Tremonti - Cauterize

Scritto da Mattia Schiavone, il 14 Giugno 2015

coverDiciamolo chiaro e tondo: i musicisti attuali del livello di Mark Tremonti si possono contare sulle dita di una mano. Oltre ad essere chitarrista e compositore (per metà) di una delle band migliori del momento, tre anni fa con All I Was ha dimostrato, oltre alle strabilianti doti chitarristiche, capacità canore più che convincenti. Nel 2015 Mark Tremonti è un musicista a tuttotondo di altissimo livello; se non la pensate così potete chiudere questa recensione e andare a farvi fottere.

Bene, ora possiamo iniziare.

Come accennato prima, tre anni fa Tremonti, dopo il successo planetario dei Creed e tre dischi di altissimo livello con gli Alter Bridge, si è dedicato ad un progetto solista in cui sfogare la sua creatività puramente metal, che invece nella band principale viene bilanciata alla perfezione con l’attitudine rock di Myles Kennedy. Dopo essersi contornato di musicisti di tutto rispetto, il chitarrista ha messo la firma su All I Was, un ottimo album con influenze dal thrash più estremo e sicuramente anche dagli Alter Bridge, soprattutto nei brani più lenti e cupi. Nel 2015 Tremonti decide di riunire quella macchina schiacciasassi che porta il nome di Garrett Whitlock, il chitarrista (ritmico) Eric Friedman e il figlio d’arte Wolfgang Van Halen al basso, con i quali fa nuovamente centro. Cauterize è un disco sì paragonabile al predecessore, ma che allo stesso tempo si distacca da esso: l’album è frutto del lavoro di una vera e propria band coesa e le influenze dagli Alter Bridge sono presenti in minor misura. Insomma, classificare questi brani come scarti della band principale di Tremonti sarebbe errato oltre che ingiusto. Il sound pone le sue radici nell’heavy metal, ma sono presenti più variazioni durante i dieci brani del plotto: si passa da sfuriate puramente thrash, a riff lenti e quasi doom, arrivando ai classici assoli al fulmicotone per cui è famoso il chitarrista. Il risultato finale sono 44 minuti di qualità, potenza e classe, davanti ai quali i fan di un certo tipo di musica dura non potranno rimanere impassibili.

La opener Radical Change mette subito in chiaro le cose: l’attacco è violenza thrash allo stato puro e Whitlock dimostra immediatamente di che pasta è fatto esibendosi in passaggi potenti e velocissimi. Già dal primo pezzo notiamo che anche l’apporto di Van Halen è fondamentale e che, insieme al batterista, il bassista offre una solida sezione ritmica sulla quale può appoggiarsi il magistrale lavoro di Tremonti (e Friedman) alla chitarra. Sulla stessa lunghezza d’onda sono la title-track Cauterize, che si apre leggermente nel ritornello, e Arm Yourself. Questi concentrati di violenza musicale sono intervallati da pezzi meno tirati, in cui sono un po’ più evidenti le influenze degli Alter Bridge: la quasi solare Sympathy e l’oscura Dark Trip mostrano che, anche in brani in cui i bpm si abbassano, Tremonti è in grado di dire la sua e comporre pezzi veramente emozionanti (ma d’altronde cosa ci si aspetta da chi ha scritto pezzi come Open Your Eyes?). Ci sono poi una serie di brani in cui, nonostante non venga uguagliata la velocità di alcuni episodi, l’ascoltatore si sentirà come preso a pugni in faccia: Flying Monkeys, Tie The Noose e il primo singolo Another Heart sono introdotte e sostenute da riff devastanti, su cui sarà impossibile trattenere l’headbanging. Ma è in conclusione che troviamo quello che, secondo il modesto parere di chi scrive, è il pezzo migliore dell’album. Providence è un brano quasi blackbirdiano, introdotto da un malinconico arpeggio, che si sviluppa tra alti e bassi fino al fantastico assolo. È forse questo il brano in cui ci si rende conto del livello raggiunto da Tremonti dietro al microfono: una voce del genere farebbe bella figura in una qualsiasi band di alto livello, anche se comunque non penso di dover ricordare il nome del cantante degli Alter Bridge.

Con questo Cauterize, Mark Tremonti e soci sono riusciti a mettere la firma su un degno successore di All I Was, facendo anche alcuni passi avanti dal punto di vista del song-writing e della performance vocale. Un lavoro in cui tutta la completezza del chitarrista viene messa in mostra attraverso riff veloci e devastanti, arpeggi sempre emozionanti e assoli tecnici e profondi. È proprio questo il valore aggiunto di Tremonti: soprattutto negli ultimi tempi si è dimostrato un chitarrista veramente completo che riesce a conciliare alla perfezione tecnica, cuore e classe. I virtuosismi non rimangono mai tali, ma sono sempre funzionali al pezzo. Un’ultima nota di merito va anche al resto della band (Whitlock in primis), sicuramente indispensabile per la riuscita di Cauterize. Poco tempo fa Tremonti ha dichiarato che l’album verrà seguito a breve da una seconda parte. Tutto quello che possiamo fare è attendere con pazienza, tanto ormai già da qualche anno si è capito che gli Alter Bridge e i suoi componenti non sono umani e non possono sbagliare. E ripeto: se non la pensate così potete andare a farvi fottere.

 

VOTO: 8

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