Flunk - Lost Causes

Scritto da Giorgio Chiara, il 14 Ottobre 2013

coverNe è passata di acqua sotto i ponti da quando i Flunk si cimentarono nel loro primo full length. Più di dieci anni. In questo periodo i quattro norvegesi hanno mostrato al mondo che l'elettronica più elegante, raffinata e calma non è prerogativa solitaria di band inglesi. Partendo da For Sleepyheads Only passando da Morning Star per arrivare a This Is What You Get il quartetto di Oslo ha incantato e fatto sognare il suo pubblico con atmosfere dolci, rilassate e dall'intrinseca magia. Con il loro ultimo album, Lost Causes, i Flunk hanno svoltato in direzione più garbatamente pop, ma senza decadere per questo nel banale e senza perdere nulla della magia che li caratterizza.

Partiamo dicendo che Anja Vister ha sempre avuto e ha tutt'ora una delle voci tra le più belle e incantevoli in circolazione. Soprattutto quando si cimenta nelle note più alte, la sua voce si fa cristallina, senza lasciar modo all'ascoltatore di sfuggire alla sua dolce morsa. In accompagnamento alla voce della Vister troviamo un gran numero di campionatori e tastiere che creano atmosfere notturne e riflessive. Non sarà raro sentirsi trasportati al centro di una città in una fredda notte invernale mentre la neve cade illuminata dai lampioni. Bummed è un perfetto esempio di quanto appena descritto. I rilassati accordi di chitarra e le tastiere risvegliano emozioni di serate senza pensieri in cui tutto era perfetto.

I ritmi abbassati, che non hanno nulla da invidiare al miglior trip hop albionico, anche quando sono solo accenati come in Bus Ride, catturano e non lasciano scampo lasciando sempre alta l'attenzione dell'ascoltatore. In un album downtempo, dove la ripetitività e la noia sono sempre dietro l'angolo, come Lost Causes è un pregio non di poco conto.

Ovviamente non è un album perfetto. Si alternano episodi riuscitissimi ad altri un po' meno efficaci. Anche se ci troviamo davanti ad un plotto in cui non esistono canzoni veramente deboli, episodi come Love And Halogen e As If You Didn't Already Know tendono a tirare per le lunghe il discorso, a ripetere eccessivamente una formula che ha già dato quanto doveva e non necessitava di cinque minuti di canzone. Dove però alcuni brani sono effettivamente un po' sotto tono troviamo anche alcune autentiche perle. Awkward per esempio. Il suo crescendo climatico creato dalla batteria e le melodie di chitarra, ora clean ora distorta, intessono una danza quantomai emozionante mentre il basso cupo e secco crea uno sfondo di sicuro appiglio. Anche Sanctuary con il suo incalzante ritmo e la sua atmosfera serena merita di essere nominata.

Il picco massimo raggiunta da Lost Causes è, senza ombra di dubbio, Queen Of The Underground. La già citata voce di Anja Vister in buona compagnia del comparto strumentale dà vita ad una canzone emozionante, trascinante e dalle atmosfere pacificamente notturne di cui sopra. Soprattutto il finale nella sua esplosione di intensità e potenza è la sintesi dello stile adottato dai Flunk in questo ultimo album.

Un lavoro notturno, con una riuscita mescolanza fra elettronica e strumenti "veri". Non ci troviamo di certo di fronte al disco del decennio, ma sicuramente tra uno dei migliori del 2013 che conferma il ruolo fondamentale che i Flunk hanno nel downtempo.

 

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