Muse - Black holes and revelations

Scritto da Davide Dama, il 28 Novembre 2010

ImmagineC'è sempre stata una certa componente di misticità nei lavori dei Muse: sin dai suoi esordi, il terzetto inglese si è sempre dimostrato particolarmente sensibile non solo alla qualità della musica, presentando un alternative rock di pregevolissima fattura, ma anche all'estetica, alla retorica legata alle note: i testi fumosi e l'eleganza delle voci sono stati da sempre marchi di fabbrica Muse, abbastanza da portarli al successo planetario. E' difficile cercare di fare sempre meglio in condizioni del genere, ed infatti, lo sforzo che nel 2006 diede alla luce Black holes and revelations a molti sembrò un mezzo passo falso, dato soprattutto l'occhio perennemente strizzato alla facilità d'ascolto: un'opera meno sinfonica, meno elegante forse, ma che porta per la prima volta il trio alle migliori vette dello space rock, fatto di testi, suoni ed atmosfere quasi fantascientifiche, appunto, da space opera.

Per capirci: non che le sonorità di quest'album rinneghino del tutto il passato rappresentato da Showbiz, Origin of simmetry e Absolution: semplicemente, c'è qualcosa, sin dai tiratissimi synth di Take a bow, traccia d'apertura, che fa capire sin dall'inizio che le cose si stanno evolvendo nella direzione del cielo, di un'elevazione ad una realtà superiore, con una leggerezza e serietà da far invidia a tanto, tanto rock contemporaneo. Ed allora, ecco che la prima mezz'ora di disco viaggia a velocità stellari (è il caso di dirlo), tra l'azzeccato coro chitarra distorta-piano di Starlight, l'agrodolce incubo in musica Supermassive black hole, l'epica e coraggiosa Map of the problematique, la trascinata e malinconica Soldier's poem: Bellamy e compagni riescono a dipingere un universo di emozioni e atmosfere diverse e complementari, curiosamente simili a quelle dei migliori lavori di fantascienza della vecchia scuola: sfido gli amanti della letteratura a non sentire amplificata la sensazione di eroismo di certi libri di Asimov all'ascolto di un pezzo come Invincible. Se, però, nelle appena passate tracce il disco sembra adagiarsi su BPM ben più moderati, l'impressione viene immediatamente smentita dalla velocissima ed inquietante Assassin, che introduce una parte finale di disco caratterizzato da sonorità, passate il termine, alla space Morricone.

E così, se nella parte finale della meravigliosa Exo-politics già si intravedono delle sonorità da spaghetti western, la successiva City of delusion si apre sfacciatamente su un riff di chitarra acustica che potrebbe benissimo essere tratto da Per un pugno di dollari, almeno fino a quando il basso e le percussioni non prendono il controllo sotto la voce di Bellamy. Senza intralci è, invece, la seducente e struggente Hoodoo, vera e propria incarnazione di questo stile a metà tra la fantascienza musicale e il vintage cinematografico che tanto ricorda Cowboy bebop. Gloriosa conclusione del disco è la cavalcata di Knights of Cydonia, vero e proprio inno spavaldo all'amore ed al coraggio urlato in faccia ai buchi neri ed alle epifanie.

Un album plastificato? Forse sì, inutile fingere. Black holes and revelations non è di certo il migliore album dei Muse. Eppure viene incredibilmente difficile parlare delle tracce una alla volta, perchè Black holes and revelations sembra avere senso, sembra avere vita propria solo se ascoltato per intero, vivendo l'esperienza di questo viaggio nello spazio, alla ricerca della vera natura dell'essere umano. Non un capolavoro, forse, ma decisamente da non sottovalutare, come troppu fanno.

Voto 8,5

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