Beardyman - I done a album

Scritto da Davide Dama, il 01 Maggio 2011

Tanto per una volta, cominciamo dalla fine, dall'happy ending. Non fosse per una lunga e dolcissima serie di se e ma, I done a album, disco d'esordio dell'ecletticissimo Beardyman, si guadagnerebbe un 6 d'incoraggiamento, ben poco politico. Se il voto che leggete alla fine di questa recensione e' esattamente l'inverso, e' solo perche' quel beatboxer fuori dagli schemi che nella realta' risponde al nome di Darren Foreman e' un vero e proprio illusionista musicale. Perche' se fare un album intero con la sola voce non e' illusionismo, cosa lo e'?

Momento del ragguaglio tecnico: alzi la mano chi conosce il looping. Chi ascolta Dub FX, papa' spirituale del nostro Beardyman, parte avvantaggiato: il looping e' una tecnica di registrazione in studio (dai migliori usata anche in live) che consiste nel registrare brevi passaggi, di pochi secondi, della propria voce e metterla, appunto, in loop con delle strumentazioni come i kaoss pad. Storia lunga fatta breve: i beatboxer piu' folli e sperimentali, che della creazione di suoni con la voce sono maestri, usando questa tecnica sono capaci di creare interi brani (leggi anche: interi album) in cui ogni strumento che si sente, dal basso al piano, dalle percussioni al turntabling, e' frutto del beatbox. Mille suoni diversi, zero strumenti reali. Illusionismo.
La storia non finisce qua. Se il pioniere di questa tecnica fu Dub FX, i cui video ancora collezionano migliaia di visite, l'erede indiscusso del suo genio e' Beardyman, che ad un talento musicale fuori dal comune nel mondo del beatbox aggiunge una spiccatissima vena per l'intrattenimento (prima di questo album d'esordio ha fatto i soldi per anni solo grazie ai live) e per l'autoironia. Se, quindi, sulla copertina del disco c'e' un ghignante bambino (la cui espressione ricorda Aphex Twin) ed un water aperto, una ragione ci sara' anche.

Non so quanto sia stata chiara questa breve spiegazione, ma se avete almeno afferrato il concetto base che tutto quello che sentirete in questi 70 minuti di puro delirio e' frutto quasi esclusivamente delle ripetute distorsioni vocali di un omino inglese barbuto, farete presto fatica a credere alle vostre orecchie: lo stupore che chiunque ascolti per la prima volta Beardyman prova a vivere tracce profondamente ambient come Sativa steps, bhangra come Twist your ankal, old school rap come Smell the vibe o semplicemente fusion come Vampire skank e' talmente gigante da coprire anche la geniale idea di Darren di rendere l'intero disco un concept, in particolare quello di un coverage radiofonico minuto per minuto della fine del mondo.
Come se non bastasse, il tutto e' profondamente intriso di humour nero: nelle fasi meno musicali del disco, Beardyman si diverte ad inserire stacchetti radiofonici in cui esalta le sue doti di rumorista, imitando ora un concorso a premi vinto da un bambino delle elementari, ora uno spot con parecchie controindicazioni, ora il suono che Justin Bieber fa quando viene divorato da una dozzina di cani selvaggi. Un pazzo, un pazzo da legare, ma con i minuti che passano, Beardyman si trasforma nel pazzo da legare di cui non si puo' piu' fare a meno.

Morale della favola, se I done a album non fosse stato registrato in looping, sarebbe solo una collezione di tracce piuttosto banali, che mischiano solo qualche milione di stili diversi in un orgasmo di suoni differenti, roba da tutti insomma. Il vero valore aggiunto e' Beardyman stesso, che speriamo non tardi nel deliziarci ancora con una seconda perla di musica (?) vera: e se ancora non credete alle vostre orecchie, che Youtube sia vostro amico.

Voto 9

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