Refused - The Shape Of Punk To Come

Scritto da Mattia Schiavone, il 29 Novembre 2014

coverDurante la metà degli anni ’90 il mondo musicale è stato sconvolto da due generi che sono letteralmente esplosi in America e che in pochissimo tempo hanno permesso a diverse band di scalare qualsiasi classifica anche in Europa: stiamo parlando del nu metal e del pop punk. Due generi amati e odiati in ugual misura, che per una decina di anni hanno fatto più di qualche morto e ferito. In quegli anni era quasi troppo facile per band come Green Day, Offspring, Limp Bizkit e Korn mettere a ferro e fuoco i più grandi festival rock del globo. D'altronde il cambiamento era nell'aria, e se da una parte i puristi continuavano imbronciati a sbattere i piedi per terra, dall'altra c’erano milioni di adolescenti incazzati con il mondo e con se stessi, convinti dalla musica a uscire allo scoperto e prendere la vita a calci in culo al grido di “Fuck you, I won’t do what you tell me.”

Ma alla fine del secondo millennio, cos’è rimasto di quel movimento rivoluzionario (musicalmente e non) targato Rage Against The Machine che per quasi un decennio aveva sconvolto il mondo (ancora una volta, musicale e non)? Decine di band fotocopia, portatrici di un sound incapace di rinnovarsi, povero perfino di argomenti, con buona pace di Tom Morello e Zach De La Rocha, gente che aveva sputato sangue per mettere in musica le proprie idee. Ad Umea, nella lontana Svezia, ci sono però quattro ragazzi a cui tutto questo non va per niente bene.  Per questo motivo decidono di entrare in studio e di pubblicare nel 1998 il disco più influente degli ultimi venti anni: The Shape Of Punk To Come.

Il titolo omaggia Ornette Coleman, che nel lontano 1959 aveva rivoluzionato il mondo del jazz pubblicando The Shape Of Jazz To Come. L’obiettivo dei Refused è quindi quello di innovare e rivoluzionare un certo genere, a partire dalla musica vera e propria fino alle tematiche affrontate. Gli svedesi si ispirano a band puramente hardcore punk come Born Against o The Nation of Ulysses, proponendo una feroce critica del sistema capitalistico (da una parte) e della via presa ultimamente dalle band “punk” (dall’altra). Ancora una volta, innovazione musicale e ritorno a tematiche di un certo spessore.

“La forma del punk che verrà” secondo i Refused parte sì dall’hardcore punk, ma prende ispirazione dai generi più disparati: assaggi di elettronica, ferocia metal e alcuni fraseggi addirittura jazz. Ci troviamo davanti ad un album veramente inclassificabile: ogni traccia è una sorpresa e prende pieghe inaspettate da un momento all’altro. Si passa così da violente esplosioni sonore sottolineate dalle urla isteriche di Dennis Lyxzén, a brevi inserti elettronici, fino a momenti di seppur relativa calma. Il cuore pulsante dell’album è comunque una bestia indomabile, che chiama alla ribellione e alla libertà, anche dalle restrizioni imposte all’epoca dal punk e dall’hardcore. Da questo punto di vista è davvero difficile trovare dischi rabbiosi e genuini come questo. Il brano più famoso del lotto, New Noise, è l’esemplificazione di quanto detto: dopo un’ipnotica introduzione in palm-muting e un breve break elettronico, l’ascoltatore viene colpito da continue sfuriate fatte di riff taglienti e urla selvagge e ribelli (“How can we expect anyone to listen if we are using the same old voice? We need new noise, new art for the real people”), intervallate da momenti di pausa in cui la tensione cresce a dismisura. Questi elementi sono ancora più evidenti ad esempio in The Deadly Rhythm, in cui un adrenalinico giro di basso fa da sottofondo a vertiginose accelerazioni o nella violentissima title-track. Ci sono poi un paio di pezzi meno tirati, ma non per questo meno apprezzabili, come Summerholidays Vs Punkroutine, dirompente ed orecchiabile al punto giusto.

Mi fermo qui perché non avrebbe senso elencare e descrivere in modo freddo canzoni che sono da ascoltare (possibilmente a volume alto), sentire dentro e vivere. Fin dalla prima sentenza (“They told me that the classics never go out of style but they do”) di Worms Of The Senses / Faculties Of The Skull alle ultime pacifiche note di The Apollo Programme Was A Hoax, The Shape Of Punk To Come è un disco che qualsiasi appassionato di musica dovrebbe ascoltare, anche solo per cultura personale. Un album violento e rabbioso, a tratti brutale, che alla fine del secondo millennio ha aperto una miriade di strade percorribili dalle band a venire. Dopo più di 15 anni stiamo ancora aspettando un disco in grado di sconvolgere e rivoluzionare così radicalmente il panorama musicale. Un giorno, forse tra non molto, un’altra manciata di ragazzi sconosciuti e incazzati prenderanno i loro strumenti e incideranno uno di quei dischi in grado di cambiare il mondo. In attesa di quel giorno, possiamo sempre incazzarci anche noi tornando al 1998 e strillando esasperati insieme a Lyxzén “We’ll have a riot here!”

 

Voto: 9.5

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