Slash featuring Myles Kennedy & The Conspirators - Apocalyptic Love

Scritto da Mattia Schiavone, il 23 Luglio 2012

cover

Quando la buona sorte decide di prenderti per mano e ripagare tutto il tuo impegno e le sconfitte non c’è nulla che possa fermarti. Qualunque cosa tu faccia si trasforma in un trionfo, le tue scelte si rivelano azzeccate, vengono approvate e condivise da chiunque e riesci a ritrovare la voglia e la vitalità che mancano da alcuni anni.

Questo è un periodo d’oro per Saul Hudson (in arte Slash), probabilmente il migliore della sua carriera. Dopo aver pubblicato il primo ottimo album solista nel 2010 e aver scelto Myles Kennedy come compagno fisso, si è imbarcato in un incredibile tour mondiale durato più di un anno (registrando anche tre soldout in Italia) e testimoniato in un DVD registrato nella sua città natale Stoke-on-Trent. Proprio durante il tour Slash ha scelto la band con la quale proseguire questo percorso e incidere un secondo album che, seppur supportato da ottimi musicisti, può essere considerato solista. La scelta del frontman degli Alter Bridge, Myles Kennedy, si è rivelata senza ombra di dubbio la più azzeccata: un cantante carismatico e tecnicamente capace, che si trova in perfetta sintonia con il chitarrista e che ha fatto scintille sia nelle due tracce di “Slash” in cui è presente, sia in sede live. I “Cospiratori” Todd Kerns (al basso) e Brent Fitz (alla batteria), scelti anche loro dopo le ottime esibizioni in quanto a tecnica, affiatamento e coinvolgimento, completano il quartetto.

Venendo ad Apocalyptic Love, che è poi l’oggetto della recensione, si può subito affermare che ogni minimo paragone con l’album precedente sarebbe sbagliato per diversi motivi. Mentre il primo lavoro del chitarrista è quasi una compilation in cui Slash si è impegnato e divertito a trovare un sound diverso per ogni ospite presente (tra l’altro con ottimi risultati), il nuovo album è più coeso e solido, frutto del lavoro di una vera e propria band, seppur capitanata da un protagonista assoluto. Apocalyptic Love è infatti una giungla intricata e disseminata di riff caldi e travolgenti, passaggi chitarristici ruvidi in un momento e dolci e melodiosi subito dopo e assoli classici, tutti elementi che ben richiamano al passato di Slash, ma che vengono riproposti senza scadere nel banale e nel ripetitivo. Merito di questo è anche la straordinaria perfomance di Kennedy, che ancora una volta spazia attraverso la sua estensione vocale di quattro ottave regalando emozioni in ogni singola traccia. 

Come da miglior tradizione, è il “cry baby” di Slash ad aprire il disco con la title-track Apocalyptic Love e subito ci rendiamo conto di trovarci in un mondo ben noto, fatto da quel mix di rock potente e melodico che ha fatto innamorare moltissimi fan. One Last Thrill è una corsa al cardiopalma, evidenziata nelle strofe dal velocissimo cantato di Kennedy e seguita dalla più tranquilla Standing In The Sun, condita da suoni caldi e riff zeppeliani. La successiva You’re A Lie è il classico singolo di Slash: riff da ascoltare a volume indecente, strofe più tranquille e assolo da air-guitar. Ci spostiamo su lidi più tranquilli con No More Heroes, che tratta di temi politici, mentre con la spumeggiante Halo si ritorna su territori più heavy, con riff devastanti e un ritmo travolgente. Passando per la successiva We Will Roam, forse la canzone più anonima dell’album, si arriva al pezzo da novanta: Anastasia. L’introduzione è affidata ad un arpeggio acustico, seguito da un riff che richiama direttamente ai grandi classici di Slash e da passaggi chitarristici cavalcanti, domati nelle strofe da un Kennedy a dir poco perfetto. Come se non bastasse, il chitarrista si prende tutto il finale del pezzo, con un assolo tra i più belli della sua carriera. 

Dopo un pezzo del genere è difficile continuare l’ascolto, ma la ottima Not For Me fa colpo, soprattutto perché sembra quasi un incrocio tra i Mayfield Four (prima band di Kennedy) e il rock più classico di Slash. Bad Rain è caratterizzata da strofe secche e da un ipnotico giro di basso e introduce al trio finale: la tiratissima Hard And Fast, descritta alla perfezione dal titolo, la bellissima ballata Far And Away, che vale l’ascolto solo per lo splendido finale e Shots Fired, l’ultimo assalto sonoro, costruito su riff martellanti e veloci.

Siamo nel 2012 ed è rimasto veramente poco da aggiungere alla storia del rock. Questo disco non vuole essere una novità o tracciare un nuovo percorso da seguire. E’ “solo” l’ennesima conferma dell’adesione ad un certo tipo di sound, che da quasi 30 anni è entrato nelle orecchie di tutti. Ascoltatelo se prediligete i lavori precedenti dell’ex Gunner e un certo tipo di rock; lo amerete. Evitatelo come la peste se preferite virtuosismi chitarristici alla Steve Vai. D’altronde Slash non ha mai preteso di cambiare la storia della musica. Lui vuole fare solo tre cose: suonare la sua Les Paul, divertirsi e divertire. Ma Apocalyptic Love non va per questo sminuito. La qualità presente è tanta, ci troviamo davanti a musicisti preparati e diretti da (che vi piaccia o no) un mostro sacro del rock. Giù il cappello per un artista che è sempre stato coerente ai suoi canoni. Giù il cappello per un chitarrista che tante volte si è messo in gioco con progetti sempre diversi, ma che solo ultimamente ha raccolto i frutti di quanto fatto. Giù il cappello. O forse, in questo caso, sarebbe meglio dire giù il cilindro.

Voto: 8

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