Faith No More – King For A Day, Fool For A Lifetime

Scritto da Giulio Bernardini, il 25 Dicembre 2010

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Come si sa, gli anni novanta hanno segnato, nel bene e nel male a seconda dei variegati punti di vista sull’argomento, il vero grande turning-point del panorama rock internazionale, con la definitiva consacrazione al successo di realtà musicali appartenenti a generi e background considerati, fino ad allora, riservati ad una nicchia nemmeno troppo esclusiva. Gli anni novanta, hanno mostrato ai grandi nomi del rock, e della musica in generale, che un rinnovamento delle “fila” era possibile se e soltanto se si sarebbero rimescolate le carte in tavola, se e solo se sarebbero prevalse le grandi novità e gli originali personalismi di alcuni grandi geni rimasti per lungo tempo incompresi. Gli anni novanta sono stati indubbiamente innovatori e portatori di una nuova linfa vitale nel panorama musicale, linfa che avrebbe poi fornito la giusta dose di inventiva ispiratrice in grado di traghettare alla ribalta la stragrande maggioranza di quelli che noi, ad oggi nel 2010, consideriamo i grandi nomi dell’alternative rock et similia. Una piccola rivoluzione durata il tempo di qulche disco “must to have”, ma che avrebbe poi spalancato gli sguardi di numerosissimi futuri artisti moderni di successo verso nuovi orizzonti fino a quel momento inesplorati. Uno di questi folli pionieri rispondeva al nome di Mike Patton: quest’uomo è ad oggi considerato come fra i membri capostipite dei cervelli della musica moderna, in grado di spaziare con successo ed innaturale facilità da un progetto all’altro, talmente abile da poter essere oggetto di numerosissime attenzioni da parte di certi nomi rinomati e canzonati del panorama pop, che lo vorrebbero come executive producer di un qualche disco (Madonna è un nome preso a caso dal mucchio). Ovunque quest’uomo ha avuto occasione di militare, le sue gesta (musicali ovviamente) hanno lasciato impronte indelebili di originalità, capacità compositive ed autentiche forme di genio. E allora quale miglior modo di cominciare a raccontare l’invidiabile carriera di questo personaggio, se non quello di prendere in considerazione uno dei dischi meglio riusciti della discografia della band che ha portato alla ribalta il suo nome? Stiamo parlando dei Faith No More, e l’opera in questione è King For A Day, Fool For A Lifetime.

King For A Day, Fool For A Lifetime è un disco adatto ad ogni occasione: è un disco che potrebbe essere definito... Versatile. Vi tornerebbe cioè utile nelle occasioni più disparate. Potreste vedervi obbligati ad impiegarlo nei momenti di delirio e collera più incontrollabili come efficiente valvola di sfogo, o quando dovreste affrontare la durezza e la tenacia di quel dannato Long Island che non vuole saperne di andare ne giù ne su per la trachea, in un turbine di depressioni ed eccitazioni multiple tipiche di un trentenne in-carriera, in-soddisfatto, scaduto, poggiato al bancone di un bar qualunque, in un contesto di mediamente accentuato squallore, che vede i suoi tempi migliori della oramai andata gioventù scorrersi davanti agli occhi un po’ come un film muto anni ’20. Queste due dissimili situazioni citate, frutto della contorta immaginazione di chi vi scrive, non vi devono suggerire l’idea di un disco suddiviso in due parti distinte. No, chi ha ordinato la tracklist dell’opera era evidentemente affetto da doppia personalità, e questa palese forma di schizofrenia acuta, si ripercuote logicamente su ciò che il disco vorrebbe cercare invano di trasmettere. Non c’è però alcun messaggio preciso: i brani sono emozionalmente estremamente eterogenei, anche se il nervosismo, l’instabilità, l’equilibrio precario dell’animo, e l’ira incontrollata possono essere buoni denominatori comuni. Regna un apparente irrisolvibile disordine, dietro il quale però si cela un disegno ben preciso: quello dell’instabile psiche dell’uomo tipo della classe media: un Michael Douglas di “Un Giorno Di Ordinaria Follia” per intenderci. Gli individui del mondo globalizzato, hanno un umore che definire irreversibilmente altalenante è dire poco: stress da lavoro, solitudini, tensioni... Tutto questo traspare chiaramente dalla folle impostazione emotiva data al disco, fatta di sfuriate di rabbia omicida (Get Out, Cuckoo For Caca, Ugly In The Morning, tre esempi di uragani di potenza e collera) alternate a improvvise schiarite, in corrispondenza delle quali troviamo forse gli episodi più introspettivi e “personali” del disco: Evidence, una ballata dalle atmosfere decisamente catchy, e Caralho Voador, in quanto a mood analoga alla precedente ed arricchita da una particolare sequenza in lingua portoghese. Sia nel lato A che nel lato B dell’interessante dualismo di personalità presente in quest’opera, Mike Patton dimostra una padronanza del suo strumento, la voce, davvero invidiabile per chiunque, saltando senza problemi di sorta dalle fasi più concitate a quelle caratterizzate da atmosfere più rilassate, mostrando due enormi qualità: la versatilità, e la Personalità, con la P maiuscola. Musicalmente, l’opera si dimostra estremamente variegata, in grado di soddisfare una moltitudine di palati. Alla potenza esplosiva di matrice funk-metal, in sospensione fra l’hardcore-punk della già citata Get Out, di The Gentle Art Of Making Enemies e del dirompente singolo di lancio Digging The Grave, troviamo componimenti forse meno immediati ma non per questo mal riusciti: dall’impronta ska di Star A.D., caratterizzata da linee di fiati davvero accattivanti sullo sfondo e ottime parti di chitarra funk a corredo, alla particolare fusione fra rock e gospel di Just A Man, dove l’infinito carisma vocale di Patton è accompagnato da voci nere di sottofondo da togliere il fiato.

Inutile descrivere questo disco traccia per traccia, vista la sua eterogeneità e il vastissimo range di emozioni che quest’opera potrà regalarvi a più riprese. Semplicemente, tirando le fila, avrete a che fare con il disco rock più completo, diretto ed esplicito degli ultimi 20 anni.

Voto: 10, e buon Natale.

 

Tracklist

  1. Get Out
  2. Ricochet
  3. Evidence
  4. The Gentle Art of Making Enemies
  5. Star A.D.
  6. Cuckoo for Caca
  7. Caralho Voador
  8. Ugly in the Morning
  9. Digging the Grave
  10. Take This Bottle
  11. King for a Day
  12. What a Day
  13. The Last to Know
  14. Just a Man

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