Mattafix - Rhythm and hymns

Scritto da Davide Dama, il 25 Agosto 2011

Potremmo stare a parlarne per ore, giorni, cavillando sul significato della categorizzazione in generi e sottogeneri, creandone di nuovi e dando nuovi significati a quelli esistenti, e sono sicuro ancora non riusciremmo a dipingere un quadro completo, pieno e rappresentativo della musica dei Mattafix. I due ragazzi prodigio Marlon Roudette e Preetesh Hirji, tessere piu' che eccelse del grande mosaico del pop britannico, rappresentano infatti tutto un universo fatto di intellettualismo pacato, cosmopolitismo attivo, solidarieta' ed impegno sociale: un tipo di musica che mischia nostalgia, denuncia ed affetti sinceri. Musica della gente.

E' anche vero, comunque, che le etichette discografiche hanno le loro esigenze, che non sempre sanno sposarsi coi modi preferiti dagli artisti: cosi' non e' fortunatamente stato per i Mattafix, che debuttano nel mainstream nel 2005 col clamoroso successo di Big city life, per poi tornare nel circolo dell'alta rotazione solo due anni dopo, con quella piccola gemma che e' Rhythms and hymns: un disco che racconta storie di un mondo lontano dal nostro, storie di vita quotidiana, di lotta per il pane e per i diritti civili con un gusto a meta' tra il trip hop ed il reggae.

Le intenzioni sociobelligeranti del disco sono ben manifeste sin dal beat pesante di Shake your limbs, e dalla profonda denuncia di Zola, artista sudafricano che collabora in diversi punti di questo disco col suo rap in lingua originale: ciononostante, non risulta fuori luogo all'orecchio dell'ascoltatore tutta quella serie di spiazzi jazz nel bel mezzo dei pesanti ritmi trip hop, come dei salotti elegantissimi e ben arredati nel mezzo del realismo piu' crudo delle vite descritte dai due giovani inglesi d'importazione. Pezzi come Living Darfur, Memories of Soweto, Freeman, Things have changed riescono benissimo in questa azzeccatissima alchimia di denuncia ed eleganza, ed abbracciano la coscienza per non uscirne piu': se i buoni Mattafix volevano usare la musica come veicolo di un messaggio importante, non si puo' dire non ci siano riusciti alla grande, a meno che non siate dei cuori di tenebra di conradiana memoria.

Un vero peccato che il progetto Mattafix sia in uno stato di coma da cui sembra destinato a non svegliarsi piu': Marlon Roudette e Preetesh Hirji hanno annunciato da tempo la prosecuzione solista delle rispettive carriere, non dando, comunque, alcun ufficiale colpo di grazia ad uno dei progetti musicali piu' freschi e benintenzionati degli ultimi anni. L'unica cosa che ci si puo' augurare e' che i due ragazzi dal grande cuore continuino nella loro lotta per l'universalismo di scuola Voltaire, forse con nuovi alleati, magari con qualche ascoltatore in piu'.

Voto 9

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