Chiacchierata con Brad a pochi giorni dal concerto in Colorado

Scritto da pink_lady, il 25 Febbraio 2011

L'intervista di Denver Westword si è tenuta il 24 febbraio, a pochi giorni dal prossimo concerto. Infatti i Linkin Park si esibiranno al Pepsi Center a Denver, in Colorado, il 26 febbraio.

I Linkin Park non hanno bisogno di presentazioni. Da Hybrid Theory al nuovo album A Thousand Suns, i Linkin Park hanno continuato a progredire e a crescere come band, dando ai loro impazienti fan qualcosa per cui guardare avanti ad ogni nuova pubblicazione. A pochi giorni dallo show della band, questo sabato 26 Febbraio al Pepsi Center, abbiamo rubato pochi minuti al chitarrista Brad Delson di recente, per una veloce chiacchierata riguardo al tour, all’impatto che ha avuto il nuovo album e a cosa avrebbe detto nel 1999 Brad Delson, se ne avesse avuto l’opportunità.

  • Dove sei ora?

Sono a New York. Abbiamo appena concluso alcuni spettacoli nella East Coast e ora aspettiamo il prossimo.

  • Ho letto che alcuni show si sarebbero dovuti annullare. Ora Chester sta bene?

È stato molto male, ma penso oggi stia meglio. È stato spesso esposto alle intemperie e, per questo motivo, ha dovuto annullare alcune date. Lui odia cancellare i concerti ed è raro che accada, ma fortunatamente siamo di nuovo in pista ora.

  • Come sta andando il tour e cos’è il Projekt Revolution?

Il tour sta andando a meraviglia! È un tour di grande impatto per promuovere ATS e siamo felici di averlo portato all’estero per la maggior parte dell’anno appena passato. Invece adesso è la prima volta che portiamo il tour nel nostro stato. Andare all’estero ci ha permesso di lavorare su ogni dettaglio ed essere pronti ad un tour “coast to coast”. Il Projekt Revolution è più di un festival, in stile “music show”, molto eclettico e con tante bands. Abbiamo appena annunciato un Projekt Revolution ad Helsinki a Giugno. Per gli eventi imminenti negli States abbiamo solo una band di apertura, e sono i Prodigy.

  • Cosa ci si aspetta da questo tour?

Alcune bands abbandonano le canzoni più vecchie, ma noi sentiamo che quando le persone vengono a vederci, vogliamo dar loro un’ampia scelta di tutto ciò che abbiamo “in catalogo”. Cercheremo di intrecciare il materiale vecchio con il nuovo, in un modo che ci rappresenta per come siamo attualmente, con modifiche nel trovare diverse intro o finali per le nostre canzoni. Inoltre, il contenuto video è una parte importante del nostro show, quindi è contestualizzato, parla di ciò che siamo nel 2011. Prima di tutto, vogliamo sperimentare il rock.

  • ATS ha un suono molto differente, definibile “astratto” confrontato con gli album precedenti. Quale obiettivo avevate in mente durante la produzione dell’album?

Non c’erano idee preconcette in questo disco. Vuole essere presentato come un album, non come un insieme di canzoni. Siamo sempre stati ispirati da dischi come quelli dei Pink Floyd o degli Who, che trasmettono il sentimento dell’album. Penso che ATS unisca tecnologia e umanità. È molto tecnologico in un senso, ma con canzoni come The messenger si percepisce naturale, puro.

  • Come pensi che l’album sia stato recepito dai fans?

Ultimamente, quando produci un disco, non puoi controllare come le persone reagiscono perché ciascuno ha la propria esperienza. È ciò che c’è di bello nell’arte, comunque, che è un’unione tra le persone che la fanno e le persone che ne godono. Ciò che possiamo controllare è la qualità del lavoro. Abbiamo impegnato due anni nella realizzazione dell’album, e ogni cosa che c’è dentro rappresenta qualcosa di ciascuno di noi sei. Sette se comprendiamo Rick Ruben. A questo punto, lo pubblichi e vedi cosa succede.

  • E come vanno le cose con Music For Relief?

Music For Relief è un’organizzazione che abbiamo aiutato a nascere dopo la tragedia dello Tzunami nel sud dell’Asia ed è rimasta attiva nell’offrire supporto e aiuto per altre catastrofi di dimensioni mondiali. Sono stati fortemente attivi e noi siamo molto soddisfatti, per il modo in cui è stato fronteggiato il disastro di Haiti come per quello dell’uragano Katrina.

  • Su un piano personale, cosa direbbe il Brad Delson del 2011 al Brad Delson del 1999 laureato all’Università della California?

Aspettati l’inaspettato e tieni duro per la tua strada. Quando ho finito il college, ero orientato su un ramo più tradizionale, come legge o economia. Suonavo come hobby e non avevo alcuna aspirazione professionale, ma quando ho visto dove si poteva arrivare, ho corso il rischio e ho seguito quella strada. Questo rischio è stato ricompensato e sono molto riconoscente e grato a tutti coloro che mi hanno aiutato.

Fonte: The Denver Westword Blogs

Commenti

Torna in cima alla pagina

Cerca nel sito...