Alter Bridge - The Last Hero

Scritto da Mattia Schiavone, il 06 Ottobre 2016

coverDiciamo pure la verità, senza dover ricorrere a inutili discorsi sulla presunta “integrità” di un artista: al giorno d’oggi per diventare una delle più grandi rock band al mondo, oltre all'indispensabile talento, serve anche una buona dose di faccia tosta e il sapersi vendere bene. Si può anche essere geni contemporanei e scrivere il nuovo The Dark Side Of The Moon, ma senza un ampio seguito e un buon successo commerciale è inevitabile che non si possa riempire stadi e rimanere nella storia del rock nei decenni a venire.

Ma cosa succede se una band si distingue per una enorme dose di talento senza però spingere minimamente su tour e promozione della propria musica? Probabilmente moltissimi musicisti pregherebbero tutte le notti per avere la metà del talento tecnico e compositivo degli Alter Bridge: Myles Kennedy e Mark Tremonti formano un duo che qualsiasi altra band può solo sognarsi e, con la collaborazione di Brian Marshall e Scott Phillips, negli ultimi 12 anni hanno inanellato una serie di quattro dischi di livello eccezionale, senza mai commettere un passo falso, anzi evolvendo ed elaborando continuamente il loro stile. Forse è per questo che, ricollegandoci al discorso iniziale, dopo il capolavoro che porta il nome di Fortress i pensieri predominanti tra gli esperti del settore fossero due: o dopo tutto questo tempo toppano o si aprono al successo commerciale con un buon album easy-listening.

Tutti questi discorsi ed elucubrazioni vanno però a quel paese con la pubblicazione di The Last Hero, dopo il quale ascolto sono chiare due cose: gli Alter Bridge non riescono a fare passi falsi e tutto ciò che conta per loro è scrivere Musica (con la M maiuscola) e suonarla. Dimostrazione di ciò, oltre alla serie infinita di progetti paralleli che vedono coinvolti i membri della band, sono i brani di The Last Hero, che si mantengono sullo stesso stile dei dischi precedenti, senza strizzare l’occhio a pubblico, radio o notorietà. Si può dire che la band abbia plasmato il cuore di questa ultima fatica pescando elementi da tutti i loro album. Troviamo quindi l’immediatezza e la potenza di Blackbird, l’oscurità di AB III, la complessità di Fortress e anche qualche accenno a One Day Remains, il tutto amalgamato alla perfezione.

Anche in questo nuovo capitolo della loro discografia gli Alter Bridge consegnano ai posteri  un plotto di 13 brani in cui alcuni svettano sugli altri, ma nessuno si può definire malriuscito. Tutto ciò è riscontrabile fin dalla doppietta iniziale, con cui la band mette subito le cose in chiaro: l’intro con assolo del singolo Show Me A Leader è di quelli da ricordare e il brano si sviluppa benissimo su elementi ben noti ai fan del quartetto, così come la successiva The Writing On The Wall, che dopo il micidiale attacco si costruisce su riff intricati. Le vette più alte vengono però raggiunte con la title-track (come da miglior tradizione) e con This Side Of Fate. La prima è un’epopea carica di frustrazione e speranza che si muove tra riff devastanti e due assoli tra i migliori mai presentati dall'accoppiata Tremonti-Kennedy. The Last Hero non sarà la miglior canzone della band, ma grazie soprattutto alla fenomenale parte centrale non è molto distante da Blackbird. La seconda invece si fa ricordare per un Kennedy veramente ispirato, soprattutto quando il pezzo inizia a premere sull'acceleratore, richiamando tra l’altro i Muse (in realtà i Muse con un x10 alla voce “potenza distruttiva”, ma ci siamo capiti). Tra gli altri brani memorabili si possono citare anche The Other Side, che presenta forti influenze da AB III e un bridge da pelle d’oca e Cradle To The Grave, che si sviluppa tra solenni sequenze di accordi, arpeggi e parti più cattive e tecniche, riflettendo sulla brevità della vita terrena.

Non mancano ovviamente brani in cui gli Alter Bridge danno corda alla loro componente più metal e da questo punto di vista si distinguono Island Of Fools, con riff di una violenza inaudita e Poison In Your Veins, che ricalca la via dei singoli tiratissimi alla Isolation e Ties That Bind. In mezzo a questi brani potenti ed elaborati non mancano pezzi più tranquilli e solari come il singolo My Champion e la ballata You Will Be Remembered e non si può far a meno di notare che anche questa volta tutti i brani scorrono benissimo pur nella loro diversità e che non sono presenti filler. Anche le tracce meno pretenziose (Crows On A Wire, Twilight e Losing Patience) si possono classificare come canzoni tipo degli Alter Bridge e si lasciano ascoltare con estrema facilità.

Probabilmente, per i motivi già ampiamente discussi, tra quarant'anni non si parlerà degli Alter Bridge come oggi si parla dei Pink Floyd o dei Led Zeppelin, ma rimane il fatto che, se attualmente il mondo del rock è in cerca di Eroi, il quartetto di Orlando può prendersi senza problemi questo status. Detto molto semplicemente, non esistono altre band in grado di mettere la firma su cinque dischi di questo livello. L’amalgama formato dalla celestiale voce di Kennedy, la classe unita alla potenza di Tremonti e la solidissima sezione ritmica offerta di Marshall e Phillips lancia da ormai molti anni gli Alter Bridge come “last heroes” del rock. D'altronde gli eroi sono quelli che, come loro, alle parole e ai fronzoli preferiscono i fatti: il trono del successo può rimanere dov'è, al momento c’è una battaglia da combattere in prima linea.

 

VOTO: 8.5

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