Rammstein - Liebe ist für alle da

Scritto da Evilkittie, il 27 Ottobre 2009

ImmaginePrima o poi, giunge per tutti il fatidico “momento della verità”. Se si è fortunati, o se volete, sufficientemente furbi, si può rimandare questo appuntamento a tempo indeterminato, ma comunque sia, esso si è certi arriverà, ed il giudizio finale sarà inevitabile. E da quel giudizio, da quello in particolare, a prescindere da tutti quelli dati in passato, dipenderanno le sorti del futuro.

E proprio su questo punto devono aver riflettuto molto Till Lindemann e soci: consapevoli della situazione chiave, si sono presi tutto il tempo necessario, hanno preso un lunghissimo respiro, e si sono buttati in studio di registrazione senza far trapelare nulla per mesi. Prendendo spunto dal necessario riassunto delle puntate precedenti…
I Rammstein, perché di loro stiamo parlando, giungono da un’ultimo lavoro quantomeno titubante: Rosenrot era niente di più che una raccolta degli scarti, riveduti e corretti, del grande Reise Reise. Si può essere d’accordo o meno con questa scelta, personalmente no, ma sta comunque alla luce del sole che un gruppo autorevole come i Rammstein ora non può permettersi ulteriori perdite di tempo. Ne va della loro reputazione di band “genuina” e aliena alle ragioni del mercato. C’era un’ enorme attesa da ripagare, e soprattutto, c’era la necessità di confermare un talento, una forza al di sopra del naturale, ed un carisma individuale che poche altre band dell’era del digitale, in questo continente, hanno fino ad ora mostrato di possedere.

Come se tutto ciò non fosse abbastanza, ad innalzare il tasso attesa di chi attendeva come me questo momento da anni, ci ha pensato il rilascio lungamente anticipato di un video tanto disorientante quanto stucchevole, solo in termini di “immagine”, dai Rammstein, ci può pure stare. Ciò che davvero lascia atterriti è infatti il brano in se’, che giudicare banale, vuoto, e fortemente incompleto è riduttivo. Perché c’è una sottile linea che separa la provocazione - che nel caso in questione è un marchio di fabbrica - dal grottesco, o peggio, dal ridicolo. E questa linea è stata oltrepassata di gran lunga nel singolo in questione, il cui titolo è già tutto un programma: Pussy. Ed avendolo nominato ora, non ci tornerò più sopra.

Questa sesta fatica dei Rammstein, intitolata Liebe Ist Für Alle Da (L'amore c'è per tutti), è fortunatamente lontana anni luce dalla mediocrità del suo primo singolo, e mostra al contrario una ritrovata tendenza del gruppo verso quel ritmo, quelle atmosfere e quei concetti che fecero la fortuna di Mutter e dei gloriosi precedenti. Ritorna qui, è il caso di dirlo, a grande richiesta, quell’ industrial rock elementare, dalla cadenza teutonica nel midollo, che ha contraddistinto per molto tempo il leit-motif del gruppo.

Una netta e violenta virata verso orizzonti già attraversati in passato, forse anche per recuperare una parte di quella nutrita cerchia di sostenitori del gruppo che, a causa dei recenti eccessi di zelo da una parte, e di banalità dall’altra, era risultata un po’ sfiduciata. E così, l’opener Rammlied scaccia via a suon di colpi di mortaio i ripugnanti fotogrammi a luci-rosse, i video porno-vintage e quant’altro, riportando il tutto allo splendore di qualche anno fa, che dalle premesse infauste sembrava essere definitivamente perduto. Apertura inquietante, cori gregoriani in lontano sottofondo, atmosfere oscure, percussioni martellanti e quel retrogusto di acido da batteria.. Casa dolce casa verrebbe quasi da pensare, ed in effetti, l’album è un vero e proprio bombardamento a tappeto perpetrato senza pietà, lasciando pochissimi ed esuli attimi al respiro.
Quasi a voler sfamare bocche rimaste aride per troppo tempo. La seguente Ich Tu Dir Weh continua sul ritmo dell’opener senza battere ciglio: Lindemann qui ci mette molto del suo, mostrandosi di nuovo versatile come un tempo, cambiando completamente registro fra strofe e motivo centrale.
Ora che si può essere certi del ritorno dei Rammstein nelle proprie vesti più consone, ci si può permettere, giustamente, di dilagare. Waidmanns Heil è la rabbia, la potenza, l’invasione, una marcia incendiaria senza pietà: il suono tende ora ad allontanarsi dalle atmosfere industrial per derivare verso lidi più estremi, la melodia è ridotta al minimo sindacale. Una delle perle del disco.
Con la successiva Haifisch si cambia improvvisamente tono: compaiono dal nulla sinth e refrain pop-glam, mentre Lindemann si reinventa come molte altre volte ha saputo fare in passato, ma con risultati questa volta molto più convincenti. Ne viene fuori un brano decisamente valido, melodico, che smorza leggermente il ritmo del disco senza però risultare annoiante, o evitabile.
Senza perdersi troppo d’animo, i nostri ritornano sui propri passi nella successiva Bückstabü, una traccia potente ed aggressiva, dove di nuovo Lindemann mette a nudo le sue grandi capacità, traslando dal gutturale cantato del chorus, alla rabbia malsana e contenuta delle strofe.
La successiva Fruhling In Paris è un altro taglio di ritmo, questa volta vertiginoso: acustica dominante per buona parte del pezzo, Lindemann quasi dolce e nostalgico, toni leggeri ed aggraziati, e motivo centrale ad alto tasso emotivo, impreziosito da alcune soluzioni direi inedite per i nostri.
Ma la calma relativa raggiunta in questa parte centrale del disco, non è altro che un fuoco di paglia. La successiva Wiener Blut è la migliore traccia del disco: il perfetto connubio fra il delirio controllato, ed il baratro senza fine. Sta tutta qui la qualità unica dei Rammstein: quella creare un mostro che prima ti tende la mano, e poi te la stringe fino a tritarla. La calma, che si trasforma in inquietudine, ed esplode nel dolore. Un meccanismo rimasto misteriosamente inceppato per un po’ di tempo, ma che se aggiustato a dovere, sa ancora come meravigliare.
Tralasciando il già citato infelice nono episodio del disco, il tutto procede senza troppi intoppi nella sua strada, spianata in precedenza, con la title-track Liebe Ist Für Alle Da: si ritorna con estrema facilità ai ritmi serrati della parte iniziale dell’album, a confermare il concetto del disco come macchina quasi inarrestabile, senza mai però scendere nella ridondanza, grazie ai continui cambi di tempo ed alla qualità oggettiva della prestazione di Lindemann, il vero valore aggiunto.
La successiva Mehr non aggiunge molto a quanto detto per le prime tracce del disco e la precedente, nonostante sia comunque un altro pezzo valido fra i validi. Si giunge così al gran finale del disco, come da tradizione lento e sofferto: il fischio iniziale di Roter Sand ci riporta improvvisamente ai dolci ricordi di Engel, mentre la chitarra acustica e la profonda voce di Lindemann richiamano la nostra attenzione al comunque fortunato presente.
Si chiude così Liebe Ist Für Alle Da, album che segna il ritorno dei Rammstein sulla strada a loro più consona ed apprezzata, digressioni sessuali a parte. Album che si presta ad ottimi giudizi sia per chi i Rammstein li aveva già incontrati, sia per chi invece si avvicina a loro per la prima volta.

Voto: 8/9

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