Metallica - ...And Justice for All

Scritto da Mattia Schiavone, il 17 Dicembre 2010

Siamo a Ljungby, un’innevata cittadina della Svezia. E’ la sera del 27 Settembre 1986 e due vecchi amici in viaggio con la loro band nel pullmino del tour si stanno giocano con una partita a carte il letto vicino al finestrino. La partita viene vinta dal ventiquatrenne Cliff Burton, che nella notte perderà molto più di quanto vinto. E’ notte fonda quando il pullmino si ribalta. Burton viene sbalzato fuori dal finestrino e rimane schiacciato sotto il bus. In una frazione di secondo la vita della mente principale della più grande band metal del momento viene spazzata via.

James Hetfield e Lars Urlich sono disperati. Dopo aver sfornato in cinque anni le tre pietre miliari del thrash metal hanno perso il loro migliore amico e mente del gruppo. Ma Kirk Hammett, sconfitto in quella maledetta partita di carte, è più che disperato, non riesce a farsi una ragione di quanto accaduto. Per mesi, molti mesi, i tre pensano di ritirarsi dalle scene, incapaci di continuare dopo l’incolmabile vuoto creato dal lutto, ma sostenuti anche dai familiari del defunto bassista, decidono di continuare a fare ciò che più era piaciuto al loro migliore amico.
Furono aperte le audizioni per un nuovo bassista e dopo aver puntato sull’amico di Hammett Les Claypool, i quattro scelsero l’ex Flotsam And Jetsam Jason Newsted, che però partecipò poco alla composizione del nuovo album, non partecipando nemmeno al mixaggio. Ciononostante, il nuovo arrivato si inserì perfettamente nel contesto del gruppo, mettendoci la necessaria aggressività e partecipazione e dimostrandosi anche in sede live all’altezza del compito.

…And Justice For All è un album che però si stacca dai tre precedenti. Dedicato all’amico scomparso, non presenta il suono grezzo di Kill ‘em All e si distacca dal tipico accostamento di melodia e violenza presente in Ride The Lightning e Master of Puppets. La media durata delle canzoni aumenta, le tracce diventano più articolate, studiate in ogni minima parte, sono presenti molti più fraseggi tecnici che non negli album precedenti. Il contributo da parte di tutti i musicisti è elevatissimo. Newsted, come abbiamo già detto, si adatta perfettamente al ruolo, dando spazio alla grande abilità tecnica. Sarà impossibile raggiungere il predecessore, ma il ragazzo non se la cava per niente male. Anche Lars Urlich fa la sua parte, dietro alla veloce batteria tipica dei Four Horsemen. Kirk “Whammett” si dimostra (come se ce ne fosse bisogno) il “solito” chitarrista tecnicamente perfetto, che riesce anche a dare emozioni, forti emozioni all’ascoltatore, incidendo assoli suonati alla velocità della luce, eppure carichi di affetto e rabbia per la grave perdita. Chiude il lavoro James Hetfield, ottimo alla voce, come alla chitarra, in perfetta sintonia con quella di Hammett.

L’album si apre in crescendo con un accostamento di chitarra e basso, che culmina nella violenta Blackened, una delle tracce più veloci dell’album. Le chitarre cariche di odio e rancore tritano l’orecchio dell’ascoltatore e non fanno di certo rimpiangere i vecchi tempi. La title-track …And Justice For All si rivela fin da subito una delle tracce migliori dell’album. Intro delicata e dolce, che sfocia nella martellante batteria di Urlich. Il pezzo, della durata di oltre nove minuti, è la prima sorpresa della piccola svolta intrapresa dai quattro e varia da tratti veloci a tratti lenti e cadenzati. Passando per la successiva Eye Of The Beholder con velocità leggermente abbassata e riff sempre più articolati ed intricati si arriva al grande classico, la canzone che molti giudicano come il capolavoro dei Metallica. Strutturata similmente alle primi ballate Fade To Black e Welcome Home, One è ispirata al film pacifista “E Johnny Prese Il Fucile”, in cui un soldato colpito da un mortaio perde udito, lingua, occhi, gambe e braccia. Ad una prima parte più melodica e angosciante, segue una seconda in cui le chitarre, sostenute dal doppio pedale di Urlich, prendono il posto delle mitragliatrici e Hammett ci regala un assolo stratosferico, votato come settimo tra cento dai lettori di World Guitar.

La quinta traccia The Shortest Strow è ben ritmata, ma forse di un livello leggermente più basso di quanto sentito finora. Con Harvester Of Sorrow si risale a livelli maggiori. La lunga introduzione, la voce di Hetfield e i riff cattivi riescono a sprigionare potenza anche in un pezzo non necessariamente veloce. Dopo l’ascolto di The Frayed Ends of Sanity, forse la canzone meno interessante dell’album, si arriva al secondo capolavoro, la strumentale To Live Is To Die. Dedicata a Cliff Burton, contiene gli utlimi riff e le ultime frasi scritte dal bassista prima di morire. Dopo un intro acustica, riff potenti e assoli veloci e toccanti trasmettono tutta la rabbia e la disperazione per la perdita del caro amico. Il pezzo si conclude con lo stesso arpeggio acustico che l’aveva introdotto e dà il via all’ultimo micidiale massacro sonoro, Dyers Eve, il pezzo più veloce e violento dell’intero album.

La track-list è strutturata come le precedenti, abbiamo in prima e ultima posizione i pezzi più thrash e violenti, in seconda la title-track e in quarta la ballata. Ma nonostante questo molto è cambiato dai primi tre album. …And Justice For All è un album molto più complesso da digerire, necessita di numerosi ascolti per essere apprezzato come davvero merita. Un'ottima risposta della band al trauma, che dimostra la forte volontà di continuare. Sarà però l’ultimo grande album dei quattro californiani, che con il successivo Black Album, si sposteranno su lidi più calmi, per poi toppare clamorosamente con i lavori successivi.

Voto: 9

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...