Incubus - Make Yourself

Scritto da Evilkittie, il 22 Agosto 2009

In occasione dell'uscita della loro prima (e spero non ultima) raccolta di singoli, ho deciso di celebrare l'occasione rispolverando uno splendido album di un valido gruppo, lavoro che rappresenta una pietra miliare per il suo genere, ed una delle più curate cartoline di quella discussa corrente sonora che si diffuse a cavallo tra gli anni novanta e l'inizio del 2000. L'album in questione è Make Yourself mentre il gruppo di cui sto parlando sono gli Incubus.
Make Yourself, follow-up del già fortunatissimo S.C.I.E.N.C.E. uscito relativamente poco tempo prima, in sostanza ricalca quelle che sono state fino a quel momento le attitudini, le sonorità e le principali influenze che i californiani guidati dal carismatico frontman Brandon Boyd hanno saputo mescolare a regola d'arte, rifinendo il tutto da un punto di vista compositivo e correggendo quei pochi errori di gioventù presenti nel già notevole album precedente. Make Yourself è un perfetto esempio di album crossover: gli elementi di alternative rock, funk ed elettronica si fondono assieme in un'unica schizofrenica e psichedelica lega, regalando episodi degni di entrare nell'antologia del rock moderno.
L'album sboccia come un fiore con Privilege, e mai opener poteva essere più azzeccata di questa. Qui vì sono concentrati tutti gli elementi che si troveranno nelle tracce successive: le pause abbellite da parti di basso, batteria e scratch, le improvvise e trascinanti ripartenze condite dalla coinvolgente voce di Boyd. Si replica subito con la traccia successiva, Nowhere Fast, che si apre con un mix psichedelico di chitarre scordate ed effetti, per poi esplodere nel suo riff, e rallentare di nuovo nelle emozionali strofe con un Boyd sempre più protagonista. La seguente Consequence non aggiunge molto altro rispetto alle prime due tracce, e ci introduce a quella che è la perla del disco. The Warmth è una fusione di synth anni ’80, melodie reggae, e di una certa spiritualità che si cela dietro le dolci note interpretate da Brandon. Il pezzo culla dolcemente con le sue docili vibrazioni emotive, dalle quali veniamo bruscamente svegliati dalla seguente When It Comes, che vede riprendere i ritmi serrati, le sperimentazioni elettroniche e le versatili interpretazioni dell’apertura del disco. La seguente Stellar, come da titolo, trasporta in una dimensione parallela, con i caratteristici suoni distorti di chitarre ricoperte effetti, effetti che vengono poi strappati via nel tema principale. La title-track Make Yourself non aggiunge molto altro a quanto espresso fin’ora, se non un’altra maiuscola intepretazione del frontman che si divincola funambolicamente ricordando a tratti i virtuosismi di un certo Mike Patton, leader dei Faith No More e non solo. La seguente Drive è forse uno dei brani degli Incubus noti ai più: una lenta ma non troppo ballad di chitarra classica, che molti sicuramente ricorderanno per l’originalissimo video. Uno dei singoli più conosciuti e meglio prodotti dal punto di vista “radiofonico”, e quindi uno degli episodi più orecchiabili del disco. Mentre nella ruvida Clean e nella strumentale Battlestar Scralatchitica gli Incubus riprendono per un attimo il treno degli esordi, con le tipiche percussioni tribali ed il funk-rock psichedelico che li ha contraddistinti per tutta la loro prima parte di carriera, in Miss You danno di nuovo dimostrazione di poter comporre ottime ballate ad alto tasso emotivo, senza mai cadere nella banalità. Il disco si avvia al termine ma nelle ultime battute il gruppo cerca di raccogliere le idee fin’ora espresse, e concetrarle in due tracce che risulteranno fra le migliori dell’intero lavoro. Pardon Me, il terzo singolo estratto, è un brano potente e aggressivo, dallo struggente tema centrale in cui Boyd da forse la sua prova più convincente. Gli Incubus di questa fase sono quelli espressi in Pardon Me, quelli dei toni sì aggressivi ma anche capaci di tirare fuori dal cilindro la melodia ad effetto, e forse anche per far risaltare il paragone fra ciò che erano e ciò che sono in quel momento, decidono di accostarla all’ultima Out From Under, una scheggia impazzita forse uscita proprio dal repertorio di SCIENCE, con la quale gli Incubus chiudono questa loro terza fatica.
In conclusione, Make Yourself è L’Album degli Incubus, il loro lavoro più completo e capace di accontentare più o meno qualunque palato. L’album che fra l’altro segnerà la fine di una fase per il gruppo, che da questo punto in avanti comincerà a produrre dischi molto più accessibili, perdendo un po’ della loro verve sperimentale.

Voto: 8/9

 

 

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