Jamiroquai - Synkronized

Scritto da Evilkittie, il 22 Settembre 2010

ImmaginePotremmo definire il signor Jason Gismondo Cheetham, meglio conosciuto come Jay Kay, braccio e mente eclettica e geniale dietro alla funk-machine dei Jamiroquai, come uno degli artisti più “costanti” in circolazione. Da 17 anni infatti, il frutto della sua creazione agita le platee dei suoi seguaci senza subire cambiamenti artistici di sorta, e senza nemmeno risentire dei, seppur inevitabili, segni del tempo. Un prodotto che ascoltato oggi come ieri e come forse domani, non appare mai invecchiato: i Jamiroquai propongono ad ogni appuntamento della loro discografia passata e recente, la stessa esplosione ormonale di acid jazz e modern funk, con la medesima inerzia, intensità ritmica ed emotiva degli acclamatissimi esordi. Modificando al più il dosaggio degli ingredienti, conservandone intatte le componenti. Una formula musicale la loro, da ormai due decenni sempre vincente all’interno del nutrito gruppo di sostenitori senza però sfondare il muro della popolarità mondiale, vuoi perchè la proposta comunque non è delle più accessibili a tutti, vuoi perchè non tutti gli album sono stati arricchiti da quei singoloni che hanno reso famosissimo il gruppo anche nell’ambiente di MTV: un po’ in contraddizione, i singoli più conosciuti del gruppo sono proprio appartenenti ai primissimi album, usciti fra la metà degli anni ’90 e il 2001, anno di rilascio del loro indiscusso capolavoro A Funk Odissey. Tutti dischi che hanno infiammato i dancefloor di mezzo mondo e forse anche qualcosa di più. Col passare degli anni, Jay Kay ha continuato a produrre lavori globalmente di successo e qualità, ma non così prolifici dal punto di vista della fama, puntando a conservare una sua “reputazione”, nell’ottica di mantenere un costante livello qualitativo e di successo commerciale all’interno della sua nicchia, di fatto oggi come allora molto estesa. Fatto che comunque ne ha determinato una popolarità “interrotta” all’interno delle generazioni più recenti (la generazione iPod per intenderci), dove spesso la parola “Jamiroquai” lascia un po’ indifferenti. Ciònonostante, Jay Kay ha perseverato nel riporre fiducia in quello che è sempre stato il Suo pubblico: in genere maturo ed aperto alle acide contaminazioni musicali fra più generi.

Synkronized è definibile come un disco di transizione, posto a metà fra il già citato capolavoro A Funk Odissey, e l’altrettanto fortunato Travelling Without Moving. Non è intermedio solo dal punto di vista temporale, ma lo è anche dal punto di vista strettamente musicale. Si tratta sostanzialmente di un viaggio in technicolor sospeso fra le ambientazioni della black music di Stevie Wonder, e il mondo della break-beat elettronica tipicamente europea, suono che ha contraddistinto anche i migliori lavori di realtà non troppo distanti dai Jamiroquai come i Groove Armada. Il filo conduttore fra questi due mondi separati non solo geograficamente da un oceano, è la componente funk e Jazz in chiave moderna che da sempre è il cuore pulsante del suono dei Jamiroquai. Giri di basso decisamente catchy e sensuali, accompagnati da una sezione ritmica mai eccessiva dal punto di vista della velocità e mai invadente, accompagnano il cantato unicamente versatile di Jay Kay, efficace sia nelle situazioni più concitate e travolgenti del disco – rari episodi qui rispetto alla media dei Jamiroquai – sia nei momenti più intimi e riflessivi.

L’opera è infatti una delle più “easy” nella discografia del gruppo: non presenta eccessi e mantiene un basso profilo per tutta la sua durata. Uno dei dischi più notturni e profondi dal punto di vista delle atmosfere mai prodotti dalla band. Basti citare a questo proposito la splendida gemma Butterfly, una semi-ballata dal ritmo volutamente swingato e stracolma di groove e classe cristallina, dove la già citata sensualità di Jay Kay aderisce con continuità sul letto di synth e note di piano, orchestrate dal cupo suono del basso elettronico che accompagna dolcemente il frontman lungo le strofe. Mood decisamente riflessivi anche in Falling, brano dal carattere più cantautoriale, ma a tratti ancor più posato, leggero, condito da splendide sezioni di fiati in sottofondo che rendono ancor più cotonata ed ovattata l’atmosfera già di per se’ silenziosa ed intima, senza mai risultare comunque soporifera. In Synchronized, sono comunque presenti a scanso di equivoci anche brani decisamente più shaker, che rappresentano l’altra metà del mondo dei Jamiroquai. L’opener del disco Canned Heat ad esempio, uno dei singoli più famosi della band, non si risparmia in quanto a tiro, decisamente impostato sul dancefloor, dove il compito delle drum machine è ridotto a svolgere qui un ruolo da comprimario, con una ritmica lineare ma trascinante, decisamente adatta al mondo della club culture. Il brano poggia su folli passaggi di chitarra funky ed una bassline decisamente accattivante, che nelle strofe trasporta l’ascoltatore in una dimensione parallela, conducendo al chorus decisamente e volutamente radio-friendly, più che adatto all'ambiente precedentemente citato.

Agli antipodi, la potentissima scheggia impazzita di Deeper Underground, presenta il lato più acid-jazz del gruppo, dove di nuovo un giro di basso/chitarra elettronici floor-killer lascia senza respiro le strofe lungo tutta la durata del brano, che affonda le sue radici non solo nel terreno del funk, ma anche nel più inesplorato e selvaggio mondo dell’electro, decisamente affine a realtà come i Daft Punk più che ai capostipiti della black music. Sonorità e mood comuni, seppur a toni più smorzati, anche ad altri due brani del disco, che seguono all’opener già citata, ovvero Planet Home e Capricorn Day, ed alla velocissima Where Do We Go From Here, dove ancora i fiati saxofonici in sottofondo, le note frenetiche di piano e il ritmo ossessivamente funky la fanno da padrone. E’ questa del resto la matrice musicale che il frontman impone ad ogni appuntamento dei Jamiroquai: impronta che si riscontra inevitabilmente anche in un'altra perla del disco, la trascinante Soul Education, dove incontriamo fusi nella maniera più completa ed omogenea tutti gli elementi fondamentali dei Jamiroquai proposti nelle migliori tracce di questo Synkronized.

In conclusione, il carattere "transitorio" di questo disco, il che non è sinonimo di incompletezza ma semmai di moderazione, conferisce a questo lavoro la qualità importantissima di essere uno dei più accessibili episodi dell'intera discografia dei Jamiroquai: il modo migliore per avvicinarsi a questa band, il luogo dove gli ingredienti principali della loro musica vengono miscelati fra loro senza gli eccessi e le pretese degli altri loro dischi.

Voto: 8

 

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