Mistaman - Anni senza fine

Scritto da Davide Dama, il 16 Dicembre 2010

IMMAGINEIl rap è un mondo strano, ma strano forte. Ogni nazione che conosca un movimento hip hop sembra vivere regole proprie, che la caratterizzano a modo proprio: l'Italia non fa eccezione e, se fino a poco più di un decennio fa si poteva tranquillamente dire che lo stivale fosse un punto di riferimento nell'underground europeo, nel 2010 del movimento italiano si salvano solo i nomi sconosciuti, in faccia a chi per sfondare fa rime sul sesso ed i malcostumi...propri. L'eroe di cui vogliamo parlare oggi è di Treviso (un buon rapper che viene dal nord, quasi una contraddizione in termini), ed ha sempre voluto caratterizzare la propria produzione con beat da vecchia scuola e liriche ultraimpegnate: vi presento Mistaman.

Il ragazzo ha fatto la gavetta, eccome se l'ha fatta. Debutta nel mondo underground con i Centro 13, e non tarda a farsi notare per le skill pressocchè perfette, sia in studio che in freestyle: nessuna parola di Mistaman sembra mai non essere stata scelta dopo ore di riflessione, cosa tanto fuori moda nel mainstream rap che tutti conosciamo. Anni senza fine, anno 2008, consacra definitivamente il giovane trevigiano alla popolarità, sì, ma a quella di chi se ne intende: ed è chiaro perchè sin dalle prime note e parole di Se solo avessi, che segue la proverbiale Intro dei dischi hip hop. Nessuna delle barre sembra non essere frutto di una riflessione profonda, profonda almeno quanto le tematiche del rapper trevigiano stesso, che ama trattare problemi sociali, come disoccupazione, alienazione, spiritualità, piuttosto che raccontare le sue serate nei locali. E' un vero piacere, infatti, far scorrere la prima mezz'ora del disco: avevamo lasciato Mistaman nel 2005, in preda al raptus autocelebrativo di Parole, ed ecco come lo ritroviamo: l'indaginosa Chi sei, le stilose Non ci butti giù e MISTAMAN, la psichedelica Superfunkycrazyfuturisticpsychojoint sono grandiosi pezzi vecchia scuola, che ben fanno da antipasto alla prima perla del disco, quella Escalation che, anche grazie ad un ispiratissimo DJ Tsura, rievoca gli anni d'oro dell'underground italiano, quei tempi in cui ancora le liriche parlavano del piacere di vivere su note psichedeliche d'ambiente (Frankie HI-NRG MC si senta pure chiamato in causa). Ogni disco underground che si rispetti non si fa mai mancare una traccia che parli del degrado della TV, ed infatti ecco comparire la fantasiosissima Te-le-co-man-do, ultima vera e propria isola di critica prima di un finale di disco caratterizzato da uno stile fresh, gradevolissimamente fresh, fatto di note a metà tra il jazz rap ed il reggae rap, quelle di La mia musica, Cosa c'è che non va, Quello che non fai, So che ci sei e la gradita prestazione di Frank Siciliano, che da troppo non si faceva sentire, in Mille richiami. Tutto lascerebbe pensare ad una grandiosa closing track nello stile spirituale di The escapist, scuola The Streets, ed invece ecco che il buon Mistaman tira fuori dal cilindro, in piena zona Cesarini, la perla di liricismo e finezza 100 barre, vera e propria tempesta di punchline, per ricordare a chi se lo potrebbe essere scordato durante il tutto sommato tranquillo Anni senza fine che Alessandro Gomiero, se solo vuole, con le parole sa distruggere quello che gli pare, come ai tempi d'oro del freestyle.

Nel 2010 si potrebbe tranquillamente dire, mutuando una citazione a Nietzsche, che il movimento hip hop italiano sia morto. Se, però, ci sono ancora valide ragioni per approfondirlo oltre la facciata mainstream, una di queste è sicuramente rappresentata da Mistaman, uno di quei carboni ardenti smorzati dalla massa di rapper ben meno dotati, ma in superiorità numerica. C'è solo da sperare che qualcuno cresca seguendo le orme di questi artisti, o tra qualche anno sarà davvero finita: altro che Fino a qui tutto bene.

Voto 9

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