Intervista con Spin: la natura dell'album e altri titoli confermati

Scritto da Shinobi, il 13 Aprile 2012

Spin.com ha postato un'intervista con Mike e Chester riguardo al nuovo album. Dall'intervista, siamo riusciti a ricavare altri tre titoli dal quinto album della band, la cui uscita sembra sempre più probabile per Giugno: Castle of Glasses, In My Remains e I'll Be Gone oltre a "Lost in the Echo" (già rivelata in precedenza da Rolling Stone) e l'ormai nota "Burn it Down".

Ecco dunque l'intervista, tradotta completamente per voi.

Gli ibridatori sudcaliforniani dell'hard rock, i Linkin Park, sono riusciti a confondere sia critici disadattati che fan leali con A Thousand Suns, anno 2010. L'ambizioso concept dell'album esplorava un Armageddon atomico su una musica che induceva paragoni con Radiohead e Pink Floyd, il che sembrava a dir poco un tantino fuori scala. Come abbiamo scoperto, quel disco è stato parte di un ciclo iniziato nel 2007, quando i sei si sono per la prima volta incontrati con Rick Rubin, che ha sovrinteso anche al quinto, ancora innominato LP, in uscita a giugno.

"La primissima domanda che Rick ci ha fatto quando ci ha incontrati è stata "Che tipo di disco volete fare?"" dice Chester Bennington, 36 anni, seduto ad un tavolo da osteria nello spazioso lounge degli studi di registrazione NRG nel North Hollywood. "La nostra risposta è stata "Beh, qualunque cosa che non suoni come quanto abbiamo già fatto, ma che sia un buon punto per ripartire". Lui fece tipo "Ottimo, perchè era l'unica risposta che avrei accettato". Questo ci convinse a lavorare con lui".

Dopo aver tirato fuori dal nulla un album di debutto best seller con Hybrid theory, anno 2000, guadagnandosi un Grammy e facedolo seguire dal musicalmente simile (anche quanto a successo) Meteora, anno 2003, i Linkin Park erano di fronte ad una scelta: cambiare a rischio di perdere tutto quanto, o continuare a fare la solita cosa, col potenziale rischio di diventare una caricatura di se stessi (posticipazione che sembrava irrilevante per l'intero movimento nu metal). Fortunatamente, hanno scelto la prima.

"La gente sarebbe sorpresa di scoprire quanto senso dell'umorismo usiamo con noi stessi" dice il rapper e produttore Mike Shinoda. "Ci sono cose che abbiamo fatto nella nostra carriera che ora non faremmo, ma che al tempo sembravano giuste. E' come aprire un armadio, trovare un vecchio paio di pantaloni a zampa d'elefante e dire "Mio dio, non posso credere sia andato a scuola con addosso questa roba". Senza perdere un attimo, Bennington si inserisce: "Al tempo però era lammer*a!".

Per la loro prossima pubblicazione, i Linkin Park stanno cambiando un'altra volta, ma non nel modo che ti aspetteresti da una band che ha recentemente spazzato ampiamente via le aspettative della gente. Stanno celebrando il successo dell'esperimento tornando ad imbracciare le loro forze, mixando quello che hanno imparato dal quel percorso musicale con ciò che sono già bravi a fare: chitarre pesanti, muri tessuti d'elettronica, testi emotivi che suonano allo stesso tempo personali ed in qualche modo universali.

"Con gli ultimi due album" dice Bennington, "se qualcuno se ne fosse uscito con una canzone che sapesse molto di Linkin Park avremmo detto tipo "Mh, cambiamo". Ora sappiamo di avere le capacità ed i mezzi di prendere quelle idee e farne quello che stiamo davvero cercando, piuttosto che buttarcisi dentro e semplicemente scoprire che suona nu metal. Ci è sempre sembrato molto rozzo, ma possiamo prenderne elementi e reinventarne la natura, renderli attuali".

Shinoda e Bennington hanno suonato cinque delle nuove canzoni per SPIN e di sicuro sono sembrate come un miglioramento ad una vecchia ricetta di famiglia (forse uno di quelli con cui daresti fastidio al resto della famiglia). Lost In The Echo ci ha mostrato un attacco di chitarra in staccato, tamburi tribali, tastiere cristalline ed alcuni scream brutali, pur intercalando vibrazioni contemporanee da basso e sconnessi effetti industrial. In My Remains è sia oscura che trionfale, studiata per un'arena alla fine di tutto.

La melanconica Castle Of Glass propone un ritmo da motore a vapore ed una montagna di suoni mentre Bennigton canta di essere nient'altro che una crepa nell'edificio che dà il titolo al pezzo, illustrando appartenenza ed inutilità allo stesso tempo. In I'll Be Gone, le sue note metalliche arrivano da un personaggio che è sia forzato che volontario nel lasciare la casa prima che il sole si alzi. Tra i glitch in bassa definizione e la batteria da terremoto fa la sua comparsa un cameo inaspettato: accordi da parte dell'arrangiatore degli Arcade Fire, Owen Pallett.

"E' incredibile" dice Bennington, appoggiandosi al muro dello studio. "Gli mandi le note e quasi immediatamente ti fa "Ti ho appena mandato la traccia. Cioè, cinque minuti fa. Fatta".

Ultimo ma non ultimo, infilano tra le altre il loro prossimo singolo, Burn It Down, un blocchetto bruciacchiato ma ben formato di pop contaminato da molte cose, guidato da una cassa in quarti e dalle pulsazioni di chitarre e synth irrimediabilmente fuse insieme. Shinoda ci consegna le sue rime con forza e finezza, mentre Bennigton si unisce cantando: "We're building it up to break it back down / We're building it up to burn it back down / We can't wait to burn it to the ground". Parlano di una relazione? Di musica? Di società?

"Appena cominciamo a toccare nei testi temi che possono smuoverti da tutte queste prospettive diverse, sappiamo di stare producendo qualcosa di speciale" dice Bennington. "E' quando le cose si fanno calde. Non è che ci sediamo e pensiamo "La gente non è a suo agio con l'economia. Scriviamolo". Siamo diventati un po' più poetici, un po' più colorati. Molte delle canzoni hanno a che fare con la gente (un minatore, un soldato che torna a casa, un bambino che trova il suo posto in famiglia)".

"Alcune di queste canzoni sono nate molto malinconiche" dice Shinoda. "Alcune suonavano davvero elettro, altre erano semplicemente folk. E' strano pensarci ora, ascoltando quello che è chiaramente un mix di tutte queste influenze. I nostri gusti si sono fatti sempre più variegati da quando abbiamo cominciato, se riesci anche solo ad immaginarlo". Subito si inserisce Bennigton: "Alla fine è quello su cui abbiamo basato la nostra carriera: avere un po' di tutto, per tutti quanti. E' stata la nostra piccola fontana di giovinezza".

Manca poco, veramente poco.

 

Per la traduzione si ringraziano Hack, Dario e Ariel.
Thanks to: LPLive.net
Fonte: spin.com

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