Iron Maiden - The Final Frontier

Scritto da Andrea Pulita, il 08 Settembre 2010

ImmagineAh i Maiden...poche storie, per milioni di fans in tutto il mondo loro, da più di 30 anni non sono solo uno dei più grandi gruppi heavy metal...loro SONO l'heavy metal.
Ma come da una parte ci sono fan tanto leali e devoti dall'altra, immancabili, i detrattori.
Chi li preferiva con Paul Di'Anno alla voce, chi con Dickinson ma solo fino a questo o quell'album, chi rimpiange il povero Blaze Bayley...accontentare tutti è praticamente impossibile...eppure gli Iron Maiden ci sono ancora, più vivi che mai, perchè?

Cerchiamo di trovare le risposte in questo nuovo album, il quindicesimo della carriera della Vergine di Ferro.
Appena inserito il dischetto nello stereo veniamo investiti da una lunga intro ritmica, Satellite 15 molto buona (forse un po' prolissa) che ci accompagnia all'esplosione del cantato con un Dickinson che urla la disperazione di un astronauta perso nello spazio. Chitarre eteree ed effetti vocali danno un tocco di psichedelia al tutto e poi ecco la batteria, martellante in un crescendo epico che improvvisamente si ferma...siamo esattamente a 4 minuti e 36 secondi dall'inizio ed eccola, la prima vera canzone The Final Frontier, la title track dallo squisito sapore hard rock, ottima melodia portante e un refrain tanto semplice quanto efficace. Si nota anche un netto miglioramento per quanto riguarda gli assoli rispetto a quelli un po' "spenti" del precedente A Matter of Life and Death.

Ecco poi la tanto famosa (ormai) El Dorado che fino a qualche settimana fa era liberamente scaricabile dal sito ufficiale dei Maiden. Un pezzo veloce, sorretto da una cavalcata del buon vecchio Harris e con strofe "parlate" e un ritornello non irresistibile, forse dovuto a un non proprio sapiente uso della voce da parte di Dickinson. Io adoro visceralmente Bruce Bruce ma non è più il 1985 e la sua voce nel ritornello appare un po' troppo sforzata e strozzata. Alla canzone comunque manca quel "qualcosa" che le permette di emergere, quel "qualcosa" che fa la differenza fra una canzone e una canzone degli Iron Maiden.
Un'intro che sembra uscita da Dance of Death ci presenta la terza traccia dell'album, la "favola oscura" Mother of Mercy con un Dickinson in grandissimo spolvero rispetto a quanto ascoltato su El Dorado: ottima interpretazione vocale, sentita, carica di emozioni e un ritornello da cantare tutti insieme ai concerti: possibile nuova hit.

Coming Home visto anche il suo titolo ha un'aria nostalgica e malinconica. La strofa acustica (molto bella) cresce fino a sfociare in un ritonello irresistibile che entra in testa già dopo il primo ascolto (ma perchè non hanno scelto questa come singolo invece di quella mezza delusione di El Dorado??? n.d.A). Tocco di classe un primo assolo che profuma di blues.
Arriviamo ora alla traccia più breve, The Alchemist. Veloce, tirata, riporta vagamente alla memoria Be Quick or Be Dead di Fear of the Dark. Rimane comunque un pezzo senza infamia e senza lode.
Vento, mare e un lungo arpeggio ci guidano fra le nebbie magiche di Isle of Avalon. La voce di Dickinson è quasi sussurrata. Interessante notare come da oramai alcuni album a questa parte (a partire da Brave New World) i Maiden abbiano abbandonato l'immediatezza di album come Powerslave o The Number of The Beast per regalarci canzoni più ragionate ed elaborate, come novelli cantastorie metallici.
Intanto la musica prosegue, le chitarre iniziano timidamente ad emettere alcuni vagiti di metal ma l'atmosfera esplode con il bridge in cui Dickinson ci chiede "Can I hear you, can you hear me?"
Sentiamo eccome Bruce e infatti ecco l'esplosione, un grande riff con un ottima strofa che ci porta subito a un intreccio strumentale di assoli, controtempi progressive e accelerazioni fino ad arrivare in un crescendo di "caos" strumentale. Un ottimo pezzo, non c'è che dire, a dimostrazioni che non solo i soliti Dream Theater sanno fare grandi canzoni progressive.
Starblind è un'altra ottima canzone made in Maiden ma oramai sa troppo di già sentito. Solito arpeggio iniziale, esplosione di chitarra, strofa e buon ritornello. Ma niente di più.
Entriamo ora nel trittico finale: tre canzoni che insieme fanno più di mezz'ora di musica.
The Talisman inizia con un semplice arpeggio di chitarra acustica e la voce del buon Bruce, mai così grave e profonda, ci introduce alla storia di uno sventurato equipaggio di una nave con fare da cantastorie medievale. Passano esattamente 2 minuti e 20 secondi ed eccoli...un riff veloce, batteria martellante, basso che cavalca a briglia sciolta e la voce che vola verso vette inesplorate: questi sono i cari vecchi Iron Maiden come li conoscevamo. Melodia S P E T T A C O L A R E del ritornello e pezzo da pogo violento ai concerti. Bentornati vecchi Maiden!

L'inizio di The Man Who Would Be King rallenta nuovamente i tempi regalandoci però anche un ottimo tappeto di tastiere molto d'atmosfera. Performance vocale ottima in un altro pezzo che riporta alla memoria certo progressive rock anni'70 (King Crimson su tutti) che si tramuta in una buona cavalcata maideniana.
Il gran finale è affidato a When the Wild Wind Blows. Qui mi sbottono: CAPOLAVORO! 11 minuti di classe e ottima musica. Una canzone che farà DEVASTI dal vivo con una linea melodica sorprendentemente "dolce" ed efficace! La Fear of the Dark del 2010! Non saprei proprio come descrivere tale canzone...forse è questo è la magia della grande musica: va ascoltata per essere davvero capita ed amata.

In conclusione un ottimo album, che rialza di molto le quotazioni di una band che sembrava essersi un po' smarrita ma che non ha mai tradito se stessa, rimanendo coerente in oltre 30 anni di carriera, non snaturando il proprio sound ma evolvendosi maturando un gusto unico per la musica. Con qualche riempitivo in meno e magari più ispirato sarebbe stato l'album del millennio.

Voto: 8,5

  1. Satellite 15...The Final Frontier (08:40)
  2. El Dorado (06:49)
  3. Mother of Mercy (05:20)
  4. Coming Home (05:52)
  5. The Alchemist (04:29)
  6. Isle of Avalon (09:06)
  7. Starblind (07:48)
  8. The Talisman (09:03)
  9. The Man Who Would Be King (08:28)
  10. When The Wild Wind Blows (10:59)

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