The Mars Volta - Ochtaedron

Scritto da Evilkittie, il 08 Ottobre 2009

Accade a volte che un artista decida di fermarsi per far scattare dentro di se un momento di riflessione, scaturito spesso da un desiderio di analisi criitica di quanto fino a quel momento creato. Quando l'artista giudica oggettivamente la sua opera, e ne giunge alla conclusione che è il momento di voltare pagina, il più delle volte le conseguenze sono inaspettate per chi è destinato a ricevere il frutto della creatività dell'autore. E' questo il caso dei Mars Volta, che si risvegliano da un incubo fatto di sperimentazione ad ogni costo, di martellanti e sterili esibizioni di tecnica indubbiamente fine ma lasciata al caso, e di una totale assenza di concretezza. Gli ultimi due lavori sono stati un crescendo di anarchia compositiva, che hanno messo in luce l'immensa potenzialità del gruppo, ma la scarsa capacità di spendere energie per produrre qualcosa di davvero completo.

Con Ochtaedron si chiude finalmente questo ciclo negativo, ed il gruppo latino-americano prova un piacere fisico e mentale nel riscoprire la melodia, la semplicità, la giusta atmosfera senza mai abbandonare quello stile unico che è il vero marchio di fabbrica dei Mars Volta. Un cambio di rotta necessario, questo, verso uno smorzamento generale dei toni, nel tentativo di ritrovare se stessi nel tunnel di psichedelia creativa in cui il gruppo fin troppo spesso tende a cadere.

Le premesse del cambiamento si rendono tangibili fin dall'opener Since We've Been Wrong, ed il titolo non sembra essere messo lì a caso. I Mars Volta tornano qui ad uno stile cantautoriale, personalissimo, in una lunga suite latineggiante di quasi 8 minuti, in cui Cedric-Bixala da il vero meglio di sè per spalancare le porte alla ritrovata lucidità compositiva. Il gruppo però non perde l'occasione per frantumare il ghiaccio attendendo un secondo più del necessario, e con Teflon ricompaiono i fantasmi dello splendido passato: percussioni in controtempo, riff psichedelici di floydiana memoria, e l'immancabile cantato in falsetto. La successiva Halo Of Nembutals conferma la ritrovata luce: senza allontanarsi dall'elevato tasso di personalità delle loro composizioni, si intravede finalmente un ordine razionale nelle canzoni, in cui ogni membro trova la sua giusta dimensione per esibirsi. Si arriva così ad una delle tracce più toccanti del lotto: With Twilight As My Guide è forse l'unica vera novità assoluta del disco. Un brano notturno, solitario, profondamente malinconico nella sua esecuzione e nelle sue parole, in cui di nuovo la componente drammatica e l'ombra latina ritornano in primo piano, assieme all'ennesima originalissima prestazione del leader. Una delle tracce migliori del disco, dalla quale però ci si risveglia in un modo a dir poco violento: la seguente scheggia Cotopaxi ci ripropone una copia piuttosto ben riuscita dei Mars Volta più recenti. Il ritmo frenetico ed i continui cambi di tempo (fra cui il folle siparietto funk di centro brano) sono l'elemento centrale in un brano che segna un po' il confine fra due parti del disco. Anche nella successiva Desperate Graves infatti si ritrovano alcuni elementi negativi che erano presenti negli ultimi due album: la necessità di comporre in maniera assolutamente fuori dagli schemi non aiuta il gruppo ad emergere in quelli che sono i suoi punti di forza, e queste tracce di disordine sono la dimostrazione più evidente del fatto che i Mars Volta, dopo anni su anni di carriera, sono ancora una macchina in continua evoluzione e perfezionamento. Ed infatti è proprio dove il gruppo abbraccia la via dell'emozione, che il vero talento risulta finalmente espresso: Copernicus è la vera perla di Ochtaedron, in cui la dolcissima e distorta voce di Cedric taglia come un coltello rovente il duttile burro fatto di chitarre pizzicate, drum machine inserite ad arte e pianoforte, il tutto sospeso, in equilibrio precario, immerso in un'atmosfera densa di commozione. A Luciforms spetta il gravoso onere di chiudere quest'album, impegno che il pezzo ripaga fino in fondo riuscendo finalmente ad unire con risultati apprezzabili la metà creativa e psichedelica del gruppo, con la sua parte più conservatrice, che guarda di più al suo passato.

Un album che dovrebbe presentare in copertina il tipico segnale stradale dei "Lavori in corso".. Se queste sono le premesse, la fine dei Mars Volta è, ad oggi, lontanissima.

Voto: 8-

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