Robin Foster - PenInsular

Scritto da Giorgio Chiara, il 09 Dicembre 2013

coverLa musica può essere astratta. Può richiamare alla mente immagini impossibili da descrivere e che sono al di fuori della razionalità. Oppure può raccontare storie che, narrate attraverso le note dello spartito, possono commuoverci e appassionarci. La musica può però anche farsi portarice di un messaggio che il musicista vuole trasmetterci, filosofico o sociale che sia, per farci riflettere e spingerci a cambiare lo stato delle cose.

La musica può essere tutto questo. Certo. Ma può anche essere qualcosa di più semplice e "naturale" come il ricordo di un specifico luogo che si cerca di far rivivere attraverso la musica cercando di catturarne l'essenza, questo è l' obiettivo dello joik finlandese, per esempio, ma è anche quello di Robin Foster nel suo ultimo lavoro PenInsular. Il post-rock dolce e sognante dell'album cerca di far rivivere l'esperienza di una visita in uno dei luoghi sulla costa meridionale della Francia a cui il compositore è tanto legato.

Da miglior tradizione del post-rock ci troviamo di fronte ad un lavoro puramente strumentale in cui chitarre, basso, batteria e tastiera creano crescendi e decrescendi emotivi lontanissimi da qualsivoglia forma canzone classica. PenInsular è un album breve e intenso in cui ogni nota crea un' atmosfera calda e accogliente a cui affidarsi lasciandosi cadere nel suo vortice lieve ma ineluttabile. Ogni secondo, ogni nota dell'album trasuda una mite e imperturbabile pacatezza, come di qualcuno che in vita ha già visto troppo per potersi ancora agitare per sciochezze e preferisce osservare in pace meravigliosi paesaggi dall'intrinseca magia.

Inutile dire che trattasi di un concept album da ascoltarsi tutto d'un fiato per  poter essere apprezzato fino in fondo in ogni sua sfaccettatura, in ogni sua melodia e in ogni suo arpeggio. Iniziando dai ritmi serrati di Pen Had fino ad arrivare al climax melodico della title track, passando per il ritmo danzante di Roads, le chitarre distorte di Sheriff Of Lagatjar e gli intermezzi Pen Hir e Magellan, per tutti i 32 minuti di durata di PenInsular il musicista Robin Foster ci rende partecipi di un viaggio che, prima ancora che vissuto, è stato sognato. Trentadue minuti in cui non si riscontra una minima caduta di stile o momento di noia; le composizioni semplicemente non permettono all'orecchio di sentirsi annoiato nonostante una certa ostentata ripetitività a tratti riscontrabile.

L'intensità dell' album di certo non può lasciare indifferente l'ascoltatore che si ritroverà catturato all'interno degli otto brani che compongono PenInsular senza via di scampo. Un must per ogni appassionato di post-rock ma anche per chiunque trovi piacere in musica pacata e intensa allo stesso tempo.

 

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