Ill Nino - Revolution revolución

Scritto da Davide Dama, il 09 Ottobre 2010

ImmagineNon sto nemmeno a fare la solita introduzione sul nu metal, ne abbiamo parlato tante, troppe volte. La verità assoluta, in fondo, è che molti gruppi che hanno avuto la sfortuna di muovere i propri passi attorno all'inizio del nuovo millennio sono stati di fatto buttati in questo enorme contenitore che col tempo ha assunto un tono dispregiativo a causa della noia suscitata da buona parte di quella sonorità col passare del tempo. Alla lista dei gruppi penalizzati da questa circostanza vanno aggiunti gli Ill Nino, che nonostante lo stile estremamente personale ed elaborato, hanno avuto la rogna di debuttare pochi mesi dopo i Linkin Park.

Sono sei, fanno musica dura con tante chitarre distorte, ci sono elementi growl e rapcore. Nella mente dei discografici il passo dev'essere stato breve ad assimilarli al nascente movimento nu metal: peccato che la musica degli Ill Nino, seppure al loro debutto nel 2001 con Revolution revolucion fosse ancora troppo ruvida e da perfezionare, va molto oltre, inglobando non di rado elementi dalla musica etnica, dalla musica latina, in onore alle loro origini.

E la cosa non tarda a farsi notare, di sicuro: il loro album d'esordio si apre con God save us, che nelle sonorità durissime del growl e dei riff di basso potrebbe ricordare i Korn, almeno fino a quando la voce di Machado si addolcisce e segue una melodia di chitarra acustica che traghetta fino al violento finale. Effettivamente qualcosa di mai sentito, un esperimento molto ben riuscito diremmo, ed allora ecco che la formula si ripete per molte delle canzoni del disco: If you still hate me è probabilmente il prezzo più arrabbiato dell'album, con percussioni e riff di chitarra che ricordano i Maximum the Hormone, mentre Unreal e Nothin's clear potrebbero benissimo essere pezzi dei Deftones di Around the fur, se solo sapessero parlare spagnolo come gli Ill Nino. E sì, perchè altra caratteristica curiosa e gradita dei sei è la multietnicità dei testi, non solo quanto a contenuti (molti sono i riferimenti ai problemi personali e sociali delle classi disagiate) ma anche quanto a lingue usate. Revolution revolucion è un disco che si avvia molto bene, dunque, e che per fortuna conosce un picco di qualità alla quinta traccia, What comes around, di certo una delle tracce più complete del lavoro degli Ill Nino, un'ottima sintesi del loro stile fatto di dualismi nelle tonalità della voce (melodica e growl), di doppie percussioni e chitarre distorte dovunque ci si giri. Cala la qualità nei minuti successivi, ma l'impressione generale rimane ottima: Liar sembra a grandi tratti un pezzo dei System of a Down sotto acidi, in cui fanno anche capolino dei timidi scratch (l'elettronica non è certo uno dei punti di forza dei ragazzi, che in lineup ufficiale un turntabler manco ce l'hanno). Seguono l'esplosione di campanilismo Rumba e Predisposped, traccia di davvero poche pretese, non fosse per un bridge più che discreto. Delle canzoni che ci dividono dalla fine del disco, le più convincenti sono sicuramente I am loco e la tecnicissima Rip out your eyes, che contiene probabilmente il miglior disegno di batteria dell'intero lavoro. Meno graffianti sono invece No murder e Revolution/revolucion, la title track, che rallenta i BPM notevolmente, risultando una ballade piuttosto lenta, in preparazione dell'inaspettabile closing track With you: totale assenza di chitarre elettriche, di growl, di batteria pesante. Una canzone che avrebbe potuto benissimo essere registrata da Ricky Martin, non fosse per la verve di fondo che la accomuna coi diversissimi lavori del disco. Un finale a sorpresa.

Meno ambient dei Linkin Park e meno sfrontati dei Limp Bizkit, più genuini dei Korn e più ruvidi dei Deftones, gli Ill Nino debuttano sul mercato con un disco parecchio, ma davvero parecchio interessante e facilmente differenziabile dal resto della musica del periodo. Il difetto che va riconosciuto a Revolution revolucion è la monotonia che può insorgere dopo un paio di ascolti, ma di certo nulla toglie al fatto che lo stile dei sei ragazzi del New Jersey sia encomiabile, e da perfezionare. Una scomessa vinta, ma la posta è da alzare.

Voto 8

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