Cold - 13 Ways To Bleed On Stage

Scritto da Dario Morra, il 09 Ottobre 2010

ImmagineCorreva l'anno 1996, quando 4 ragazzi di Jacksonville (Florida) decidono di mettere su un gruppo grunge. Niente di eclatante, dunque, essendo in pieno periodo d'oro per il genere. Passeranno solo un paio d'anni quando i Grundig, che nel frattempo avevano cambiato il nome in "Cold", verranno scoperti da Fred Durst dei Limp Bizkit, che, rimasto stupito da due semplici demo, aiuterà loro a pubblicare il loro primo album omonimo. Sonorità sporche, non troppo dure, a tratti strambe: grunge. Il mediocre successo acquisito con il primo album accompagnerà la band fino al secondo, considerato il migliore della band, che è anche l'album che andremo ad analizzare in questa recensione: 13 Ways To Bleed On Stage.

Questo secondo lavoro della band, che vide la luce nel tardo 2000, si fa riconoscere per la propria impronta più "alternative" e meno "grunge", senza però mai perdere lo spirito "sporco" del genere che li aveva consacrati. Ed è con questo che i Cold riescono a distinguersi dai gruppi Post-Grunge che, in quegli anni, spuntavano come funghi: niente growl, niente scream: solo -sebbene raramente- delle mezze-urla liberatorie così pure e reali che chiamarle solo "scream" sarebbe DAVVERO troppo poco e fuorviante. E' con questa premessa che inizia Just Got Wicked, prima traccia dell'album scandita dall'accattivante ritmo delle percussioni che introducono la canzone, e l'album, nel migliore dei modi. Tecniche singolari usate con stile, subentrano i versi enigmatici che si scompongono e auto-zittiscono per far spazio a dei malvagi bisbigli di pochi secondi, per poi ricomporsi, acquistare maggiore aggressività e terminare il lavoro. Segue She Said, che viene introdotta da un toccante intro al pianoforte che bruscamente viene interrotto dagli strumenti e di nuovo dalla voce, il tutto versato delicatamente in tinozze di cupidigia. E' incredibile notare come questa canzone mantenga la sua delicatezza anche irrigidendosi man mano che i secondi scorrono, uno dei brani migliori sicuramente. No One strizza l'occhio all'orecchiabilità generale e alla semplicità, ma senza esondare in toni eccessivamente patinati o trend, il che ha fatto di essa un discreto singolo. La traccia successiva, End Of The World, ripesca in parte la batteria accattivante della prima traccia, mantenendo uno schema semplice in tutto e per tutto, ma facendo risaltare i testi e la particolare voce di Scooter Ward che cade perfettamente sull'intera canzone. La quinta traccia è "Confession": il semplice ma sognante intro alla chitarra, che ritornerà in varie parti della canzone, introduce un pezzo non orecchiabile, ma particolarmente riflessivo e toccante, anche non essendo prettamente una ballata. Senza dubbio la canzone-chiave dell'album. La successiva It's All Good è simile alla traccia appena analizzata, sebbene si noti una modesta calma nel ritornello che, stranamente, combacia perfettamente con gli strumenti di sottofondo che si distorgono a vicenda. Se non sfocia nella durezza al ritornello, lo fa al bridge: ecco che Ward indurisce la presa, sminuendo l'apparente calma che si era creata nella sua voce, conclude, e lascia spazio agli strumenti che, sempre seguendo lo stesso schema predefinito del brano, man mano scompaiono via. Send In The Clowns è una canzone che si farà apprezzare già da subito da coloro che avranno già assorbito il funzionamento dei brani dei Cold: niente di eccessivamente rumoroso, chitarre ben dosate e un basso che si fa sentire praticamente sempre, soprattutto nel ritornello dove la voce non eccede mai. Arrivati al bridge, però, qualcosa succede: tutto si calma e un formicolio pervade l'ascoltatore, vengono distribuiti pochi secondi per respirare prima di scontrarsi con il cuore del bridge stesso, dove la voce sfocia in un ripetere insanamente il titolo della canzone. Qualcosa di nuovo verso la fine, dunque. Meglio tardi che mai, perchè l'album, ahimè, dal prossimo brano in poi inizia a perdere colpi. Same Drug ripesca le sonorità flebili già ascoltate, sebbene mantenendo una nuova falsariga di calma rispetto alle precedenti simili. Piacevole ma, purtroppo, di scarsa originalità. Anti-Love Song è un tentativo purtroppo poco riuscito di riportare in vita le vecchie sonorità grunge ed adattarle con i ritmi incalzanti e martellanti del moderno alternative metal, azzardato semplicemente cantando aggressivamente nel ritornello. Niente di eclatante, noiosa. Peccato per l'ottimo intro di basso. Arriva la strega con Witch: i malvagi trucchetti di chitarra rendono la canzone piuttosto piacevole, stessa cosa per la voce che si dilunga oscuramente per tutto il ritornello. Successivamente, Sierra Swan (voce femminile che numerose volte ha collaborato col gruppo, si suppone sia la "strega" della canzone) subentrerà con dei cori adatti all'atmosfera creatasi. Particolare. Sick Of Man e Outerspace chiudono il lavoro. Due canzoni completamente differenti: la prima raccoglie i toni calmi e cupi, la seconda si sbizzarrisce e decide di sfrenarsi già dall'inizio. Se nella prima la noia prenderà il sopravvento dopo un pò, la seconda è praticamente senza nè capo nè coda. Non sa di niente. Una cosa solamente accomuna i due pezzi: gli intro studiati e funzionanti quando fini a loro stessi, che però non sempre vanno d'accordo con il resto delle canzoni. Chicca finale: Bleed. Traccia nascosta, interamente unplugged con dei violini di sottofondo, con la partecipazione straordinaria di Aaron Lewis che fa da spalla egregiamente nel ritornello. Una canzone orecchiabile senza troppe pretese che, anche strizzando l'occhio alla leggera commercialità, rialza un pò le sorti del disco.

Un album cupo. A tratti triste, confortante, speranzoso, disperato, ma, sebbene non nella sua interezza, riuscito.
Circa la metà dei brani riesce ad aggrapparsi alla sufficienza.
Ed allora come fa ad essere riuscito?
Semplice: I Cold sanno come esternare cos'hanno dentro, con schemi non particolarmente intricati riescono a far recepire all'ascoltatore il messaggio. I Cold sanno far sognare, anzi, immaginare, in un modo quasi assurdo: niente luci abbaglianti, niente eccessi, nessun genere di lagna, solo la semplice PUREZZA delle idee messe su carta e alle quali successivamente viene data vita. Idee umane facili da recepire, ma difficili da trasmettere. E loro riescono a far arrivare tutto a destinazione anche con solo mezzo album.

Voto: 7

  1. Just Got Wicked [4:00]
  2. She Said [4:08]
  3. No One [3:17]
  4. End of the World [3:04]
  5. Confession [3:49]
  6. It's All Good [3:43]
  7. Send in the Clowns [4:13]
  8. Same Drug [3:43]
  9. Anti-Love Song [3:10]
  10. Witch [3:48]
  11. Sick of Man [4:04]
  12. Outerspace [3:37]
  13. Bleed (Hidden Track) [3:57]

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