Janelle Monae - Metropolis (suite I)

Scritto da Davide Dama, il 15 Novembre 2010

ImmagineDiciamocelo in faccia: una grossa, enorme fetta del mondo della musica moderna fa pena, senza mezzi termini. Assoluta mancanza di creatività, di temi da trattare, di voglia di elevare culturalmente chi la ascolta: queste sono le ragioni per cui le persone con un poco di cervello si rifugiano nella musica alternativa, ed in altri generi e sottogeneri tanto lontani dai riflettori. La deformazione naturale che ci è stata in qualche modo inculcata da anni a questa parte vuole, tra le altre cose, che una giovane ragazza di colore, piuttosto attraente e dotata di una voce buona sia destinata a diventare regina dei rotocalchi e delle stazioni radio nel periodo estivo: ciononostante, quella ventata di novità che risponde al nome di Janelle Monae non solo risponde alla descrizione che abbiamo appena fatto, ma produce anche musica di grande qualità, con un contesto da veri intenditori.

Il 2010 l'ha vista rilasciare un album di grande impatto, The archandroid (suites II, III), ma in questa sede vogliamo mettere la lente d'ingrandimento sul punto in cui la carriera di questa talentuosissima ragazza comincia: o meglio, dove inizia la cavalcata di Cindy Mayweather, l'androide ribelle di cui i dischi della Monae sono fonoromanzo. Avete sentito bene: musiche a metà tra il modern soul e l'hip hop, una trama fantascientifica abbastanza lunga da meritare la suddivisione in stanze, come un'opera, ed un gran talento alla voce. Tutti fattori che dovrebbero rendere, come di fatto fanno, Metropolis (suite I) un piccolo diamante nella costellazione della musica alternativa recente, nonostante sia solo un EP.

Meno di mezz'ora, ma basta a catturare l'attenzione dell'ascoltatore e portarla in un'altra dimensione, guidata dalle parole e dall'atmosfera iniziali di March of the wolfmasters, che ci narra di un governo dispotico, di cyborg innamorati e caccia aperta al loro disassemblamento. L'estasi musicale vera e propria comincia però con Violet stars happy hunting!, a metà tra soul, sperimetazione ed hip hop, in cui possiamo godere senza tanti filtri della meravigliosa chiarezza, potenza e tecnicità della voce della Monae, che si prolunga senza interruzione nella scatenata ed irresistibile Many moons, più vicina agli Outkast che agli Gnarls Barkley, in cui un vivace organetto scandisce l'inesorabile marcia della ragazza stessa verso il consacramento ad artista fuori di testa, che cambia registro con una facilità disarmante, alla faccia di gente come Lady Gaga, Rihanna e Miley Cyrus, come se cantare con tanta fantasia ed intensità le gesta di una cyborg innamorata fosse cosa da tutti, o da tutti i giorni. Per non parlare del fatto che nel cortometraggio dedicato alla canzone, la Monae mette in bella mostra anche le sue qualità da attrice, intrattenitrice...e modella autunno/inverno. Anche l'incanto di Many moons però sparisce, per lasciare il posto alle atmosfere sognanti di Cybertronic purgatory, medley che introduce il brillante finale Sincerely, Jane, terza vera e propria traccia dell'EP, in cui esplode nelle orecchie dell'ascoltatore, nel caso non se ne fosse accorto prima, la qualità degli arrangiamenti di una Monae in formissima. C'è anche spazio per un paio di scratch di buona qualità prima del fade out definitivo, che lascia le cuffie di chi ascolta desolantemente vuote, dopo un gran bel viaggio di mezz'ora, fatto di realtà virtuale dipinta col grammofono.

Tempo di tornare alla realtà: grazie al cielo, la Monae è stata notata da qualcuno con i soldi. Big Boi, metà meno bighellona degli Outkast, ha notato anni fa la ragazza, e l'ha coltivata dandole carta bianca, permettendole di esprimere il suo potenziale esplosivo nel recente The archandroid (suites II, III), che ha lasciato a bocca aperta milioni di amanti del soul. Non c'è che da sperare che la ragazza non si perda per la sua strada, perchè rappresenta davvero la risposta più fantasiosa degli ultimi anni allo strapotere della musica pop.

Voto 9

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