Corvus Corax - Venus Vina Musica

Scritto da Giorgio Chiara, il 23 Luglio 2012

cover

Quando si parla di medioevo si pensa subito ai castelli, ai cavalieri, a grandi ed epiche battaglie e a regni creati da onorevoli re. La parte più guerrafondaia è quella che per prima salta alla mente pensando a questa affascinante epoca della storia europea. Ugualmente i moderni musicisti che si occupano di un revival della musica dell'epoca si concentrano principalmente alle corti reali e alle guerre, prendendo toni epici e potenti. Ispirandosi ai canti gregoriani, a poeti come Guillame De Machaut o Walther von der Vogelweide; si cerca di far tornare alla vita le avventure di nobili signori e forti combattenti. I castelli e i loro abitanti tornano alla vita grazie a molti gruppi che narrano delle loro gesta in epiche composizioni.

Ma viene quasi sempre dimenticato cosa erano principalmente gli abitanti del medioevo: gente del popolo. Contadini, artigiani, fabbri e pastori componevano la maggior parte della popolazione e anche loro dovevano trovarsi un modo per passarsi il tempo quando non lavoravano. Lo facevano, com'è naturale che sia, con la musica. Grandi feste intorno a immensi falò dove ballavano i paesani accompagnati dalla musica di tamburi e cornamuse dei menestrelli viandanti pronti a scambiare qualche giorno di vitto e alloggio in cambio di qualche serata di festa. Le occasioni per festeggiare erano innumerevoli: matrimoni, un buon raccolto, l'avvento della primavera (noi uomini del XXI° secolo non possiamo neanche lontanamente capire che gioia fosse per loro l'inizio della stagione calda) e tante altre. In tutte le età la voglia di festeggiare è sempre stata tanta e nel medioevo non erano da meno. 
Questa voglia di feste è cio che tentano di far tornare alla luce i tedeschi Corvus Corax. Da ormai vent'anni suonano cornamuse e altri strumenti dell'epoca, arrivando anche a fare delle tournee in Messico e in Cina. Ignorano completamente le grandi gesta di eroi medievali e delle loro musiche, preferendo concentrarsi sulla musica fatta dal popolo per il popolo. 

Dopo le fatiche sinfoniche dei due Cantus Buranus, nel 2006 pubblicarono Venus Vina Musica tornando sui vecchi lidi festaioli narrando l'avventura di un menestrello che girovaga per l'Europa in cerca della sua amata. 
L'accoppiata iniziale (Anti Dolores Capitis e Venus Vina Musica) sono un inizio di puro fuoco e passione, la traccia iniziale funge da puro preludio al seguito dove i tamburi trascinano in un vortice di movimento e furia a cui sarà difficile resistere. Subito si ha l'impressione di trovarsi in un vecchio villaggio dove intorno ad un fuoco gli abitanti si prostrano in feroci danze, ubriachi e gioiosi cantando tutti insieme melodie assolutamente irresistibili. Sicuramente il pezzo più riuscito dell'intero album. Ma non è solo l'ebbrezza il sentimento che si ritrova in questo lavoro. La dolce ballata Qui Nous Demaine è veramente incantevole con i suoi cori e le sue ritmiche abbassate. "È arrivato maggio, il gioioso mese di maggio" viene cantato, infatti ci si ritrova in un verde giardino sotto un sole finalmente caldo a godersi l'arrivo della bella stagione in compagnia dei propri compagni di vita. In Venus Vina Musica c'è però una preponderanza di brani come la title track, ne sia testimone la breve Tertio, quasi epica nel suo incedere, o Tuska dove si trovano delle cornamuse mai così lontane dallo stereotipo del solitario highlander che suona i suoi lamenti al vento delle montagne brittanniche.

Si corre però un rischio con questo album. Se non si è avvezzi a questo tipo di sonorità si corre il rischio di annoiarsi al suono così a lungo ripetuto di strumenti medievali, mancanza di qualsivoglia tipo di forma canzone, carenza di parti cantate e atmosfere non facilmente applicabili alla vita di tutti i giorni. Attenzione, quelli elencati non sono difetti, ma ragioni per cui l'album dei Corvus Corax non è di facilissima ricezione. È, sia nelle atmosfere che nelle emozioni, qualcosa di molto lontano da ciò che si è abituati ascoltare; in effetti per gustarli a pieno andrebbero visti dal vivo, dove la loro energia trova la sua massima espressione. Si guardi alla abbastanza lunga Bibit Aleum: a parte il fatto che si tratta forse del pezzo meno ispirato del plotto, i lunghi percorsi musicali rischiano di creare rindondanza in uno spettatore poco abituato a queste sonorità, stesso discorso per Katrinka
In certi pezzi comunque non si potrà fare a meno di muoversi a ritmo di musica, come in Sanyogita, brano quasi orchestrale data la varietà di strumenti. Di nuovo i tamburi smuovono anche la parte più pigra dell'ascoltatore e lo trascinano in balli frenetici. Sul finire dell'album ci si ritrova con addirittura un pezzo quasi malinconico (Lamentatio Coelibatus). La festa è finita si può andare a dormire che domani aspetta un nuovo giorno di lavoro.

Venus Vina Musica alterna pezzi più ispirati ad altri meno e non è un album "facile"; eppure i Corvus Corax hanno ormai un successo mondiale, non più limitato alla natia Germania, quindi è evidente che ancora oggi la gente ha voglia di ballare come i propri antenati mille anni fa. Poco importa della fatica del lavoro e delle oppressioni del signore, la voglia di festeggiare c'è sempre e comunque e il gruppo con il nome del corvo imperiale sono i menestrelli girovaghi che realizzano il pieno successo di queste festività.

 

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