Muse - The Resistance

Scritto da Evilkittie, il 14 Settembre 2009

Ah già, i Muse! Ecco chi erano questi inglesi, guidati dal carismatico Mattew Bellamy, tanto amati quanto odiati nella madrepatria per essere i prosecutori, a ragione secondo alcuni ed a torto secondo altri, del preziosissimo lavoro dei connazionali Radiohead. I "nostri" sembravano essersi sperduti nel bel mezzo della tempesta elettrica di Black Holes And Revelations, sicuramente il loro lavoro più plastificato, radiofonico e mainstream. Li avevamo lasciati aggrappati al sintetizzatore ed alle drum machine, tutto sommato divertiti da quanto stavano sperimentando, sicuramente meno di una parte di fans che hanno passato intere giornate grigie a consumare il loro indiscusso capolavoro Origin Of Simmetry senza farsi una esatta ragione di ciò che avevano appena sentito. Ma come ogni grande band che si rispetti, i Muse non hanno mai voluto togliere il piede (già molto pesante) dall'acceleratore del tasso di creatività, ed anzi lo hanno schiacciato quasi a tavoletta anche in questo nuovo The Resistance.

The Resistance, appunto. La strenua resistenza dalla tentazione di guardare verso il proprio passato, approdare in lidi più sicuri e coperti da possibili stecche da parte di critica e pubblico, anche perchè a fare con la nota maestria ciò che si ha sempre saputo fare alla perfezione, non c'è nulla di male alla fine. E invece no, The Resistance sorprende proprio perchè è ciò che pochi si sarebbero aspettati di trovare, o meglio, di ri-trovare. Ritrovare le ambizioni e la sfacciataggine del precedente album amplificate, messe in grassetto, come per far capire al mondo che i Muse ora sono questo, e questo rimarranno. Punto, stop.

E quindi pronti-via! l'album scatena i dance-floor con la ballabilissima Uprising, brano da assalto, bassline trascinante, drum machine di Mansoniana memoria così come le strofe di Bellamy. Space rock, archi e pad, e un brano che si trasforma nella sua parte culminante in una marcia militare.
Avanti così, la title-track Resistance si apre in maniera inquietante e drammatica, fino a che non irrompe lo splendido riff di piano, e l'atmosfera s'incupisce sempre di più, le percussioni iniziano il raid, mancano solo le sirene quando Bellamy interviene con tutta la sua classe, sospinto in un divertente intermezzo Queen-iano da dei coretti vocoderizzati, interrotti bruscamente dal possente motivo centrale in pieno stile Muse.
E poi? E poi un tuffo nel passato, ma non certo il loro. Undisclosed Desires ha il marchio di fabbrica dei Depeche Mode, sotto la maggior parte degli aspetti. L'apertura catchy, gli archi sussurrati, il gelido beat strozzato in sottofondo, il basso scordato, insomma un'altra rosa nel deserto: è IL brano pop che un considerevole sacco di gente sogna di produrre. Colpo di teatro notevole.
Avanti con United States Of Eurasia, che tutto è tranne ciò che i Muse cercano di propinarci nel lento inizio fatto di sottofondi, di sussurri e sospiri. Anche qui, altra scarica elettrica di idee solo nuove e pressochè mai testate, refrain arabi, luci, colori, ed altre follie psichedeliche al pianoforte, fra revisionismo e bell'epoque.
Dopo il titubante, rispetto alla media, episodio di Guiding Light, il gruppo torna a dar spazio alla propria momentanea follia con Unnatural Selection: il brano più tirato dell'album, è forse l'unico episodio in cui si riavverte qualcosa del passato dei Muse, quello meno recente, e quindi è cosa lieta, dopo tutto questo caos, sentire un po' di quelli che furono gli autori di passaggi indimenticabili come Butterflies And Hurricanes, Bliss e Plug-In Baby. Da sottolineare anche qui la totale schizofrenia nella forma canzone, fra brusche pause e ripartenze vertiginose, in un brano che sembra sempre stia per aver già detto tutto.. E poi ti stupisce di nuovo, perfetta fotografia dell'attitudine attuale del gruppo.
La seguente Mk Ultra non è da meno, da ascoltare tutta d'un fiato, un altro autentico proiettile, sia per il tiro del pezzo che per la fattura in sè, in puro stile Muse, sparato a colpo sicuro.
I Muse non hanno ancora finito di stupire in positivo: I Belong to You/Mon Cœur S'ouvre à ta Voix (ci vuole più tempo a scriverlo che altro) è una splendida ballata che fa ancora una volta del giro di piano il cuore pulsante, mentre Bellamy offre ancora una volta prova delle sue splendide capacità interpretative. Con questo episodio si chiude la maggior parte dell'album. Le ultime 3 tracce, sono il vero trionfo dei Muse di questo album.
Avvalendosi in grande stile di un' orchestra di 40 membri, i tre episodi Exogenesis, sono la dimostrazione più evidente delle infinite qualità e capacità tecniche e compositive dei Muse, sempre pronti a cambiare pelle continuamente, ad affrontare sfide sempre nuove, a raggiungere traguardi sempre più difficili. L'album si chiude quindi tra archi e violini, in un'atmosfera da apocalisse, da fine del mondo in HD, raggiungendo, ancora una volta, grazie alla profondità ed alla completezza di Bellamy artista, le giuste corde dell'emozione.
Con The Resistance, i Muse sono definitivamente...arrivati.

Voto: 9

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