Reveille - Bleed the Sky

Scritto da Sonny, il 15 Ottobre 2010

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Chi non ha mai sentito denominare band come Limp Bizkit, o gli stessi Linkin park, un gruppo Rapcore?
Sicuramente tanti di voi, ma è bene precisare un paio di cose. Il genere Rapcore nasce dalla fusione di due rilevanti generi musicali come Hardcore Punk e Rock Rap, quest'ultimo in parte presente nelle sonorità dei due gruppi sovracitati, ma che probabilmente non permette a nessuno dei due di venire etichettato con il genere di cui stiamo parlando. I Reveille nascono alla fine degli anni '90, pubblicano una demo con poche tracce ma fanno subito attirare attenzione su di essi, specialmente da parte della Elektra Records, label che noi tutti conosciamo.

Debuttano con l'album Laced nel 1999, uno degli anni che ha segnato l'inizio del tanto famoso e non troppo amato Nu Metal, e ad analizzarne le sonorità è facile pensare che i 5 ragazzi del Massachussets vogliano tentare la fortuna seguendo quella direzione. Tanta grinta, rabbia, e una voglia di farsi sentire che ricorda quei già citati Limp Bizkit sorti solo due anni prima, e che permette loro la pertecipazione a svariati e rinomati festival come l'Ozzfest o il trentennale di Woodstock.

Ma parliamo di Bleed The Sky, secondo album dei Reveille; di nuovo pregno di quelle sonorità che li trasportano sulla cresta dell'onda Nu Metal, questa seconda fatica della band è un perfetto esempio di quei due generi che stanno alla base del Rapcore, mixati in modo perfetto, e non ha nulla da invidiare a quelle più fortunate band che hanno venduto milioni e milioni di dischi in quegli anni (i paragoni si sprecano..). Le chitarre pesantemente distorte di Greg Sullivan e Steve Miloszewski conferiscono all'album quell'atmosfera pregna di grinta tipica del Nu Metal dei primi 2000, ma riescono anche a dare quel tocco di Hardcore Punk vecchio stampo grazie a riff semplici ma aggressivi, accompagnati dall'eccellente vocalist Drew Simollardes, capace di alternare un grande rap vecchia scuola a una buona dose di scream e growl, che permette al duttile cantante statunitense di dare un contributo fondamentale al successo di questo album in termini Rapcore. Senza dimenticare Justin Wilson alle pelli e Carl Randolph al basso che si mescolano in questo minestrone in modo pressoché perfetto, è facile notare che ritmi a tratti frenetici, ritornelli orecchiabili e finali col botto da fare drizzare i peli del fondoschiena sono alcune delle maggiori caratteristiche che rendono questo album davvero degno dell'ascolto di tutti, specialmente di chi ama le sperimentazioni e la magica alchimia che sanno creare certi gruppi con le più svariate fusioni musicali.

I Reveille si sono sciolti nel 2003, mai più riuniti (salvo per un unico grande concerto nel 2008), ma probabilmente è un gruppo che avrebbe fatto bene al panorama Nu Metal, essendo forse l'unico a essersi distaccato subito da quella voglia di profitto, di guadagno, che ha influenzato la maggior parte della band rimaste per anni in quel circolo vizioso, e che ha finito per rovinarle (i paragoni si sprecano di nuovo...).

Consiglio l'ascolto, ho apprezzato il lavoro essendo un amante del genere, e credo sia stata una delle band migliori in questo campo, e se siete fan dei Limp Bizkit, questo vi farà aprire le orecchie al vero Rapcore, quello che non è finito con il buttarsi dalla finestra con un Results May Vary qualsiasi...

Voto: 8

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