Rudimental - We the Generation

Scritto da Dennis Radaelli, il 08 Ottobre 2015

Il Regno Unito è da sempre patria di artisti particolarmente innovativi o che semplicemente riescono a comprendere le logiche del mercato discografico, facendo della semplicità la loro chiave del successo. In mezzo a tutti questi artisti del nuovo decennio, un gruppo che è riuscito a vedere spalancate le porte del successo internazionale è sicuramente quello composto dai produttori Amir Amor, Piers Agget, Kesi Dryden e DJ Locksmith, noto come Rudimental.

Unendo le sonorità tipiche della drum and bass con elementi appartenenti alla musica soul e alla partecipazione di cantautori perlopiù sconosciuti (almeno, inizialmente) al grande pubblico, il quartetto ha pubblicato il proprio album di debutto soltanto nel 2013, dal titolo Home e contenente i successi Feel the Love, Not Giving In e Waiting All Night, che nel corso del suddetto hanno scalato le classifiche britanniche e raggiunto posizioni di notevole rilevanza anche nel resto del mondo.

Con l'avvento del 2015, il quartetto di produttori riconferma la propria formula vincente con We the Generation, aggiungendo una svariata gamma di sonorità: da brani drum and bass/pop soul dei primi due pezzi I Will for Love e Never Let You Go, che vedono rispettivamente la partecipazione del giovane cantante Will Heard e del baffuto cantautore nordirlandese Foy Vance, si passano a pezzi tipicamente soul caratterizzati dalla forte presenza di trombe e sassofoni che giocano un ruolo di prim'ordine (come ad esempio la title track, contornata dalla splendida voce dell'artista emergente Mahalia) o altri più soft, come Rumour Mill (traccia sfacciatamente deep house ma particolarmente orecchiabile) o All That Love, nella quale ad essere protagonista è un vero e proprio quartetto d'archi.

Ciò che balza sicuramente all'occhio nella tracklist sono anche due ospiti di prim'ordine, primo fra tutti Ed Sheeran. Con il popolare cantautore inglese, il gruppo ha realizzato un'interessante rivisitazione della popolare Bloodstream (qui proposta in una versione più spinta, ovviamente in chiave drum and bass) e Lay It All on Me, classico brano dance pop trito e ritrito che farà sicuramente breccia nelle orecchie degli ascoltatori medi (è di recente uscito come singolo, tra l'altro). Il secondo è invece uno dei pezzi grossi della musica soul e R&B: il leggendario Bobby Womack, tristemente scomparso l'anno scorso. Con la conclusiva New Day, assistiamo infatti a un'evidente maturazione artistica del gruppo londinese, capace di proporre anche sonorità decisamente meno mainstream e più curate nei singoli dettagli.

 

Un disco che tutto sommato può apparire semplice al primo ascolto. Può piacere e non piacere, sicuramente. Ma ciò che risulta rilevante è che We the Generation presenta un evidente lavoro di squadra che ha portato i quattro musicisti ad unire le proprie forze per proporre al pubblico una produzione molto varia ed eterogenea, che difficilmente accade con altri artisti contemporanei.

 

Voto: 7

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