Hybrid Theory: nel ricordo di musica ed emozioni

Scritto da Pink Lady, il 09 Novembre 2010


Dieci anni fa avevo undici anni: troppo piccola per poter avere un bagaglio musicale di spessore e capire cosa il panorama dell’epoca potesse offrire. Ero una fan di MTV e dei suoi video a rotazione durante la giornata: nel pc di casa non c’erano programmi per scaricare musica, ogni volta sentire una canzone che mi piaceva era una fortuna dovuta alla televisione o più raramente alla radio.

 

 

Ebbene, quando vidi per la prima volta il video di In the end me ne innamorai subito: era già il quarto e ultimo singolo estratto da Hybrid Theory, tuttavia venni a conoscenza dell’album proprio con queste note.

 

 

Il rap di Mike e il pop di Chester sono uniti in una melodia affascinante; la canzone inizia e termina con un pianoforte, che regala tante emozioni, in meno di quattro minuti. I singoli estratti prima di In the end fanno capire quanto sia ricco Hybrid Theory, del quale nel 2010 festeggiamo i 10 anni, con i risultati che conosciamo: 30 milioni di copie vendute complessivamente.

Con One step closer, primo singolo, i Linkin Park fanno “un passo più vicino” al successo: un pezzo aggressivo, pieno di grinta, soprattutto nella voce di Chester, che è protagonista di tutto il brano.

 

 

Ascoltando Crawling si sente la tristezza, la tenerezza, la semplicità; un brano lento, ma incisivo nel ritornello; con Papercut si entra in “paranoia”(ma una paranoia buona), soprattutto guardando il video e gli effetti speciali che lo caratterizzano: elementi soprannaturali, insetti, quadri animati.

 

 

Al di là dei singoli, si apprezzano i duetti di Mike e Chester in With you, Points of authority, By myself, A place for my head, Forgotten. Su quest’ultimo brano vorrei spendere alcune righe. Parte subito: è trascinante, è aggressivo; un botta e risposta veloce e incalzante... E poi? E poi un ritornello stile Chester: “In the memory you’ll find me eyes burning up, the darkness holding me tightly until the sun rises up”. Non smetti di sentirlo, non ti basta mai, vorresti che continuasse. E allora di nuovo duetto, di nuovo ritornello e stacco musicale. Uno dei miei preferiti, non c’è storia.

 

 

La bellissima Crawling, poi Runaway e infine Pushing me away sono brani principalmente cantati da Chester, la cui voce è messa pienamente in risalto; strofa e ritornello, sempre lui, sempre diretto, sempre dolce e malinconico. Mike interviene in poche parti, che servono a dare colore ai brani, in puro stile Linkin Park.

E che dire di Cure for the Itch? Un pezzo che vi fa viaggiare con la mente, un insieme di suoni così ben mescolati da farvi pensare che sono troppo pochi 2:37 minuti! In tutto il cd si percepisce una voglia di continuare ad ascoltare, s’intuisce che sarà breve ma intenso, che non ti lascerà respiro.

 

 

Per quanto concerne i testi, i Linkin Park trattano drammi della quotidianità, sensazioni e sentimenti che sicuramente abbiamo provato almeno una volta nella nostra vita e che loro sanno ritrarre con maestria. Cantare più volte le stesse parole, sottolineare concetti è tipico dei Linkin Park; ne abbiamo un esempio in questi versi che cito testualmente e che si ripetono più volte nelle rispettive canzoni: “I feel the light betray me” (Papercut), “I’m about to break” (One step closer), “You live what you learn” (Points of authority), “Open up my mind” (Runaway), “It doesn’t even matter” (In the end), “You try to take the best of me” (A place for my head), “The sacrifice of hiding in a lie” (Pushing me away).

Nella maggior parte dei casi il testo parla in prima persona, il cantante sta esprimendo veramente se stesso e quando è così, è facile immedesimarsi e sentire il testo come proprio. Questo è un punto di forza dei Linkin Park, che mettono in ogni pezzo un po’ della loro personalità.

 

 

Tutto l’album è ben riuscito, un mix di energia, quiete, aggressività; la famosa copertina che ritrae un soldato con ali di libellula simboleggia proprio questo accostamento particolare. Anche una bambina di undici anni come me riuscì ad apprezzarlo: organizzato perfettamente, dalla carica di Papercut per iniziare, alla tranquillità di Pushing me away per concludere. Testi facili da capire, melodie orecchiabili, ritmi coinvolgenti, un album da ascoltare senza interruzioni, come se fosse un viaggio di quaranta minuti scarsi alla ricerca di se stessi.

È importante ricordare l’album successivo, Reanimation, in cui tutte le dodici canzoni di HT sono rivisitate e alle quali viene dato un tocco di elettronica che non guasta mai. Se amate i pezzi tranquilli, P5hng Me A*wy e Krwlng, le corrispondenti di Pushing me away e Crawling, sono l’ideale. Se invece amate i Linkin Park come trascinatori, By_Myslf (alias By myself in HT) è a mio parere la migliore.


 

Tuttavia i pezzi di Hybrid Theory rimangono storici, al di là di remix vari. Per come è nato, per come è stato concepito, questo è un album in grande stile, il quale ha lanciato questi sei ragazzi californiani verso il successo semplicemente perché era diretto e con dei connotati ben delineati, che rimangono di estrema attualità anche dopo dieci anni dalla pubblicazione.

In conclusione: vi consiglio di comprarlo? SENZA OMBRA DI DUBBIO !!

Prendete delle buone cuffie o se non le avete, mettetevi in una stanza silenziosa davanti al vostro impianto stereo (sconsiglio il pc per ovvia scarsità del suono e perdita di bassi e altri particolari fondamentali); potreste stare sdraiati o con i testi davanti se vi piace capire subito cosa si dice nelle canzoni. E poi... e poi lasciatevi andare, se avete capito di che artisti stiamo parlando, Hybrid Theory non vi deluderà.

Martina

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