Pendulum - Immersion

Scritto da Mattia Schiavone, il 18 Settembre 2014

coverScusatemi tanto, so che non è molto convenzionale iniziare una recensione in questo modo, ma devo proprio dirlo. Ne sento il bisogno.

Che Dio ti maledica, Robert Swire.

Bene. Ora sono soddisfatto. Dovevo dirlo ora perché quando inizierò a parlare dei Pendulum e del loro terzo disco le uniche parole che usciranno dalla mia bocca (o dalla mia tastiera) sul cantante e polistrumentista australiano saranno lodi su lodi. Ma nonostante tutta l’ammirazione che si possa avere per questo artista (e produttore), a moltissimi non è ancora andato giù il boccone amaro di due anni fa, quando Swire ha annunciato che avrebbe sciolto i Pendulum (definendoli “junior school”…) per dedicarsi a tempo pieno al duo dubstep/electro house Knife Party. Sì, insomma, lasciamo la scuola elementare per lanciarci in un progetto serio e impegnato, tanto non c’è in giro già abbastanza gente che da qualche anno ogni giorno ci ammorba con “nuove” canzoni dubstep sempre più telefonate (anche se sembra che per fortuna ormai la moda stia passando). 

Ma ironia a parte, tutta questa rabbia dei fan è comprensibile analizzando quanto fatto dai Pendulum nei 10 anni di attività. Per dirla in modo molto semplice, non esiste un’altra band come loro. Sono probabilmente il gruppo drum & bass più famoso e rappresentativo del globo, ma rilegare il loro sound ad un semplice “drum & bass” sarebbe errato oltre che ingiusto. Fin dal primo disco infatti i Pendulum hanno creato un genere che parte sì dalla D&B, ma spazia attraverso una miriade di altre influenze, soprattutto rock. È dunque facile capire come fin dall'esordio Hold Your Colour la band abbia iniziato una scalata al successo mondiale continuata con il successivo In Silico (in cui sono ancora più evidenti le influenze rock) e arrivata al culmine nel 2010, con la pubblicazione del loro miglior disco: Immersion

Partiamo subito dicendo che Immersion è uno dei dischi più vari ed eterogenei che si possano trovare nel panorama mainstream degli ultimi anni: si passa da brani potenti e trascinanti, a pezzi con una spiccata componente elettronica, ad un paio di singoloni che strizzano l’occhio alle radio, ma senza abbassare il livello qualitativo. Il tutto senza mai abbandonare l’anima D&B della band. Per tutti i 67 minuti i pezzi si susseguono senza sosta, senza neanche un secondo di pausa. Nessun filler, nessun brano sottotono, tutte le canzoni sono funzionali al disco e si trovano al posto giusto. Le tre anime dei Pendulum si rispecchiano bene nei tre musicisti che hanno collaborato con i nostri in Immersion: un mostro sacro come Liam Howlett (Prodigy), Steven Wilson (Porcupine Tree) e alcuni membri degli In Flames, band melodic death metal svedese. Il risultato delle tre collaborazioni è avvincente. Immunize (con Liam Howlett) è una scarica di adrenalina che fonde alla perfezione gli stili dei Pendulum e dei Prodigy e instilla un unico dubbio nella mente dell’ascoltatore: ballare, pogare o correre nudo in mezzo alla strada saltando e urlando? Steven Wilson si rende invece protagonista in The Fountain grazie all'ottima prestazione vocale: ci troviamo in questo caso davanti ad un brano meno tirato, ma non per questo meno apprezzabile, soprattutto per il sottofondo creato dalle tastiere di Swire. Il vero colpo da ko arriva però con Self Vs Self, un brano puramente metal, violento al punto giusto in cui le urla di Fridèn si alternano perfettamente con il cantato di Swire. Il pezzo è un vero e proprio pugno nello stomaco in cui le chitarre triturano tutto nelle strofe e si aprono leggermente nel ritornello.

Il resto del disco è una cavalcata in cui i marchi di fabbrica dei Pendulum si alternano a sperimentazioni sempre ben riuscite, come nel caso della claustrofobica Comprachicos, un brano violento e ansiogeno in cui (come sempre del resto) la componente puramente elettrica è accostata perfettamente a quella elettronica. Un'altra traccia in cui la band si avventura in territori non troppo esplorati in precedenza, uscendone comunque da vincitori, è Crush, in cui prevale la componente rock. Non mancano comunque brani più elettronici come The Vulture (“tamarra” e coinvolgente al punto giusto) e il duo The Island, in cui ad una prima parte molto radiofonica ed emotiva segue una seconda con fortissime influenze elettroniche. Ma la vittoria dei Pendulum sta anche in questo: nonostante alcuni pezzi propongano una formula già collaudata e piuttosto radiofriendly, sono comunque brani molto apprezzabili che non abbassano per nulla la media. Ne è la prova anche il singolone Watercolour, uno dei pezzi più riusciti del disco anche grazie alla grandissima performance vocale di Swire. 

E poi ci sono le punte di diamante dell'album: WitchcraftSalt In The Wounds e Encoder. La prima è un vero e proprio brano rock, potente e ben strutturato che, soprattutto in sede live, non fa prigionieri. La seconda è il classico manifesto della D&B made in Pendulum ed probabilmente è quanto di meglio i nostri abbiano mai fatto da quel punto di vista (i paragoni con Slam si sprecano). Encoder è invece la chiusura ideale del disco: un brano lento e coinvolgente, in cui la voce di Swire riesce a prendere per mano l’ascoltatore e ad illustrargli l’incredibile panorama creato da tutti gli strumenti utilizzati dalla band. Il brano forma un climax il cui apice è un incredibile turbinio di emozioni, con la chitarra acustica che accompagna la melodia finale fino al rumore delle onde che si infrangono sulla riva. Dopo un’ora di beat, riff e ritmi incalzanti, finalmente la pace e la tranquillità.

Forse Rob Swire andrà anche maledetto per quello che ha fatto due anni fa, ma rimane il fatto che è la mente di un progetto che più di dieci anni fa ha iniziato a rivoluzionare il mondo della D&B. In Immersion si rende anche protagonista di grandissime performance vocali, aumentando così la qualità di brani che sarebbero stati già di per sé decisamente apprezzabili. Tutto ciò senza dimenticare il suo lavoro dietro a tastiere e sintetizzatori. Non penso che ci siano molti altri artisti del suo livello nell’attuale scena musicale elettronica. E poi l’anno scorso ha annunciato che prossimamente potrebbe vedere la luce un nuovo disco dei Pendulum. Come si dice, chi vivrà vedrà. Per ora tutto quello che possiamo fare è sperare per il meglio e inserire nel nostro stereo Immersion ancora una volta. Che il viaggio inizi nuovamente… 

 

VOTO: 8 

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