Alone (Bill Evans) / The Köln Concert (Keith Jarrett) / Vrioon (Ryuichi Sakamoto)

Scritto da Giorgio Chiara, il 24 Aprile 2011

 

Il pianoforte è probabilmente LO strumento per eccellenza. Da secoli continua a incantare con i suoi impareggiabili suoni e la carica emotiva unica che gli appartiene. Uno strumento che non si è fermato ad essere protagonista di una sola scuola musicale o di un singolo genere; quindi lo si trova nei grandi maestri classici della musica come Beethoven e Chopin, nel jazz, nel blues e nel rock e anche in molte canzoni pop. Universale è il suo utilizzo, forse perché è l'unico strumento in grado di poter sorreggere da solo anche più di un'ora di musica ed è perfetto per accompagnare qualsiasi altra forma musicale. Altro fattore che ne ha favorito la diffusione su così larga scala è la semplicità con cui lo si può far suonare: non servono virtuosismi polmonari come con il sassofono o l'oboe, né una lunga e faticosa ricerca dell'intonazione come nei strumenti fretless quali il violino o il violoncello. No, basta premere con la giusta forza dei tasti per far uscire suoni puliti e intonati (salvo che il pianoforte sia accordato, ovvio).

Ma è davvero così facile suonare questo strumento? Beh, si. E' facile suonarlo, ma saperlo suonare è tutt'altra cosa; farne uscire composizioni magiche in grado di incantare l'ascoltatore è cosa per niente facile o anche “solo” suonare a dovere le grandi composizioni classiche è un' impresa ardua. Ne sia esempio il grande Benedetti Michelangeli, che passava intere giornate di studio anche su una sola battuta per raggiungere la perfezione, trovare equilibrio nelle dinamiche, nella qualità del suono, nell'uso del pedale. Quindi non è facile saper suonare il pianoforte. Chiunque è in grado di farne uscire le note, ma riuscire a ricavarne un'estasi musicale è un lavoro da maestro.

Maestri sono Bill Evans, Keith Jarrett e Ryuichi Sakamoto; pur nelle loro profonde differenze riescono a conquistare i fortunati che odono la loro encomiabile musica. Il primo uno dei promotori del Modern Jazz che fece uscire il genere dallo swing e influì sul jazz di là da venire; il secondo uno degli eredi spirituali di Evans, il jazzista di maggior successo commerciale e colui che ha cambiato profondamente la tecnica dell'improvvisazione jazzistica; l'ultimo uno dei maggiori pianisti contemporanei, autore di numerose colonne sonore tra cui L'Ultimo Imperatore di Bernardo Bertolucci per cui vinse anche l'oscar. Di Bill Evans sono molto conosciuti i terzetti con cui rivoluzionò il jazz modale e sono passati in secondo piano i concerti solitari anche se Alone (1968) è considerato tra i più grandi capolavori per pianoforte solo, per cui ricevette anche un grammy, in questo album si trova quel Bill Evans che si isolava dal mondo e si rifugiava nel suo strumento, in solitudine, per dar vita ad una comunicazione emotiva senza pari. Al contrario le improvvisazioni per pianoforte solo sono proprio ciò che più di ogni altra cosa hanno reso celebre Keith Jarrett, il famosissimo Köln Concert del 1975, disco jazz tra i più venduti di sempre, è tra i capisaldi del genere e sempre viene ricordato per la sua maturità artistica e l'inimitabile capacità d'improvvisazione che le fanno da protagonista. Su lidi più sperimentali invece si muove Sakamoto nel 2002 con Vrioon, unendo il pianoforte all'elettronica dei computer di Alva Noto per trovare nuove vie compositive.

Diverso è il tocco che i tre pianisti danno alle loro opere: dove il giapponese è più vago e flebile, Jarrett e Evans immettono più energia nelle loro note il cui numero è decisamente superiore nei due jazzisti, a differenza di Sakamoto che porta avanti uno stile minimalista ma di grandiosa longevità pur nell'esiguità delle suo note e le lunghe pause di silenzio che intervallano i suoi interventi. Profonde le differenze da notare nel trasporto emotivo che vogliono risvegliare i tre. Jarrett sembra suonare per l'insieme, una grande musica d'insieme dove l'ascoltatore è protagonista in prima persona e attivo collaboratore dell'emozionalità della musica, è parte stessa della musica; trovando in questo insieme la serenità con se stessi e con il mondo. Gli spettatori del concerto di Colonia del resto sono partecipi al cd in quanto diverse volte si sentono colpi di tosse o risatine provenienti dalla platea e questo dona un tocco di genuinità al tutto. Dall'altra parte Ryuichi Sakamoto è proprio solitario, una stanza buia dove una solitaria luce illumina il pianista con il suo strumento e nella più totale solitudine esprime una calma ma struggente tristezza e chi ascolta deve trovarsi nella stessa situazione, da solo, per capire appieno il messaggio del giapponese e farsi trasportare da Vrioon nei meandri del proprio io. Una via di mezzo è Alone dove il musicista si isola dal mondo per entrare nello strumento e al contempo coinvolgere gli uditori nella tela musicale creata da Bill Evans; entrare in se stessi per raggiungere tutto il mondo.
L'improvvisazione concede la più totale libertà a chi suona e di questo si rendono protagonisti questi tre pianisti nelle loro tre opere: la libertà nell'esprimere loro stessi senza essere ristretti da una partitura da dover seguire, un copione che non farebbe altro che rimpicciolire la loro vena creativa. Tre registrazioni profondamente differenti ma accomunati dal pianoforte solo (salvo gli accenni elettronici minimalisti di Vrioon) e dall'improvvisazione libera. Il Köln Concert è da ascoltare in compagnia, Vrioon in solitudine e Alone immedesimandosi pienamente nella riflessiva e sensibile personalità di Evans, tutto l'opposto dell'eccentricità di Jarrett o l'apparente freddezza di Sakamoto.

Tre opere da ascoltare e riascoltare per catturare ogni singola nota in tutte le sue sfumature che caratterizzano i tre album. Sempre più viene confermata l'unicità del pianoforte come strumento unico nel panorama musicale, in grado di regalare emozioni irripetibili, che venga suonato tenuemente come da Sakamoto, energicamente come Jarrett o con rilassata malinconia come Evans.
Sì, è vero... il pianoforte è lo strumento principe, non è un caso se tutti i grandi compositori del passato erano dei maestri di questo e ancora oggi è amato e suonato più di ogni altro.

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