spiccatamente emozionale, in cui gli strumenti in chiave più tradizionale emergono con personalità dal consueto lago di effetti elettronici e tastiere che, fondendosi con una prestazione vocale al di sopra della media da parte di Ryan Shuck, conferiscono a dare ancora una volta quel tocco di stile in più.
Un altro episodio di cui tenere conto è sicuramente Dystopian Girl: melodia accattivante, frequenti cambi di ritmo, e ancora un valido connubio tra analogico e digitale, specie nella parte finale del pezzo.
Spiral è un’altra traccia che mette alla luce la vena creativa del gruppo: questa volta i nostri vanno a pescare qualche soluzione più vicina all’ alternative e all’indie odierno, con un tema principale ancora una volta efficace, in cui una volta di più Shuck mette in risalto la grande versatilità delle sue corde.
L’ombra –positiva- dei Depeche Mode torna invece incombente nella struggente Stranded e nella potentissima Kick The Bass. Le restanti tracce sostanzialmente non abbassano la media qualitativa abbastanza alta raggiunta dai brani sopra citati ma forse, dal punto di vista prettamente emozionale, non raggiungono picchi molto elevati, perdendo inoltre un po’ in originalità ed inventiva.

Tirando le somme, è sicuramente necessario del tempo per digerire appieno un album di questo genere, che per certi versi, come ho già detto sopra, è un vero e proprio azzardo dal punto di vista sperimentativo, anche guardando alle uscite discografiche recenti. Oltre al coraggio che va riconosciuto a questo gruppo, ovviamente, reputo valido anche il risultato complessivo raggiunto, perciò…

Voto: 8.

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...