Muse - Drones

Scritto da Dennis Radaelli, il 03 Giugno 2015

Nel 2014 Matt aveva spiegato che l'album avrebbe racchiuso tre temi principali: ecologia profonda, divario di empatia e terza guerra mondiale, raggruppate in un'unica grande tematica. Un concept album. L'idea prefissata dal carismatico frontman dei Muse ha fatto presupporre che qualcosa di grosso bolliva in pentola. Il tutto culminato con il fatto che il trio di Teignmouth indicò che il seguito dell'audace tanto quanto altalenante The 2nd Law sarebbe stato una sorta di ritorno alle loro radici, ai loro strumenti base (chitarra/basso/batteria).

Tuttavia, sono dell'avviso che i fan legati alla prima parte di carriera del gruppo potranno non essere subito soddisfatti nell'ascoltare il primo brano Dead Inside, che sembra strizzare molto l'occhio a Madness, così come quelli più legati alle profondità dei testi di Matt potrebbero rimanerci male nel leggere le parole del ritornello di Psycho ("your ass belongs to me, now"). E infine, si può benissimo aggiungere che gli accaniti del loro (giustamente) capolavoro Origin of Symmetry, in particolare del brano Citizen Erased, potrebbero ritrovarsi con l'amaro in bocca al termine dell'ascolto di The Globalist, naturale seguito del sopracitato brano.

Ma non c'è nulla da disperarsi: Drones si può ritenere sicuramente un gran passo avanti rispetto alle pubblicazioni di The Resistance e di The 2nd Law, che hanno non poco diviso la fanbase dei Muse. Il primo concept album dei Muse mostra inoltre una notevole qualità sia dal lato compositivo che da quello musicale, dove Matt si conferma come sempre all'altezza come compositore a 360°.

La storia del concept narrataci da Matt è quella di una persona che ha perso la propria speranza e si sente morire dentro (Dead Inside), dopodiché un sergente esegue verso di lui un lavaggio del cervello, spiegandogli che l'amore non lo porterà da nessuna parte, e lo trasforma in un soldato senza cuore, uno "psycho killer" (Psycho). Dopo aver compreso di aver perso letteralmente se stesso, invocando pietà ed implorando che qualcuno lo aiuti (Mercy), il protagonista ha davanti a sé gli orrori della guerra (Reapers) e ciò scatena in lui un improvviso scossone. Capisce di non volere tutto questo. Di non voler essere più manipolato. Riscopre l'amore e la fede nell'umanità e intraprende una rivolta verso le forze oscure che hanno condizionato la sua esistenza, debellandole.

Ma veniamo al dunque. Musicalmente parlando, siamo di fronte a un album tutto sommato molto equilibrato. In esso, i Muse hanno sfornato brani mid-tempo e semplici, a tratti radiofonici, ed altri completamente pesanti e ricchi di continui assoli. Nel primo gruppo è facilmente avvertibile le sonorità semplici ed immediate che il gruppo è sempre stato capace di sfornare: Dead Inside, che strizza l'occhio alle sonorità synth pop anni ottanta; Mercy, il classico brano alternative con melodie e ritornello alquanto banali, con tanto di linea di pianoforte ispirata a Starlight; Revolt, caratterizzata dai tratti addirittura pop rock, quasi ai livelli degli U2. Ma è il secondo gruppo di canzoni che stupisce l'ascoltatore: con Reapers siamo di fronte a uno dei brani sapientemente costruiti alla grande dal trio inglese, con tanto di finale richiamante l'intramontabile Freedom dei Rage Against the Machine, Defector mostra un notevole assolo di Matt che domina l'intermezzo e il finale, mentre The Handler mostra forse uno dei lati più pesanti e oscuri dei Muse: non siamo sicuramente ai livelli di pesantezza di Dead Star, ma non è di certo un brano da prendere sottogamba.

Ma a fare la parte di veri e propri capolavori dell'album sono senz'ombra di dubbio Aftermath e la lunga The Globalist. Quest'ultimo brano, il tanto atteso seguito di Citizen Erased, si divide in tre sezioni completamente differenti l'una dall'altra atte a dare vita a una notevole composizione della durata di oltre dieci (!) minuti: una lunga introduzione che sembra richiamare le opere di Ennio Morricone (il fischiettio a cui fa da sottofondo l'orchestra rimanda subito ai cari e vecchi film western di Sergio Leone) che sfocia in un riff pesante di chitarra accompagnato dalle notevoli prestazioni di Chris e Dom, che non tradiscono la fama di ottimi musicisti, per poi passare a una ballata al pianoforte di buon livello, sebbene a tratti richiamante qualcosa di The Resistance (qualcuno ha detto United States of Eurasia?). Il testo dello stesso narra delle ultime gesta del protagonista: costui assume le posizioni di una sorta di dittatore mondiale, facendo massacrare milioni di persone lanciando bombe in tutto il mondo. Comprendendo più tardi i suoi sbagli, si scusa affermando di voler essere semplicemente amato.

A chiudere il concept ci pensa la title track: Matt, nel ruolo di persona esterna ai fatti, con un coro quasi ecclesiastico rivolge una forte critica sull'utilizzo dei droni da parte dell'uomo, il quale comprende solo tardi le azioni distruttive che ha compiuto.

Con questo, Matt sembra voler spiegare in maniera indiretta su come l'uomo, sebbene le sue apparenti ed iniziali buone intenzioni, si possa rivelare essere una sorta di "drone", un'entità infallibile e priva di sentimenti che domina sulle emozioni del resto dell'umanità, le quali sono la chiave della sua imperfezione. Grazie ad essi si possono compiere innumerevoli azioni atte a condizionare le conseguenze del genere umano.

Un disco forse difficile da comprendere ma che risulta essere di ottima fattura, dimostrando ancora una volta quanto i Muse risultino sempre innovativi e soprattutto attenti agli eventi che colpiscono il nostro Pianeta.

 

Voto 8,5

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