Mike ospite del podcast Member Guest di Phoenix

Scritto da Selene Rossi , il 23 Febbraio 2018

Mike è stato ospite del sesto episodio del podcast Member Guest, presentato da Dave. Svariate sono state le tematiche affrontate. Qui trovate un riassunto dettagliato della chiacchierata.

Introducendo l’amico e ospite, Dave fa gli onori di casa elencando le qualità e i numerosi premi ricevuti da Mike tra cui “il premio alla carriera insignitogli dalla Lord Phoenix Foundation come riconoscimento di eccellenza e amicizia”.

Mike: Non lo sapevo! È successo proprio ora. Questo è il genere di cose che ti hanno fatto sospendere da Wikipedia, Dave. 

Mike: Ogni due o tre giorni chiedevo a Rob e Brad “Avete notizie di Dave? È tornato?”

Dave: Mi ricordo di aver ricevuto una chiamata da Brad che diceva “dobbiamo sapere cosa vuoi fare, abbiamo dei problemi e dobbiamo capire in che direzione andare. PS ritorna”. Se la mia risposta fosse stata “okay torno ma suono solo nudo e con le crocs, va bene?” Brad sarebbe stato d’accordo. Questa storia del motivo di rottura è iniziata anni ed anni fa, scherzando con mia moglie.

Mark: Mi ricordo la storia dell’Ozzfest che lei racconta sempre, era in tour con te e disse “non penso di potercela fare” e tu “se le cose stanno così non penso di potercela fare neanche io”

Mike: C’erano i Black Sabbath e Marilyn Manson se non sbaglio. Avevano messo Crazy Town, Papa Roach e Linkin Park, era la prima volta che si suonava nu metal. I giornali metal pensavano fosse controverso e venne fuori che in realtà non piaceva il genere ma ci avevano preso solo per le ragazze. Il tour non era ancora iniziato ed eravamo già rovinati! Tutti i fans di Marilyn Manson e degli Slipknot vennero a fischiarci. Vennero a darci fastidio dal primo giorno, ma ci suonammo sopra. È stato difficile ottenere il rispetto dalle altre band, ci siamo dati davvero tanto da fare per convincerli.

Dave: La cosa divertente secondo me è che la gente guarda indietro ai tempi di Hybrid Theory e Meteora come a periodi fantastici in cui tutto era acclamato e ben ricevuto dalla critica. Se vai su un sito metal sono tipo “fanculo questi ragazzi, dopo meteora fanno schifo!” beh sul tuo stesso sito, durante HT e Meteora facevamo schifo lo stesso!

Mike: Adesso sono album leggendari ma in pratica abbiamo sempre fatto schifo. Ma, voglio dire, a me è sempre piaciuto quello che abbiamo fatto.

Dave: Anche a me, ma siamo sempre stati criticati, non è una cosa nuova. Abbiamo rilasciato OML e non è una novità che..

Mike: ..che qualcuno sia arrabbiato per qualcosa. Ci sono stati momenti in cui ho pensato “mi piacciono questi artisti e loro suonano a dei festival a cui noi non suoniamo”. Noi suoniamo a festival rock o metal, non perché è quello che vogliamo fare ma perché è lì che si è sempre inserita la nostra musica e io pensavo “vorrei potessimo suonare ad altri festival”. Poi sono andato ad uno di questi show e ho pensato “mi piace la loro musica ma sono sicuro che se passassi del tempo in tour con questi gruppi, che so, due mesi, li odierei tutti”.

Dave: Abbiamo entrambi appena festeggiato il compleanno, buon compleanno!

Mike: Guardare i Grammys in tv mi ricorda sempre che il mio compleanno si sta avvicinando. C’è un equivalente dei Grammys nel golf? Non sono un grande fan del golf, ne so davvero poco ma è divertente parlare con gli amici di Dave che sono davvero seri a riguardo, giocatori professionisti.

Dave: I Grammys sono una bella cosa nella musica, come fan è bello guardare i migliori artisti con stili differenti suonare tutti insieme. Detto questo, essendo parte dei Grammys ti rendi conto dietro c’è solo il business. Non ti dà la sensazione di aver davvero compiuto qualcosa. Se davvero volessi onorare un artista non lo faresti in televisione.

Mike: Ci sono premi che vengono assegnati sulla base di parametri precisi come il numero di copie vendute o quelli votati dai fan, ci sono numeri dietro, ma i Grammys non sono così. Se avessimo voluto vincere più Grammys avremmo cambiato managers e ci saremmo rivolti ad agenzie. È così che funziona. Credo, comunque, che il loro intento sia celebrare la musica.

Prendendo spunto dalle critiche suscitate dall’edizione di quest’anno dei Grammys, è stato affrontato il problema delle critiche online, che è diventata una lotta tutti contro tutti.

Mike: Io penso di saperla gestire abbastanza bene. La cosa bella è che, se gli rispondi “hey grazie per il consiglio!”, si spaventano tantissimo. Quando realizzano che non parlano a vuoto ma ad un essere umano allora si scusano, ti dicono che sei fantastico. Ho rilasciato nuova musica e annunciato due shows in Giappone e tutti i fans hanno iniziato a dire “devi assolutamente venire qui!”. Ho spiegato come siano diverse le dinamiche per uno show dei Linkin Park e uno show solo mio. Gliel’ho spiegato e ho visto che loro si sono attivati, hanno lanciato i propri hashtags con l’intenzione di dimostrare ai promoters e agli agenti che dovrei andare nelle loro città. Ho detto allora di andare su We Demand perché aggrega i numeri e li associa alle città. Tra la positività e impegno di migliaia di fans che hanno fatto tutto questo per me ed è stato bellissimo, ci sono quelle persone che continuano a gettare fango e una di queste mi ha detto “ok quindi è solo per i soldi?”. Voleva solo farmi sentire in colpa e ho pensato sai che faccio? Gli spiego perché quello che ha detto è ridicolo. Gli ho risposto semplicemente che, numero uno, è così che i promoters lavorano, se organizzano uno show per 5000 persone e se ne presentano 1000 ci perdo io, ci perdono loro e ci perdi tu come fan in quanto va a gravare sulla mia abilità di fare tour. Numero due ci sono dei costi che un tour comporta. Se guadagno mille dollari a serata e la produzione ne costa duemila, non posso esibirmi. Numero tre, non rompermi. Ed ha immediatamente cancellato il tweet.

Dave: A volte mi sembra che le persone vogliano trattare i musicisti come se fossero la chiesa. Non faccio i tour per te – è il mio lavoro, è quello che faccio.

Mike: Tutti i musicisti vogliono guadagnare i soldi che meritano, se nessuno lo fa gratuitamente è perché è un lavoro che permette di mantenere una famiglia, di avere una bella vita ma anche di migliorare la propria arte.

Dave: Non penso fosse una tua idea, ma sei stato la prima persona da cui ho sentito dire, anni fa, il concetto di “votare con il portafoglio”. Quando si parla di creatività, arte, musica, se ti piace qualcosa devi supportarla in qualche modo altrimenti quell’artista non sarà in grado di continuare a produrre, in questo senso voti con il tuo portafoglio. Abbiamo il miglior lavoro del mondo. Ma costa fare uno show, dobbiamo stare lontano dalle nostre famiglie e da tutto per mesi. Non sarebbe possibile farlo altrimenti.

Tornando a parlare del compleanno, Mike racconta

Mike: Non ho fatto granché per il mio compleanno. Ho passato del tempo in famiglia, mangiato buon cibo che ho postato sui miei social. Il regalo più bello è stato un visore VR per playstation, ci ho passato quattro ore, quando l’ho tolto mia moglie mi ha detto “sei stato con quel coso per parecchio tempo, bentornato”.

Dave: Per il mio compleanno ho giocato a golf con un paio di amici. Non so se ve l’ho raccontato, ma l’anno scorso per il compleanno di mia moglie siamo andati ad uno show di Marshmello a Las Vegas. Un amico lo conosceva quindi avevamo una specie di tavolo VIP. Era quasi mezzanotte, ero stanco e volevo andarmene. Mia moglie ballava con le amiche, io ero l’unico seduto sul divano. Un’oretta dopo ero ancora lì da solo con migliaia di persone attorno a me e mi sentivo a disagio perché non c’era nessuno con me. Era strano, avevo un po’ di ansia, non sapevo cosa fare, un quarantenne circondato da ventenni “che cazzo ci faccio qui”. Ho visto che un tipo si era avvicinato e aveva preso il whisky dal nostro tavolo, vado lì e gli do uno schiaffo sulla mano, come se avesse cinque anni. Ero in modalità papà e gli dico “Quello non è il tuo alcol!” lui mi dice “Si okay come vuoi”, io lo guardo negli occhi e gli dico “NO”, mi guarda e mi dice “ehm scusami” e lentamente mi ridà il whisky e lì mi rendo conto di quanto mi stessi comportando da maniaco, non sapevo se essere fiero di me o imbarazzato. Dopo neanche 15 minuti andiamo via e vado dal tipo e gli dico che poteva prendere quello che rimaneva nella bottiglia. Dalla faccia sembrava avesse vinto la lotteria. Di tutti i regali che ho fatto, quello è stato il più apprezzato.

Mike hai accennato prima al tuo bisogno costante di creare qualcosa. Pensi sia sempre stato così, è una cosa che ti viene naturale? Dal punto di vista della creatività, sei diverso dalla maggior parte delle persone che conosco e conosco un sacco di persone creative, il tuo lavoro invece è sempre esponenziale. Da un’idea ne vengono due, da due ne vengono quattro poi interrompi il flusso e dalla musica passi all’arte e segui lo stesso processo poi torni alla musica e quelle quattro idee diventano otto.

Mike: è come una cosa che si nutre da sola. A volte mi piacerebbe essere più libero, lasciare andare la mia creatività senza freni. C’è sempre un contrasto tra la parte destra e quella sinistra del cervello. La parte destra è quella più creativa, la sinistra quella più organizzata. La parte sinistra interviene sempre cercando di mantenere le cose in ordine quindi quando creo qualcosa penso sempre al prossimo passo o come migliorarla o collegarla a qualcosa che ho già fatto. Di solito quello che provo a fare è dare ordine a tutto in modo da essere efficiente. Adesso mi sto dedicando ad un progetto solista ma allo stesso tempo voglio fare qualcosa per la band e qualcosa per gli amici, per chi lavora nei nostri uffici, per la crew del nostro tour. Nella situazione in cui ci troviamo c’è molta incertezza, le persone vogliono sapere cosa accadrà e tutto ciò che possiamo fare è offrire supporto. Esprimermi in una canzone e dire “è così che mi sento” non aiuta solo me. Elaboro queste cose nel momento stesso in cui le creo, è parte dell’arte e del concetto.

Dave: Spiega come Post Traumatic rientra in questo discorso

Mike: Ho iniziato a scrivere canzoni circa sei mesi fa, in un certo senso stavo tenendo traccia di quello che provavo. Dopo la morte di Chester c’erano delle cose che avevamo paura di fare, ci siamo rivisti tutti insieme dopo due settimane e Dave ci ha chiesto “avete ascoltato la nostra musica?” e tutti abbiamo detto “no” e lui “io sì” e mi ha sconvolto, come hai fatto! Ci hai detto “non è stato così terribile. Ero davvero spaventato, poi l’ho fatto ed ora so di poterlo fare”. Ho parlato con altre persone che hanno perso qualcuno e, ad esempio, c’è chi ha paura di andare ad allenarsi perché è una cosa che faceva con quel qualcuno ed ora quando va in palestra è la prima cosa a cui pensa e lascia perdere. Io amo fare musica e dipingere e se non mi butto e lo faccio subito mi sale quest’ansia che è difficile da affrontare quindi preferisco buttarmi ed è quello che ho fatto, alla fine ho scritto delle canzoni, ne ho rilasciate tre e non c’è stata nessuna promozione o marketing, ho semplicemente rilasciato le canzoni. Non sarà sempre così, voglio tornare a come siamo e sono abituato ma per ora va bene che le cose siano fatte in maniera graduale.

Dave: Le canzoni di Post Traumatic esprimono bene cosa stai provando ma anche sto provando io. So di avertelo detto, ma ne sono stato immediatamente attratto. Per me sono molto speciali, hanno un posto speciale nella mia anima e nella persona che sono perché esprimono qualcosa che non posso esprimere da me. Molti fans o persone che hanno vissuto emozioni simili o una perdita simile, possono relazionarsi ad esse e per me questa è la forma più pura di espressione creativa. È speciale ed importante per chiunque abbia affrontato una perdita simile e, per chi non l’ha fatto, sono felice che non possano relazionarsi. Diciamo che il mio messaggio per quello che hai creato è: se riesci a capirlo conosci la situazione, se non lo fai..

Mike: ..spero tu non lo faccia mai!

Dave: ..spero tu non capisca mai cosa vuol dire!

Mike: Sono andato alla Warner un paio di volte per parlare e pianificare cosa fare. C’è chi come noi era più vicino all’epicentro che è stato colpito di più, gradualmente poi diminuisce l’effetto. Le persone dell’etichetta sono a metà strada, alcune sono con noi da 10-15 anni, altre dagli inizi. La cosa bella è che le domande che fanno sono le stesse che tutti hanno. C’è una zona non definita tra quel che creiamo e la nostra vita, ed è amplificata dai social media. Una delle cose positive dei social media è l’abilità di connettere le persone facilmente e lo sto sperimentando ogni volta che sono online. Se dico di sentirmi bene, in risposta ottengo da “bello, anche io!” a “era una brutta giornata ma sapere che stai bene mi fa stare meglio”.  Secondo me è davvero importante.

Dave: Chester era un amico fantastico e una grande parte delle nostre vite negli ultimi venti anni. C’è una cosa, nell’aver affrontato la perdita, che mi ha davvero colpito. Abbiamo avuto l’opportunità di affrontare tutto e di farlo in maniera positiva, ciò ha portato altre persone che soffrivano a farlo. Per me è stata un’opportunità di relazionarci in modo diverso, di vedere qualcosa di davvero difficile sfociare in qualcos’altro. Dobbiamo capire come andare avanti, capire a che punto sono le nostre vite, nelle nostre famiglie e nella famiglia come band. Dobbiamo capire che aspetto ha il domani.

Mike: Ho sentito opinioni di persone che non la pensano così, per cui l’opzione arrendersi esiste. Quello che hai appena detto, ovviamente io non abbandonerei mai. Alcune persone pensano che essere una rockstar voglia dire abbandonare le regole o c’è chi vuole essere ricco e famoso, io non ho mai aspirato a questo. Amo la nostra band e i nostri ragazzi, amo il nostro circolo di amici e le persone con cui lavoriamo, non è una cosa casuale, abbiamo altre priorità. Non lo so, comunque stavamo parlando di cosa fare e perché. Passo del tempo cercando di individuare il percorso da seguire ed è un work in progress. So che la gente vorrebbe avere una dichiarazione definitiva da noi: “faremo questo”. E potrei benissimo mentire ora e dire “ok ecco quello che accadrà”. Ma questa è una delle cose più difficili immaginabili, non sto cercando di fare false promesse.

Dave: Comunque, ho notato che in Post Traumatic, il tuo primo ospite nel video è un basso. Mi piace pensare che sia un segnale!

Mike: Ok Dave giuro che non lo è. Non è stato intenzionale ma mi fa ridere che tu sia riuscito a comparire nel mio video in qualche modo.

Dave: Mike sei venuto come ospite ma sappi che sei un membro. Puoi tornare quando vuoi. Hai un’ultima cosa da aggiungere?

Mike: Mi sono divertito e quando hai detto di voler fare un podcast sapevo che dovevo venire per alzare il livello e penso che ci siamo riusciti!

 

Potete ascoltare il podcast integrale qui

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...