My Dying Bride - Like Gods Of The Sun

Scritto da Giorgio Chiara, il 25 Agosto 2012

cover

Like Gods Of The Sun è, senza ombra di dubbio, l'album che più di ogni altro racchiude in sè l'anima degli albionici My Dying Bride. Tutto quel che ci si potrebbe aspettare da un gruppo nominato "la mia sposa morente" è presente nel loro quarto full length. Like Gods Of The Sun è stato probabilmente il disco più difficile della loro (ormai ventennale) carriera. Il gruppo di York con i suoi due dischi precedenti (Turn Loose The Swans e The Angel And The Dark River) si era aggiudicato la palma di più grande gruppo nella scena doom e una della rivelazioni più grandi di tutto il metal. Non era dunque facile accontentare le enormi aspettative che si erano venute a creare dopo la pubblicazione di due dischi maiuscoli così applauditi da pubblico e critica. Capitanati dall'etereo Aaron Stainthorpe, i sei si misero al lavoro onde sfornare materiale più consono possibile al loro nome.

La sfida riuscì? Si e no.

La atmosfere create dall' album sono effettivamente ciò di cui il loro nome è la sintesi. Ambienti romantici e decadenti, testi che narrano di fosche donzelle e amori oscuri e morbosi e atmosfere al contempo calde come l'amore e gelide come la solitudine e la disperazione. Il romanticismo e il gotico di Percy Shelley, di William Hamilton o di Iginio Tarchetti vengono alla luce durante i 54 minuti di durata dell'album. Il merito va in gran parte alle fosche tastiere di Martin Powell e il cantato di Aaron Stainthorpe che spesso anzichè cantare letteralmente recita il testo come fosse una poesia da leggere in pubblico. Il bridge di The Dark Caress, insolitamente posta a inizio canzone, è la sintesi di quanto appena descritto. Le tastiere creano un tappeto sonoro insieme ad un rullante che ritma una marcia militare mentre viene descritto un' amore impossibile con una donna tanto bella quanto triste. Anche For You, una canzone d'amore classica per quanto lugubre come sempre, incanta con le sue dolci melodie e la sua decadente lentezza. Le lievi strofe accompagnate da semplici arpeggi di chitarra sono di sicura presa sull'ascoltatore e il violino assicura brividi lungo la schiena quando interviene.

È facile notare come Like Gods Of The Sun si discosti nettamente dalla matrice doom dei My Dying Bride precedenti. Canzoni che superano gli 8 minuti di durata (un must per il doom) mancano completamente e anche i ritmi sono insolitamente veloci per il genere, la doppia cassa si sente spesso e inserti molto aggressivi e veloci sono ripetuti durante tutta la durata dell'album. Questi elementi più il frequente utilizzo del violino e le atmosfere romantiche avvicinano l'album a lidi decisamente più orientati verso il gothic anzichè il doom. Ascoltando A Kiss To Remember si capisce cosa intendo: lo spettrale basso in apertura introduce a riff di chitarra prima veloce, poi più calmo, per poi esplodere di nuovo e di nuovo calmarsi. Una serie di su e giù che dura per tutti i più di sette minuti di canzone. In A Kiss To Remember non c'è un elemento fuori posto. Le due chitarre si completano magnificamente a vicenda, la batteria ritma con cura e il violino e il pianoforte danzano insieme in armonia. Nel bridge questi due strumenti prendono il sopravvento donando emozioni uniche all'ascoltatore trascinandolo verso il disperato finale. Nota di merito va ai testi di Like Gods Of The Sun. Come solito per i My Dying Bride, si tratta di liriche di assoluto spessore; ispirate ad alcuni grandi della letteratura inglese, tra cui William Shakespeare. Pieni di simoblismo e a tratti veramente ermetici, i testi sono molto più che godibili anche se presi separati dalle loro canzoni.

Qual'è allora il problema di Like Gods Of The Sun? Perchè la sfida di ripetersi non riuscì ai My Dying Bride?
È la longevità quella che manca all'album. La maggior parte delle canzoni si dimenticano appena finito di ascoltarle. Eccezzion fatta per 3/4 episodi le canzoni del'album scorrono via in maniera alquanto anonima; piacevoli da ascoltare sul momento ma che non rimangono assoutamente impresse nella mente. Alla fine dell'ascolto si rimane esattamente come prima. La title track Like Gods Of The Sun, per esempio, può causare attacchi di air guitar e gli interventi della tastiera e dell'organo da chiesa sono più che azzecati; ma a fine traccia manca assolutamente l'istinto di ascoltare da capo la canzone. La stessa cosa vale per cinque o sei canzoni sulle nove di cui è composto il plotto. Sono canzoni che si ascoltano con piacere se in qualche modo capita di ascoltarle, ma quasi mai verrà la voglia di cercarsele e di ascoltarle di proposito. Alcune canzoni come le già citate For You, A Kiss To Remember e parzialmente Grace Unhearing (anche For My Fallen Angel, ma a questo arriverò dopo) sono entrate di merito nel pantheon delle migliori canzoni dei My Dying Bride, tanto da essere ormai dei classici. Purtroppo le rimanenti canzoni non sono quasi nulla. Come già detto, canzoni belle e di mestiere, ma incapaci di far scattare la scintilla d'amore nell'ascoltatore.

Like Gods Of The Sun non è neanche lontanamente il miglior album dei My Dying Bride. Almeno la metà delle canzoni sono assolutamente dimenticabili non perchè brutte, ma perchè proprio non si ricordano. Alcuni episodi maiuscoli alternati ad altri non al livello caratterizzano l'album. Sarà anche l'album che più di tutti incarna il loro nome, ma il gruppo inglese ha sfornato dischi largamente superiori a questo.

Discorso a parte merita la canzone posta in chiusura dell'album: For My Fallen Angel. Uno dei pezzi più tristi e strazianti che i nostri abbiano mai composto. Niente chitarre, niente batteria, niente basso. Solo un violino, un'orchestra in accompagnamento e Stainthorpe che recita un poema. Nulla più. Nient'altro serve ai My Dying Bride per colpire dritto nei meandri più profondi del cuore. Una perla dal valore inestimabile che da sola può giustificare l'esistenza dell'intero album e il cui ascolto vale di per sè il prezzo del disco. Un brano dolce e tenero come la farfalla nella copertina dell'album e oscura come il suo tetro sfondo. Ispirata al poema Venus et Adonis di Shakespeare, For My Fallen Angel è una di quelle canzoni da ascoltare almeno una volta nella vita se si ha la fortuna e l'onore di averla scoperta. Le emozioni che regala sono semplicemente uniche e incantevoli. Vi ritroverete a vagare solitari per boschi durante una notte di luna piena mentre sentirete questi versi letti da Stainthorpe:

As I draw up my breath,
And silver fills my eyes.
I kiss her still,
For she will never rise.
On my weak body,
Lays her dying hand.
Through those meadows of Heaven,
Where we ran.
Like a thief in the night,
The wind blows so light.
It wars with my tears,
That won't dry for many years.
Love's golden arrow,
At her should have fled,
And not Death's ebon dart
To strike her dead.

 

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