Caparezza - Il sogno eretico

Scritto da Davide Dama, il 02 Marzo 2011

ImmagineIn un paese normale non venderebbe i suoi dischi, dice il ministro Rotondi. Ripugnanti testi contro l'Italia e gli italiani, dice quel bell'uomo di Klaus Davi. Contro i milanesi, ci tiene a precisare. Ora, credeteci o meno, ma dalle bocche di questi due uomini cui molti non darebbero un soldo anche tenessero la bocca chiusa, sono uscite, una volta tanto, e sicuramente per caso, delle parole sensate. Caparezza in questo paese vende dischi proprio perchè l'Italia è un paese non strano, ma paradossale: ed i suoi testi sono effettivamente delle fotografie ironiche dei malesseri sociali di chi ci sta attorno. Peccato che, e qui l'atavico pessimo gusto della coppia Davi-Rotondi torna vivo e vegeto, nessuno capisca come la malizia del riccioluto di Molfetta sia mossa proprio da un sincero affetto per il glorioso passato artistico dell'Italia. Sì, perchè prima di Berlino 2006 l'Italia esisteva già.

Ora, chi conosce Caparezza da qualche anno non può fare altro che fremere ogni volta che sente l'annuncio di un nuovo disco. Il più eclettico rapper italiano ha dimostrato coi fatti, nel corso della sua carriera, di essere capace di virtuosismi lessicali degni dei grandi maestri della vecchia scuola, uniti ad un senso per il sociale del tutto fuori del comune nella scena hip hop moderna. Quattro album pubblicati, non un colpo a vuoto: quello che Caparezza tocca diventa oro, in tutti i sensi. Le sue finezze filosofiche sono apprezzate anche dai meno avvezzi al genere, e di certo la EMI non deve aver accolto la decisione di Michele di passare a Universal con tanta allegria. Poco male, perchè Il sogno eretico, album uscito da poche ore, si impone per finezza degli arrangiamenti e delle liriche, dimostrandosi un lavoro maturo, attivista e soprattutto completo: non ci sono pezzi fuori forma come in Le dimensioni del mio caos, il filo narrante è molto più evidente che in Habemus Capa. Michele ha deciso di fare una summa di tutte le sue capacità creative espresse dal 2000 ad oggi, ed il risultato è grandioso.

La formula è la stessa de Le dimensioni del mio caos: tutti i pezzi sono legati da una sorta di racconto immaginario, stavolta meno marcato che nell'album del 2008, e forse un poco stereotipato: un sogno. Poco male, un compromesso che, tutto sommato, lascia sfogo alla rabbia di Caparezza (perchè di tale si tratta, stavolta) sin dalle prime battute: dopo la doppia intro Nessun dorma e Tutti dormano, le accuse partono a raffica: dapprima alle case discografiche che vendono cantanti e non musica (Chi se ne frega della musica), poi all'ipocrisia storica la cui vendetta il dito medio di Galileo (conservato in una teca sottovuoto) sta ancora aspettando (Il dito medio di Galileo), infine alla chiesa del medioevo che accusò di eresia personaggi come Giovanna D'Arco, Girolamo Savonarola e Giordano Bruno (Sono il tuo sogno eretico). Queste prime tracce delineano le fondamenta del disco: i personaggi davvero dotati di senso critico sono stati eretici per colpa o per merito (chi ha detto che sia una cosa negativa?) dei boia illetterati che li circondavano, e nel 2011 le cose non sono cambiate, a causa di un sistema socioeconomico che sopprime l'arte. Quella vera.
Da qui in poi, le fotografie dell'Italia moderna si succedono in rapida sequenza, con dei grandi punti interrogativi disegnati sopra a pennarello: perchè non abbiamo risposte alle domande giuste (Cose che non capisco)? E' colpa del popolino che ci sta attorno (La marchetta di popolino)? O del sistema italiano, cui è preferibile uno qualsiasi in Europa (Goodbye Malinconia)? Perchè la casa è diventato il posto meno sicuro dove vivere (House credibility)? Perchè essere premier ti da il diritto di legalizzare il falso in bilancio ma non l'erba dei rastaman (Legalize the premier)? Il mondo finirà davvero nel 2012 (La fine di Gaia)? Dio è davvero contento del modo in cui le chiese lo adorano (Messa in moto)? Ma soprattutto: chi è il padre di Luke Skywalker (Kevin Spacey)?

Orgasmi di parole. Punto. Non esiste altro modo per definire il flow di Caparezza: i concetti che si concatenano nei suoi testi sono ora carezze su basi 1980, ora pugni in faccia su chitarre elettriche, baci e schiaffi, sussurri e urla isteriche. E' questa la chiave del successo di Caparezza: reinventarsi costantemente su suoni sempre differenti, pur mantenendo una formula di base invariata fatta di giochi di prestigio letterari e citazioni a non finire. Eppure.
Eppure arriva Non siete stato voi. Il trionfo. Un pezzo lento, trascinato, che cresce nella sua maestosità solo col tempo, col passare dei minuti, col passare delle accuse ai governi corrotti, di qualsiasi colore, che opprimono l'Italia da decenni. Un pezzo che non ci si sarebbe aspettati da Caparezza, per una volta diretto come un colpo da KO e meno sibillino. Un pezzo che non si può che amare, se si capisce come gira davvero il nostro paese. Un inno alla libertà. Un'eresia. Un sogno. Il sogno eretico, appunto.

Dopo un pezzo del genere, chiudere un album e' difficile. Arduo è il compito di La ghigliottina, che comunque se la cava benissimo a rispolverare il mood sociostorico delle prime tracce, chiedendo aiuto a Danton quanto alla rivoluzione: il sogno finisce, suona la sveglia, e le uniche cose che rimangono nella bocca di Caparezza sono una serie di siringate dolorosissime, di freddure, di istantanee non sviluppate. Profetiche. Ti sorrido mentre affogo è inquietante a dir poco. Il miglior modo esistente per chiudere un album folle da legare, eretico nel senso più colto del termine.

Il senso critico, ecco il vero cardine dell'album. Qualcosa sembra limitare la capacità di giudizio di tante, troppe persone: cosa che al buon Michele non va proprio giù. Neanche un poco. Una sensazione che chi lo ascolta si porta dietro dal 2000, e che il rapper finalmente ha deciso di distillare in un disco 100% Caparezza, praticamente privo di difetti, parecchio alcolico ed inebriante, ma per niente sotto il monopolio dello stato, come gli altri superalcolici che profumano di fragola. Questo sa di assenzio. Finalmente. Consacrazione no, leggenda sì. Come il fruttosio.

Voto 9,5

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