Foo Fighters - Wasting Light

Scritto da Mauro Filanti, il 23 Luglio 2012

cover

Foo Fighters: il nome di una band che chiunque (anche se solo di nome) conosce. Ma facciamo comunque un’introduzione.
Siamo nell’ ormai lontano 1994 quando la musica dei primi anni ’90 perde il capostipite del nuovo genere che la faceva da padrone, il grunge, stiamo parlando di Kurt Cobain leader dei Nirvana; 
l’ennesimo giovane artista morto nel fiore dei suoi anni, ma ora non siamo qui per parlare di lui.
Infatti facevano parte dei Nirvana anche altri tre membri, il bassista piu’ alto al mondo e politico statunitense Krist Novoselic, il chitarrista che dava il suo contributo alla band nei live Pat Smear ed infine il batterista, un giovanissimo Dave Grohl.

Inseguito alla morte di Cobain, i tre rimasero scioccati tanto che Grohl disse di non aver toccato strumenti musicali per mesi; ma non riuscì comunque a tirarsi fuori dal mondo della musica.
Infatti Grohl aveva scritto delle canzoni durante gli anni dei Nirvana, canzoni che non aveva voluto far sentire a nessuno (a parte una cassetta anonima, firmata come “Late!”) in quanto non le sentiva pertinenti al gruppo stesso. Decise di pubblicarle e in uno studio di Seattle registrò prima le demo (dove Grohl suonava tutti gli strumenti) e inseguito il primo cd dopo aver arruolato Nate Mendel e William Goldsmith, rispettivamente al basso e alla batteria, e Pat Smear. Un membro che poteva sembrare ovvio era Novoselic ma avevano paura di creare soltanto una scia dei Nirvana, non una band indipendente; così questo ando’ per la sua strada.
Così Dave Grohl riuscì a creare una band che non ha vissuto in alcun modo nell’ ombra ormai svanita dei Nirvana, riuscendosi a scrollare di dosso il target di “ex batterista dei Nirvana”.

Ma arriviamo ai giorni nostri o meglio al 12 aprile 2011, data della pubblicazione di Wasting Light, 7° album studio dei FF.
In un decennio decisamente dominato dall’ elettronica, Dave Grohl decide non solo di fare un album senza l’utilizzo di strumenti “freddi” (del resto mai utilizzati dai FF), ma di fare un album con registrazioni analogiche e non digitali.

Breve parentesi per distinguere i due termini: in elettronica un segnale analogico è un segnale che rappresenta una grandezza fisica, come ad esempio il segnale acustico che entra nel microfono diventa un segnale elettrico; invece un segnale digitale è un segnale che puo’ assumere solo due valori, valore 0 e valore 1.

In musica si puo’ fare questa distinzione in base alle apparecchiature utilizzate; quelle utilizzate dai FF sono appunto apparecchiature analogiche. Quindi ad esempio una volta registrato un riff di chitarra questo non poteva essere modificato e se non andava bene andava cestinata completamente tutta la bobina sulla quale era registrata; per registrare ad esempio la batteria su quel riff, andava utilizzata la stessa bobina.
Questo porta quindi a dover suonare con la massima precisione, in modo da non dover perdere tempo a registrare da capo; tutto il processo di registrazione è stato ripreso e pubblicato in un dvd uscito insieme al cd, intitolato Back and Forth.

L’ album si apre con Bridge Burning; un riff a tre chitarre sicuramente travolgente, anche grazie alla batteria di Hawkins, che si placa solo all’ inizio del cantato graffiato di Grohl per poi esplodere nuovamente in una canzone che va ricordata, anche se non è un singolo.
Seconda traccia dell’album è il primo singolo estratto, Rope, che inizia con una chitarra quasi ipnotica, con un sottofondo di accordi che invadono lo speaker sinistro dell’ ascoltatore; nel resto della canzone la fanno da padrone le chitarre elettriche distorte ma mai troppo ed un cantato classico per Dave Grohl. Particolare attenzione sull’ assolo, sicuramente degno di air guitar.
Terza traccia è Dear Rosemary che si apre la strada con delle note veloci, che portano ad un riff anch’ esso veloce ed una batteria pressante. Il cantato di Grohl è assecondato dai cori di Bob Mould e Fee Waybill.
La quarta traccia, White Limo, è la traccia piu’ “Heavy” che i FF mettono in ogni album; qui i livelli di distorsioni raggiungono vette parecchio elevate, travolgendo l’ ascoltatore con riff veloci ( parecchio) e un cantato completamente distorto. Magari a leggere così sembrerebbe una traccia molto banale, ma non lo è quindi ascoltatela (tra l’altro l’esilarante video è tra i migliori dei FF, con la comparsa del leader dei Motorhead Lemmy Kilmester). Quinta traccia Arlandria, che, senza cadere nel banale, rimane una traccia abbastanza coinvolgente e strutturata come le classiche dei FF; si fa ricordare sicuramente per la sensazione che si nell’ ascoltarla, in quanto alterna minuti “leggeri” a minuti piu’ pesanti.

La sesta traccia è These Days, l’ ultimo singolo estratto con un video che è il un collage fatto dai FF di video dei live della canzone stessa inviati dai fan; la traccia comincia con un arpeggio ed un cantato strappa lacrime che fa ripensare ai giorni andati, felici o meno, ma che comunque riempiono il cuore di emozioni. La canzone poi si accende per tornare a tratti in un profilo basso. Gli altri membri dei FF hanno affermato che è probabilmente la piu’ bella canzone scritta da Dave.
A seguire la settima traccia, che da’ il nome al DVD dei FF, Back & Forth; qui si torna ad una carica piu’ adrenalinica che emozionale della precedente. 
Ottava traccia A Matter of Time, che sottolinea ancora una volta quali sono le skills che piu’ possono piacere dei FF: chitarre distorte, palm mute, arpeggi cristallini, basso e batteria di sottofondo e cantato deciso. Caratteristiche che mai hanno portati i FF a fare qualcosa di banale e scontato.
La nona traccia è Miss the Misery che ha nel proprio testo il titolo dell’ album; proprio riguardo al testo, questo sembra andare molto sul personale; questa traccia anticipa quelle che sono probabilmente le due perle di quest’ album.
Decima traccia I Should Have Known, alla quale ha partecipato Kris Novoselic sia al basso elettrico che alla fisarmonica. Proprio questo strumento apre la strada a questo brano con delle note che sembrano quasi una lamento, un pianto. Poi l’ arpeggio con il cantato, molto malinconico, che creano un atmosfera amara ma che avvolge l’ ascoltatore anche grazie alle chitarre sovrapposte con il mellotron, uno strumento anni sessanta per chi come me prima di ora non lo sapeva. Siamo a meta’ traccia, un brano molto godibile ma che puo’ dare ancora molto.. ed infatti così è; comincia a sentirsi di piu’ il basso, potente e soprattutto che sovrasta, insieme al cantanto, tutto il resto. Note malinconiche, un cantato che sembra provenga da un uomo stremato che chiede ancora il motivo per cui è successo quel che è successo (si pensa subito a Kurt Cobain, ma il testo puo’ essere interpretato in molti modi); ¾ di canzone ed eccolo, la punta di diamante di questo pezzo, un giro di basso che live viene suonato addirittura da due bassi. La traccia si conclude nel migliore dei modi, raggiungendo il massimo del fomento per poi terminare quasi improvvisamente.
Undicesima traccia è Walk, canzone che come dice Grohl “dà un senso al tema dell'album che è il tempo e le seconde opportunità", e decisamente "conclude il disco con una nota positiva". Anche questa è una traccia “fomento” e, in quanto terzo singolo estratto, ha un video che merita davvero di essere guardato e che si ispira al film “Un giorno di ordinaria follia”.

Si puo’ quindi dire che i Foo Fighters sono arrivati al settimo album studio senza mai fare passi falsi, sfornando ancora una volta un album rock, genere del quale fanno parte dal lontano ’94 senza cadere mai nel banale e nel “già sentito”.
Secondo me è questo l’ album che meglio si addice all’ affermazione “Il mondo ha chiesto un grande album rock. Finalmente l’ha ottenuto”.

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...