Darker Than Blood: la nostra recensione

Scritto da Mattia Schiavone, il 15 Aprile 2015

Dopo oltre un anno di attesa è stata pubblicata Darker Than Blood, seconda collaborazione tra Steve Aoki e i Linkin Park. Per l'occasione abbiamo scritto una recensione del brano. Buona lettura!

Esattamente un anno fa la fanbase dei Linkin Park attendeva con trepidazione il nuovo disco del gruppo, un ritorno ad un tipo di musica heavy, crudo e genuino. Il 2013 era stato uno dei punti più bassi della carriera del sestetto californiano e dopo l’anticipazione di Guilty All the Same, quasi tutti i fan guardavano avanti con alte aspettative e speranze. Dodici mesi dopo possiamo dire che i Linkin Park si trovano in un ottimo stato di forma: The Hunting Party è un disco che ha ampiamente ripagato le aspettative e i successivi tour mondiali sono stati di livello eccezionale. L'annuncio della pubblicazione di una nuova canzone in collaborazione con Steve Aoki per molti è stato un fulmine a ciel sereno, ma prima di parlare del pezzo in questione, è bene ricordare una cosa: la genesi del brano risale allo stesso periodo di pubblicazione di Recharged e A Light That Never Comes, quindi a quasi due anni fa. È bene ribadire ciò per prevenire cattivi pensieri o presagi che vedono nel prossimo album in studio dei Linkin Park un ulteriore cambio di direzione verso sonorità dance.

Passando all'oggetto della recensione, si può dire che la nuova collaborazione targata Aoki-Linkin Park non regala alcuna sorpresa: Darker than Blood è il classico singolo EDM del 2015, né più né meno. Se la precedente A Light That Never Comes si distingueva un minimo, avendo al suo interno anche parti rap tipiche del sestetto (pur su una base dance), il nuovo brano è pura dance con l’aggiunta delle voci filtrate di Mike e Chester. Il risultato finale è un pezzo pieno fino alla nausea di elementi già noti, piatto e noioso. Dopo la breve introduzione le voci dei frontmen si fondono cantando un testo se possibile ancora più banale di quello di A Light That Never Comes, sfociando successivamente in un drop che questa volta non ha elementi dubstep, ma rimane sugli standard della EDM più "commerciale". I successivi tre minuti sono quasi un copia-incolla di quanto sentito finora, con un’ultima strofa che si distingue solo per l'utilizzo della doppia voce da parte di Chester. Chiariamoci, il problema di questa canzone non è tanto il genere di appartenenza, quanto l’uso che si fa dell'elettronica: ci troviamo di fronte ad elementi che da qualche anno vengono ripetuti in sequenza, senza un minimo di spessore e innovazione musicale che sostengano il tutto.

Non c'è molto altro da dire: Darker than Blood è un singolo di Steve Aoki prodotto con la collaborazione di Mike e Chester e come tale piacerà ai fan della branca dell'EDM sviluppatasi negli ultimi anni, ma scontenterà la maggior parte della fanbase dei Linkin Park. E attenzione, non si parla solo dei nostalgici di Hybrid Theory e Meteora, ma anche delle persone che hanno apprezzato i dischi più sperimentali del sestetto. Per quest'ultimi, il nuovo brano può essere bellamente ignorato e cancellato dalla discografia del gruppo. Rimane lo spiacevole fatto che questa collaborazione sia stata più pubblicizzata dei singoli di The Hunting Party, i quali hanno avuto veramente poco spazio in quanto a promozione e altro. C’è solo da sperare che Darker than Blood non tolga posto a brani di tutt'altro spessore nelle prossime esibizioni della band. Sarebbe inaccettabile vedere dal vivo una canzone del genere senza che sia dato spazio alla maggior parte dei brani di The Hunting Party.

 

Cosa ne pensate di Darker than Blood? Siete d'accordo con la recensione? 

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